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Paolo Rosso,

Strategie di reclutamento e profili intellettuali dell’ufficialità locale angioina nell’Italia nord-occidentale (1259-1382)

Sono analizzati i percorsi di formazione culturale dell’ufficialità al servizio degli Angiò nell’Italia nord-occidentale e le loro connessioni con le funzioni richieste dai diversi incarichi. Il possesso di un’adeguata preparazione professionale favorì l’accesso agli uffici dei comparti politico-giudiziario e fiscale (vicario, capitano del Popolo, giudice, clavaro) del sistema di governo locale. Il profilo culturale di questi ufficiali angioini, che assunse differenti connotazioni nei centri urbani dell’area subalpina rispetto a quelli del Piemonte orientale e delle città lombarde ed emiliane, è caratterizzato in linea generale da una formazione nel diritto, come indicano i titoli che qualificano i percorsi di studio degli officiales e la natura delle loro biblioteche. Soprattutto i giudici al servizio dei vicari angioini realizzarono talvolta un’alta formazione giuridica nelle principali università italiane (Bologna, Padova, Napoli) e nelle scholae di diritto attive nei centri medio-padani (Reggio Emilia, Modena, Parma). Diversi clavari, ai quali erano chieste competenze contabili e di scrittura, erano appellati con il titolo di magister, che indicava una formazione intellettuale di alto livello, e provenivano dal mondo dei chierici.


Ufficiali angioini, vicario, capitano del Popolo, giudice, clavaro, università.


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1. Introduzione

01Nell’ambito degli studi dedicati ai processi di costituzione di una monarchia di respiro europeo da parte degli Angiò, è noto il ritardo con cui le ricerche hanno affrontato l’analisi del dominio angioino nell’Italia nord-occidentale e delle sue relazioni con i comuni padani. Il saggio La dominazione angioina in Piemonte di Gennaro Maria Monti, fondato sulle solide pezze d’appoggio dell’erudizione subalpina dei decenni a cavallo fra Otto e Novecento, costituisce ancora oggi, a distanza di quasi novant’anni, un fondamentale punto di avvio per la storia politico-istituzionale dell’esperienza angioina nell’Italia settentrionale1. Gli aspetti socio-economici e quelli relativi all’organizzazione del sistema dell’ufficialità adottato da Carlo I e dai suoi successori hanno soprattutto caratterizzato l’intenso rifiorire di studi sulla casata angioina avviati nell’ultimo ventennio del secolo scorso2, aperti anche all’Italia settentrionale, area oggetto del volume miscellaneo Gli Angiò nell’Italia nord-occidentale, pubblicato nel 2006 a cura di Rinaldo Comba, e di successivi contributi di taglia regionale e locale3. L’aggiornata valutazione dei tratti di novità espressi dal progetto di governo angioino ha portato, tra gli altri risultati, a un accurato inquadramento delle competenze del personale politico, delle forme assunte dal suo reclutamento e dalla sua circolazione nelle diverse fasi del dominio, arricchito da una preziosa redazione di liste di nomi dell’ufficialità sovralocale e locale dell’Italia nord-occidentale4.

02Questa prima messa a punto prosopografica costituisce la base imprescindibile da cui muovere approfondimenti sulla formazione culturale dell’ufficialità al servizio degli Angiò e sulle connessioni di questa con le funzioni richieste dai diversi incarichi. Le liste e le biografie di ufficiali potranno certamente essere arricchite da ulteriori ricerche condotte sulle realtà locali o sui territori strettamente a contatto con l’esperienza angioina in area padana5 e dal procedere dell’ampia schedatura dell’ufficialità dell’espace angevin in corso6. Nella ricostruzione dei lineamenti culturali del personale politico – quando la frammentarietà delle fonti l’ha reso possibile – ho rivolto l’attenzione soprattutto al reperimento di notizie su percorsi di formazione intellettuale formalizzati, comprovati dal possesso di titoli accademici o da altre qualifiche legate alla frequenza di centri di istruzione. Per alcuni componenti dell’ufficialità angioina possediamo inoltre dati sui loro fondi librari, informazioni preziose per delinearne con maggiore precisione il profilo intellettuale: la ricerca in questo campo è ancora destinata ad rimanere ampiamente lacunosa o costellata da fortunose trouvailles per l’assenza di sistematici scavi d’archivio volti a produrre una schedatura delle biblioteche dell’Italia settentrionale per i secoli bassomedievali7.

03Le evidenze sull’iter studiorum degli ufficiali emerse dall’indagine sono state considerate all’interno di una complessiva valutazione delle strategie poste alla base del reclutamento alle diverse cariche. In particolare è stata osservata l’incidenza assunta dalla formazione intellettuale nei criteri di selezione e nelle carriere intraprese dal personale destinato ai comparti politico-giudiziario e fiscale del sistema di governo angioino, valutando la presenza di forme sistemiche, fondate su specifiche competenze. Gli esiti di questa ricerca – che la tenuta intermittente della dominazione degli Angiò nell’Italia nord-occidentale rende maggiormente complessa – saranno certamente da affiancare a più complete analisi del cursus honorum dell’ufficialità angioina: attraverso la lente dello studio della formazione intellettuale, è possibile infatti esaminare solo una delle dimensioni che costituiscono il variegato spazio della mobilità professionale e sociale. Per richiamare una coordinata della sociologia antropologica della seconda metà del secolo scorso, opportunamente ripresa da Sandro Carocci nell’introduzione a un recente volume dedicato alla mobilità sociale nel medioevo8, il capitale culturale – quello della scuola e del sapere latu sensu – permette una valutazione approssimativa e parziale delle possibilità di posizionamento e consolidamento sociale dell’individuo, e può essere validamente integrato con altri oggetti di analisi, quali, per restare sulle tipologie di capitale teorizzate da Pierre Bourdieu, il capitale economico, il capitale sociale (la rete di relazioni instaurate) e il capitale simbolico (l’insieme dei simboli di legittimazione, costituito da oggetti sociali specificamente connotati da un valore cognitivo noto e riconosciuto dai molti), dimensioni tutte convertibili una nell’altra9.

2. L’ufficialità locale angioina

04La crescente complessità degli apparati amministrativi e politici a carattere sovracittadino assunta dalla dominazione angioina nell’Italia nord-occidentale innescò una significativa circolazione di personale dotato non solo delle tradizionali capacità richieste ai collaboratori del signore in materia di controllo e disciplinamento delle componenti sociali a livello locale, ma anche competente nel diritto e nelle pratiche di scrittura. Il servizio prestato rendeva possibili interessanti ascese sociali e politiche, favorendo una forte mobilità di personale all’interno dell’“impero” angioino. Si misero in movimento milites provenzali diretti verso il Meridione d’Italia, al seguito di Carlo I, mentre tecnici del diritto, soprattutto originari dell’area lombarda, offrirono il loro servizio alla casata angioina, occupando cariche all’interno di una vasta area, estesa al Regno e alla Provenza. Dalla prima metà del Trecento ufficiali regnicoli e provenzali si affacciarono nelle amministrazioni delle città e dei principali borghi della contea angioina di Piemonte. In questi flussi si inserirono anche ufficiali provenienti da località sino ad allora pressoché sconosciute alle aree di reclutamento podestarile, come Alba e Cuneo, andando a ricoprire importanti incarichi nel Regno, nel Lazio e in Provenza10.

05L’apparato amministrativo angioino prevedeva una serie di incarichi di taglia locale, rappresentati da vicari, castellani, giudici e da altri ufficiali, il cui reclutamento era il risultato, in primo luogo, di negoziazioni con i gruppi dirigenti cittadini. Tali uffici erano inquadrati e sottoposti al controllo politico sovralocale esercitato dal siniscalco, il luogotenente del principe che, generalmente reclutato tra gli ufficiali estranei alla regione cui era assegnato, si avvaleva di un piccolo consiglio di collaboratori, di nomina comitale, composto dal procuratore regio e dal giudice maggiore, entrambi generalmente di formazione giuridica elevata, talvolta, soprattutto il secondo, con alle spalle lunghe esperienze di docenza presso Studia universitari, principalmente in quello di Napoli. Il coordinamento degli aspetti finanziari era affidato al magister rationalis e al tesoriere generale (o erarius), scelti tra gli uomini di fiducia con sicure competenze tecniche nelle pratiche di scrittura, possedute soprattutto dai notai11.

06A partire dalle prime fasi dell’esperienza angioina nei territori dell’Italia settentrionale la selezione del personale per gli uffici di vicario – che, nelle località sottomesse, prese il posto dei podestà – e di giudice venne assunta dal principe, il quale doveva tuttavia tenere conto delle clausole fissate nelle dedizioni delle comunità, in cui potevano essere state concordate differenti modalità di designazione degli ufficiali. Questo portò a una composita fisionomia funzionariale nei diversi comuni soggetti a Carlo I: tra le maggiori civitates, Brescia lasciò la nomina vicariale totalmente alla volontà del sovrano, mentre Alessandria e Piacenza concordarono con la nuova dominazione il diritto di intervento del consiglio cittadino nell’esame e nella scelta del rettore tra gli otto nominativi – equamente divisi tra l’area piemontese e quella lombarda – proposti dal principe. Dinanzi a multiformi situazioni locali, in costante e fluida trasformazione, Carlo I e i suoi successori scelsero i loro principali collaboratori attingendo a diversi ambiti, rivolgendosi cioè alle consolidate classi dirigenti dei comuni controllati o alleati, alla grande nobiltà del Regno e all’aristocrazia funzionariale franco-provenzale e signorile dei domini piemontesi sottomessi alla casata angioina12. A differenza dei podestà della matura età comunale, che avevano nel comune l’unico interlocutore per la verifica del loro operato, i vicari si configuravano come officiales regii civitatis, quindi dipendenti, in primo luogo, dal sovrano13.

3. I vicari

07Il mutevole panorama della selezione dei vicari e della circolazione dell’alta ufficialità locale nei comuni dell’Italia settentrionale è stato tratteggiato, per l’età di Carlo I, da Paolo Grillo e, per il Trecento, da Riccardo Rao. Da queste puntuali ricerche è emerso come, nella prima dominazione angioina, le scelte dei rettori dei comuni minori si siano orientate prevalentemente su personaggi di origine locale, inclinazione da attribuire, almeno in parte, alla volontà di irrobustirne l’appoggio al nuovo governo. Per la reggenza dei maggiori centri subalpini Carlo I fece invece un ricorso più evidente alla cerchia di ufficiali franco-provenzali a lui legati, dalle spiccate caratteristiche militari. Si tratta in massima parte di personaggi che fondarono la propria carriera sul rapporto fiduciario e personale con il re, sulle entrature dei loro lignaggi e sulle esperienze nell’arte bellica, senza una documentata formazione tecnico-scientifica e professionale. Un’eccezione potrebbe essere rappresentata dal transalpino Odon Fontaine, vicario di Alba nel 1264, forse da identificare nell’omonimo iuris civilis professor che insegnò diritto civile nell’Università di Angers nel 124314.

08La natura della selezione del personale nell’intera area piemontese dominata dagli Angiò – che comprendeva vicari franco-provenzali o di estrazione locale – contribuì a mantenere, in linea generale, questo territorio in una condizione di marginalità rispetto ai maggiori circuiti podestarili del tempo15. Questo tuttavia non impedì, in qualche caso, di intercettare professionisti implicati, e in parte formatisi intellettualmente attraverso di essi, in processi di mobilità configurabili all’interno di «un système de second degré» rispetto al generale fenomeno dell’itineranza del personale politico nei secoli XIII-XIV, sistema strettamente connesso alla natura delle relazioni politiche dei diversi centri urbani16. A tale reti di relazioni può essere ricondotto l’albese Federico Zacarengo, giurista che, nella piena maturità professionale, ricoprì importanti incarichi per gli Angiò, tra cui, nel 1266, il vicariato di Savigliano17. Nel corso della sua formazione professionale, nel 1240 Zacarengo acquistò in Genova da Simone Tornello il Codex, il Digestum vetus, il Digestum novum, la seconda parte dell’Infortiatum, comunemente detta Tres partes (Dig. 35.2.82-38.17) e il Volumen, che comprendeva i Tres libri Codicis (C. X-XII), le Institutiones e l’Authenticum18: si tratta cioè del Corpus iuris civilis completo, ad eccezione della prima parte dell’Infortiatum e dell’ancora poco diffuso Liber feudorum. Tale corredo di libri riprende la tipologia di testi legali dei giudici del podestà fra Due e Trecento, integrati, diciassette anni più tardi, da un’altra tradizionale opera presente nelle biblioteche di questi professionisti, la Summa di Azzone, acquistata da Zacarengo, insieme a un manoscritto di diritto canonico (il Decretum Gratiani), a Genova da Lanfranco Usodimare19. Proprio negli anni cinquanta e nei primi anni sessanta il genovese Usodimare diede avvio alla sua attività di podestà, chiamato nel 1254 anche dalla stessa città di Alba, che, preoccupata del ruolo egemone che Asti stava costruendo nel Piemonte occidentale, si era impegnata nella tessitura di un reticolo di amichevoli relazioni commerciali e politiche con Genova20. Nel 1252 il dominus e iurisperitus Federico Zacarengo compare nel collegio dei cinque giudici che si espressero sulla sentenza emessa dagli arbitri in merito alla controversia tra il comune di Alba, l’abate del monastero di San Pietro di Breme e diversi cittadini albesi per beni in Pollenzo21. Accanto a una lunga pratica di iudex, partecipò attivamente alla vita politica della sua città negli anni dell’ingresso di Alba nell’orbita di controllo degli Angiò: nel 1260 fece parte del consiglio del comune di Alba, nominato nello strumento di ratifica della dedizione dello stesso a Carlo d’Angiò, e, sempre come consigliere, è ancora attestato nel 126122; nel febbraio 1260 fu tra i testes nella tregua tra il comune di Asti e Carlo d’Angiò, conclusa da Visdomino Visdomini, arcivescovo di Aix-en-Provence e nuncius et procurator et tenens locum in partibus Lombardie del conte Carlo23; nel 1270 compare infine come iurisperitus – qualifica che indicava una parziale formazione nel diritto – nei patti tra quest’ultimo e il vescovo di Asti, Corrado, per regolare questioni riguardanti Mondovì e il territorio adiacente24. Per altri vicari non conosciamo notizie sui loro studi che tuttavia possiamo talvolta supporre essere stati di buon livello, come indicano le importanti cariche giuridiche e diplomatiche affidate in Piemonte e in Provenza al cuneese Folco Arduino, vicario di Alba nel 1266, passato poi al prestigioso ufficio di giudice maggiore di Provenza almeno dal 126925.

09Una differente situazione si riscontra per le maggiori città di ambito lombardo, caratterizzata da una sostanziale continuità con la precedente tradizione comunale e dalla presenza largamente maggioritaria di rettori di origine urbana, solitamente scelti fra i maggiori “professionisti” dell’itineranza podestarile, dotati di grande esperienza26, i quali conoscevano a fondo il complesso dei dispositivi di funzionamento della dialettica municipale. Appare evidente la presenza di vicari e di podestà provenienti da città dell’Italia centro-settentrionale – quali Pistoia, Modena, Bologna, Brescia e Piacenza – con una collaudata pratica esportatrice di personale politico e vicine allo schieramento guelfo, sebbene non sempre soggette alla casata degli Angiò.

10L’ethos di estrazione signorile, comune a una parte di questi vicari, indica spiccate caratteristiche militari. Per i loro compiti di governo questi milites si avvalsero dell’operato di validi collaboratori, spesso importanti giuristi, come fece Tebaldo Brusati, componente di una rilevante famiglia magnatizia bresciana di parte guelfa e podestà angioino di Piacenza nel 1281, il quale, durante la podesteria in Bologna nel 1284, volle come assessore e giudice Alberto Gandino, tra i maggiori practici attivi nella seconda metà del Duecento e giudice professionista al servizio di diverse curie podestarili tra il 1281 e il 131027. Le capacità di governo di alcuni rettori angioini sembrano tuttavia sottendere una certa padronanza, sebbene non ricostruibile da evidenti percorsi di formazione intellettuale, di elementi della scientia del regimen civitatis, che trovavano espressione soprattutto nell’eloquenza e nelle competenze giuridiche. A questo gruppo appartenne il bolognese Comacio Galluzzi, vicario di Brescia nel 1280-1281, la cui lunga pratica di podestà al servizio di importanti comuni centro-settentrionali rende conto di capacità politico-diplomatiche di rilievo28.

11Nella definizione della formazione intellettuale dell’ufficialità angioina dobbiamo quindi valutare con cautela l’assenza di specifiche qualifiche attestanti percorsi scolastici, come indica anche la biografia del nobilis vir e miles piacentino Gregorio Visdomini, vicario di Brescia nel 1276-77. Il cardinale Visdomino Visdomini, padre di Gregorio, dispose nel suo testamento del luglio 1276 la restituzione al figlio di testi di diritto civile (il Corpus iuris civilis quasi completo; la Brocarda e la Summa di Azzone; l’Appartus super Codice di Guizardinus; il Libellus in iure civili di Roffredo di Benevento) e canonico (la Summa super titulis Decretalium di Enrico da Susa); a questi il cardinale aggiunse un volume, da poco approntato, di alcune non meglio identificate Cronicae, un libro de vita sanctorum e un librum parvum de Sentenciis abreviatis, cum alii libris29. Non sappiamo se questi testi costituirono delle reali letture praticate da Gregorio Visdomini o se invece furono, almeno in parte, semplicemente preziosi beni mobili: il suo lungo servizio al servizio di Carlo d’Angiò, nel segno della continuità con la provata fedeltà alla casata espressa dal padre Visdomino, sembra tuttavia indicare una netta inclinazione del piacentino per l’esercizio delle armi, praticato soprattutto nel corso delle operazioni di conquista e di consolidamento del regno al seguito dell’Angiò, fedeltà ricompensata da questi con il cingolum cavalleresco nel 126930. Un altro vicario piacentino, Guglielmo de Fontana, nominato rettore di Cherasco nel 1273, ebbe una formazione nel diritto presso l’Università di Bologna, documentata nel biennio 1268-1269, senza tuttavia che alcun titolo ne serbi il ricordo31. Il caso del cremonese Leonardo de Amatis ci permette di lasciare il campo delle ipotesi in absentia: scelto come vicario di Brescia nel 1279-128032, venne ammesso nel nobile collegio dei dottori giuristi di Cremona nel 1262, ricoprendo in seguito diverse podestarie in importanti città padane33. Un altro prestigioso percorso di studi giuridici è illustrato dalla biografia del doctor legum Brandelisio de Lambertinis, vicario di Alessandria nel 1271-127234. Appartenne a una importante famiglia bolognese che diede alcuni professori allo Studio cittadino: la vicinanza dei de Lambertinis con la casata angioina è rivelata anche dall’inserimento del fratello Galeotto nell’ufficialità del conte di Provenza, con la carica di vicario di Tortona, assunta nel 127235.

12Durante le dominazioni angioine trecentesche le forme assunte dal reclutamento degli officiales regii civitatis continuarono a dipendere dalle diverse fortune politiche della casata nell’Italia settentrionale. Tale connessione è particolarmente evidente nella prima fase del governo di Roberto d’Angiò, quando la selezione degli ufficiali locali seguì il solco segnato dal procedere delle sottomissioni dei centri padani, tradizionalmente esportatori di personale politico, come Milano, Asti e Pavia. Viceversa, l’uscita dei maggiori comuni settentrionali dalla soggezione angioina interruppe il flusso di officiales regii nell’area, obbligando diversi centri ad alternare la collaudata scelta di ufficiali tra le famiglie di intonazione guelfa dei comuni con Provenzali, Regnicoli o a rivolgersi ai maggiori comuni dell’Italia centrale36. La fisionomia del personale posto a capo delle città lombarde ed emiliane, con un’estensione ad Alessandria e Tortona, è caratterizzato in prevalenza dalla continuità con il circuito podestarile preangioino, di cui vennero intercettate le componenti guelfe, con limitate immissioni di ufficiali estranei alle realtà comunali37.

13Per l’amministrazione di Brescia, posta in un’area di forte instabilità politica, nel 1319 re Roberto inaugurò l’amministrazione della città appena assoggettata con la scelta di Giovanni di Acquabianca, noto giurista e familiare del re, già siniscalco nel 1300 e nel biennio 1327-132938 e docente di diritto civile nello Studio di Napoli nel 1316, quando ebbe anche l’incarico di giudice della Curia della Vicaria; fu inoltre consigliere e diplomatico di re Roberto, assumendo poi l’ufficio di magister rationalis della Magna Curia39. L’esperienza politico-diplomatica, la formazione giuridica e, probabilmente, le capacità militari non aiutarono l’attività di governo di questo ufficiale, che venne rimosso e allontanato dalla cittadinanza bresciana alla fine dello stesso anno 1319. Tra i successivi vicari angioini di Brescia, selezionati in prevalenza tra i professionisti di ambito podestarile, troviamo un dottore in diritto proveniente da Bologna, Bornio di Bonifacio dei Samaritani, vicario della città di Brescia nel 1321 e già podestà di Padova nel 131340.

14Una più consistente e documentata formazione nel campo del diritto emerge dalla prosopografia dei vicari angioini a capo delle città del Piemonte orientale. I loro percorsi professionali fanno intravedere i contorni di una circolazione di qualche vitalità tra i centri urbani subalpini, indice forse di un’inclinazione alla selezione di personale con un profilo che, oltre alla nobiltà dei natali e alla pratica militare, doveva comprendere anche solide conoscenze giuridiche. Il cremonese Negrisolo Ansoldi venne posto al vicariato di Tortona nel 1329, da cui passò, nel 1329-1330, a quello di Alessandria41. Conclusi gli studi universitari nel diritto civile, realizzati forse nello Studio di Padova, nel 1309 fu accolto nel collegio dei dottori giuristi di Cremona, esercitando in questa città l’avvocatura42. Dall’agosto 1320 all’aprile 1321 il legum doctor fu poi podestà in Padova: qui venne iscritto nella matricola del collegio dei dottori giuristi e, prima della podesteria, insegnò nel locale Studium generale43. Negli anni precedenti il vicariato tortonese, Ansoldi fu capitano del Popolo a Firenze e a Perugia, rispettivamente nel 1323 e 1324, e podestà e capitano del Popolo a Reggio nel 132644. A Tortona seguirono altri vicari con formazione giuridica. Francesco Trotti, reclutato in seno a un’importante famiglia di Alessandia con una certa vocazione agli studi del diritto e ampiamente inserita nel flusso dell’ufficialità angioina, ebbe il vicariato tortonese nel 1336. Nella documentazione relativa alla sua podesteria di Piacenza, nel 1325, è appellato come nobilis e iurisconsultus45. Nel 1331 l’ufficio di vicario di Tortona venne assegnato a un doctor legum, probabilmente di formazione universitaria padovana, cioè Bertolino da Cornazzano, di Parma, che, nel 1329, ricoprì il medesimo ufficio in Asti e, nel 1341, in Chieri, dove era già stato capitano del Popolo nel 133346. Qualificato come doctor legum in civitate Padue nel 1290 venne incaricato a Vercelli di una questione dal giudice e console di giustizia Pietro Testa; nella città padana ricoprì successivamente lui stesso la carica di console di giustizia47. Ambasciatore del comune della sua città, Parma, nel 131148, restano alcune tracce della sua attività consiliare in Padova, svolta in collaborazione con altri importanti giuristi e docenti quali Angelo degli Ubaldi, Francesco de Ramponibus, Pietro d’Ancarano, Baldo degli Ubaldi, Iacopo d’Arena e il modenese Niccolò de Matarellis, quest’ultimo, quasi certamente come lo stesso Cornazzano, a lungo professore nello Studio padovano e anch’egli presente, nei primi anni del Trecento, in Vercelli49. Il soggiorno in questa città padana di due giuristi di alto profilo e, almeno nel caso di Niccolò de Matarellis, all’apice della carriera di insegnamento, induce a considerare l’ipotesi di una loro attività non solo nel campo della giudicatura, ma anche nell’area della docenza presso la facoltà di diritto dello Studium generale di Vercelli50. Sempre a Vercelli, tra i pochissimi nominativi di vicari angioini noti, troviamo quello del nobile cremonese Maffeo de Summo, documentato alla carica nel 1314: due anni prima, come iurisperitus, fu teste nella sua città alle ultime volontà del milanese Guido della Torre51. Ancora un giurista cremonese, Tolomeo di Nicolò Cortesi, venne scelto come vicario di Pavia nel 131252: non è noto lo Studio in cui conseguì il titolo di doctor legum, documentato nel corso dei suoi incarichi podestarili in Perugia (1308), in Asti (1309-1310), in Padova (1310-1311), e nella magistratura comunale assunta a Cremona nel 131353. La luogotenenza della vicaria regia di Pavia venne assegnata, nel 1313, ad Alberto de Codio, iurisperitus pavese54.

15Genova, sottomessa al dominio di re Roberto e del papa nel 1318, rappresenta un interessante caso di selezione del personale politico piuttosto difforme, anche sul piano della formazione intellettuale, rispetto alla tendenza caratterizzante le maggiori città subalpine e di area lombarda. La rilevanza economica e militare della città ligure spiega gli interventi disposti da re Roberto sull’impianto istituzionale del sistema comunale, condotti sul crinale del mantenimento di alcune rappresentanze locali, quali gli abati del Popolo, e dell’inserimento di ufficiali forestieri atti al controllo delle assemblee consiliari. Le esigenze di consolidare i rapporti con la cittadinanza e di governare al meglio gli sviluppi delle fasi delle operazioni belliche nell’area indusse il principe ad affidare le competenze propriamente militari a un ufficiale a queste dedicato, il capitano generale, lasciando l’amministrazione civile ai vicari, scelti perlopiù tra i principali collaboratori della corte napoletana o nell’area dei professionisti del coordinamento politico dei comuni centro-settentrionali55.

16La formazione intellettuale dei primi vicari della metropoli ligure è notevolissima. La soggezione di Genova si apre, nel 1318, con il vicariato di Bulgaro di Tolentino, poi vicario e capitano generale della stessa città nel 133556. Prima di questo incarico Bulgaro è attestato come legum doctor e ambasciatore di re Roberto presso il comune di Bologna nel 1312, quando chiese alla città l’invio di truppe a Roma in aiuto di Roberto57; nel 1315 la sua preparazione nel diritto civile trovò impiego nella docenza presso lo Studio di Napoli e, l’anno successivo, nei prestigiosi incarichi di iudex supremus Magnae Curiae Regni e di magister rationalis della Magna Curia58. Un cursus honorum pressoché identico a quello di Bulgaro di Tolentino caratterizza, nel 1319, il suo successore al vicariato genovese, Bonifacio de Fara, personaggio di rilievo della pars guelfa di Milano che acquisì la carica di vicario all’interno di un articolato percorso nell’ufficialità angioina. Attivo dal 1305 come iurisperitus, estese le sue competenze anche al diritto canonico, come indica la qualifica di utriusque iuris peritus, attestata negli anni 1315-1316, durante il suo incarico di giudice maggiore della contea di Piemonte; nell’ottobre 1316 Roberto d’Angiò trasferì de Fara, suo consiliarius, familiaris et fidelis, alla carica di juge mage della contea di Provenza e Forcalquier, assegnandogli anche, nel 1320, l’ufficio di magister rationalis della Magna Curia di Aix. A partire da questi anni inizia ad essere qualificato come dottore in diritto civile; nel 1326-1327 passò al vicariato di Firenze, per il duca di Calabria, riprendendo l’ufficio di maître rational della Magna Curia, tenuto per re Roberto, almeno dal 1331, e, per la regina Giovanna, negli anni 1341-134459.

17Negli anni venti troviamo nuovamente in Genova due vicari di grande esperienza e di formazione universitaria. Il legum professor e miles Jacques Bermundi, di Manosque, fu consigliere e familiare del re, incaricato come giudice in diverse località della contea di Provenza a partire dal 1311, a Puget-Théniers, poi giudice di palazzo a Marsiglia (1314), baile-juge ad Apt (1316) e avvocato e procuratore fiscale (1322-1324); nel 1327 venne scelto per il vicariato di Genova, da cui fu poi elevato all’ufficio di giudice maggiore di Provenza nel 1329-133060. Pochi mesi dopo il rientro in Provenza di Jacques Bermundi, l’ufficio di vicario e di capitano generale di Genova passò, nel 1328, all’anconetano Tarabotto de Tarabottis61. Una parte degli studi universitari di quest’ultimo vennero certamente realizzati in Bologna, dove nel 1301 è ricordato nei registri della locale università62 e nel 1304, già doctor legum e olim scolaris in Studio Bononie, prestò un suo codice del Digestum vetus a uno studente suus socius63. Nel 1305 fu podestà di Padova, qualificato come dottore in diritto civile; passò poi alle podesterie di Cingoli (1308), di Modena (1319 e 1324-1325), di Lucca (1323), e al vicariato di Bergamo, nel 132764. Durante il secondo incarico di podestà di Modena, la documentazione cittadina lo ricorda come dottore e legum professor, forse attivo nelle scholae di diritto dello Studium emiliano, non ancora colpito dalla crisi che, di lì a pochi anni, si sarebbe manifestata65. Le competenze professionali e l’accurata preparazione intellettuale rappresentarono certamente le principali qualità che Tarabotto de Tarabottis potè mettere in gioco nel suo esemplare passaggio di campo nello schieramento filoguelfo vicino alla causa angioina, muovendo da posizioni di acceso ghibellinismo espresse con vividezza nella sua partecipazione alla rivolta di una parte della Marca anconitana nel 1322, a causa della quale dovette lasciare la sua patria e intraprendere un lento avvicinamento alle opportunità di carriera rappresentate dall’ufficialità dei domini settentrionali di re Roberto66.

18Il profilo dell’ufficialità angioina locale assunse differenti connotazioni nei maggiori centri urbani dell’area subalpina, in cui ai vicari e ai capitani del Popolo reclutati nei comuni settentrionali si affiancò una rappresentanza di funzionari franco-provenzali, toscani e regnicoli. Tra gli ufficiali transalpini si distinguono giurisperiti con esperienze nell’amministrazione giudiziaria nelle località d’Oltralpe, le cui carriere di funzionari itineranti si snodarono in parte anche nei domini della contea di Piemonte. Guillaume Auger, vicario di Alba nel 130967, è forse da identificare – con molta cautela, considerando la presenza di diversi omonimi in area provenzale tra i secoli XIII e XIV – nel legum doctor che fece parte del collegio dei dottori in diritto civile dell’Università di Montpellier nel 1341, quando ebbe probabilmente anche incarichi didattici68. Il nobile e iurisperitus nizzardo Ugo Sardine, prima di assumere il vicario di Alba, nel 1332-1333, fu giudice in diverse località della Provenza, quali Aix (1326, 1342-1343), Avignone (1339-1340), Sisteron (1341-1342), e giudice di secondo appello a Marsiglia (1328)69. Il vicariato di Alba andò ancora, nel 1345, a un altro iurisperitus provenzale, il nobile Pierre de Crepellino, già giudice di primo appello a Marsiglia, nel 1339, e balivo-giudice in Valle Stura di Demonte, nel 1340-134170. Una analoga fisionomia intellettuale mostra il nizzardo Boniface Spine, vicario di Cherasco nel 1328: nobile e iurisperitus, entrò a far parte dell’ufficialità itinerante angioina in Piemonte, nella quale fu giudice delle cause civili di Cuneo nel 1323, per assumere successivamente, l’ufficio di capitano del Popolo di Cuneo, nel 1331, e, dal 1333, gli incarichi di giudice a Draguignan e in altre località provenzali, di giudice di palazzo a Marsiglia, nel 1335, e di baile-juge di Moustiers, concludendo la sua carriera come giudice di Arles, nel 135871.

19I casi esaminati manifestano la rilevanza assunta dalle competenze nel diritto all’interno del profilo intellettuale e professionale del candidato rettore delle località subalpine. Mi sono qui limitato a registrare i vicari con espliciti titoli indicanti formazioni scolastiche: oltre ai giudici provenzali ricordati, che erano la grande maggioranza, posso segnalare il monzese Martino de Magatellis, vicario e giudice della curia di Mondovì in data posteriore al 131772, appellato come iurisperitus nel calendario-necrologio della chiesa di Monza, nel quale, all’anno 1362, è rilevata una messa annuale pro anima del giurista73. Sporadicamente vennero anche reclutati vicari con formazione notarile, tutti di area subalpina: Bertramino Quarteria, di Busca, notaio della curia regia di Savigliano nel 1309 e tesoriere del comitatus angioino nel 1320, poi vicario di Mondovì nel 132374; Antonio di Oddino Tapparelli, di Savigliano, documentato come notaio pubblico in atti rogati a Savigliano nel 1337 e 1349, fu vicario di Chieri nel 1346-134775.

4. I capitani del Popolo

20I lineamenti intellettuali dei capitani del Popolo presentano più rare inclinazioni verso approfonditi percorsi di studio. Portavoce delle istanze popolari, questi ufficiali collaboravano strettamente con i rettori e gli anziani della societas populi. A differenza dei vicari – reclutati nel bacino di fidati funzionari provenzali e regnicoli, oltre che dal mondo delle città dell’Italia centro-settentrionale – i capitani erano in massima parte personaggi provenienti dalla realtà comunale, di cui conoscevano i complessi meccanismi della dialettica politica76. Il ricorso a milites originari di importanti famiglie, criterio di selezione che sembra essere il più praticato, è esemplarmente rappresentato dalla nomina del pistoiese Corrado di Montemagno a capitano del Popolo di Brescia nel 1273-1274, ufficio seguito alla carica podestarile di Piacenza, assegnatagli nel 1271, primo anno di soggezione della città a Carlo I77. I casi di capitani con buone competenze giuridiche attestate da titoli specifici sono limitati. Tra questi si distingue il licenziato in leggi Pietro Dalmacius, originario di Cuneo, che ebbe l’ufficio di capitano del Popolo di Mondovì nel 1330; tenne poi, per un ventennio, importanti giudicature in Provenza, salendo anche all’incarico di giudice maggiore di Piemonte (1342-1345) e di Provenza (1348)78. Anche il iurisperitus pavese Rolandino de Canepanova ricoprì alcuni incarichi come rettore cittadino – capitano del Popolo di Alba e di Asti, rispettivamente nel 1316 e 1317, e vicario di Cuneo nel 1318 –, per passare infine all’ufficio di giudice di Genova e di luogotenente del vicario della medesima città Riccardo Gambatesa, nel 132079. L’incarico di capitano del Popolo di Cuneo, tenuto nel 1331, si inserì anche nella carriera volta alla giudicatura del giurisperito provenzale Boniface Spine80.

21Una fisionomia non dissimile da quella del capitano del Popolo caratterizza l’abas populi, la magistratura più squisitamente popolare della città di Genova, con funzioni militari e di difesa del popolo armato, ma con competenze anche arbitrali in questioni giudiziarie riguardanti la pars populi81. Nella lista degli abati del Popoli nominati durante la soggezione della città ligure agli Angiò ho identificato un solo iurisperitus, Raimondo de Casali, in carica nel 133282. In almeno un caso rileviamo la nomina di un notaio, il cui profilo culturale sembra piuttosto articolato. Si tratta di Manfredo de Iacopo, membro di una famiglia originaria di Chiavari che si distinse nella pratica legale e nella carriera ecclesiastica. Trasferitosi a Genova, il notaio Manfredo assunse l’incarico di abate del Popolo nel 132183, venendo poi nominato cancelliere del comune almeno a partire dal 1325 e, nel 1331, ambasciatore della pars guelfa presso re Roberto84. Manfredo irrobustì l’inclinazione dei de Iacopo per gli studi giuridici, avviando alla frequenza degli insegnamenti di diritto dell’Università di Bologna il figlio Bartolomeo, il quale, tra il 1357 e i primi mesi del 1358, entrò in contatto con Francesco Petrarca, che gli indirizzò una lettera da Milano85. La carriera di Bartolomeo si snodò tra gli incarichi di ambasciatore della sua città presso il papato e il consolato a Caffa, nel 1364, per consolidarsi nell’amministrazione pontificia. In quest’ultima ricoprì l’ufficio di podestà di Viterbo (1367-1368) e di capitano di Todi (1371-1372); nel biennio 1377-1378 passò in Lombardia come consigliere dei Visconti e podestà di Pavia, partecipando attivamente alla vita universitaria cittadina ed entrando a far parte del locale collegio dei dottori giuristi. Dopo un soggiorno a Genova, dal 1387 riprese il servizio presso i signori di Milano, riallacciando i contatti con i circoli letterari viscontei, nei quali fu apprezzato per la sua cultura giuridica86. La vastità degli interessi culturali di questo professionista della politica, originario di una famiglia di ufficiali fedeli alla causa angioina, si squadernano dinanzi a noi scorrendo i titoli dei volumi della sua biblioteca – in cui confluirono forse anche volumi del padre Manfredo – noti dall’inventario post mortem dei beni di Bartolomeo de Iacopo, steso il 12 gennaio 1390. Il patrimonio librario è costituito da quasi cento volumi, alcuni dei quali di importanti autori classici quali Seneca morale e tragico, Tito Livio, Plauto, Quintiliano, Macrobio, Solino e Catullo, quest’ultimo autore ancora poco noto in quegli anni; l’evidente interesse di Bartolomeo per la storia, forse anche stimolato dai contatti con Petrarca, è bene rappresentato dal Breviarium di Floro, dalle Historiae adversus paganos di Orosio, dall’Historia scholastica di Pietro Comestore e dall’Historia ecclesiastica di Cassiodoro87. Altre presenze rilevanti sono le opere di Dante De monarchia e la Commedia, unico testo in volgare del corpus librario; non mancano inoltre i tradizionali testi per lo studio scolastico, come Donato, Servio e Prospero d’Aquitania, e opere e commenti di diritto canonico e civile88.

22Nell’analisi della formazione intellettuale e professionale dei vicari e dei podestà angioini dell’Italia nord-occidentale abbiamo incontrato non poche carriere che presero avvio dall’esercizio della giudicatura, con tuttavia delle particolarità nelle diverse fasi della presenza degli Angiò. Per limitarci al cursus honorum dei soli rettori cittadini con formazioni nel campo del diritto certificate da esplicite qualifiche, non troviamo esperienze come iudices precedenti alla carica vicariale durante la prima dominazione angioina, quando Carlo I ricorse, soprattutto per il governo dei principali centri subalpini, a fedeli ufficiali dalle marcate attitudini militari. Anche tra i rettori delle maggiori città di ambito lombardo, reclutati invece nel tradizionale circuito dell’itineranza podestarile, non mancano fitte attestazioni di milites privi di documentate formazioni intellettuali, carenze evidentemente supplite dalla collaborazione di preparati collaboratori. La più consistente presenza trecentesca di vicari angioini qualificati come iurisperiti, probabile indicazione di un più spiccato intervento in prima persona di questi ufficiali nelle pratiche di governo, trova un rispecchiamento nella sempre più frequente salita a tale ufficio di personaggi da alcuni anni nell’entourage vicariale con incarichi nella giudicatura, durante i quali acquisirono certamente esperienze nelle pratiche di reggenza del governo cittadino. Il grado di permeabilità tra i due incarichi è molto più evidente nell’area occidentale rispetto a quella lombardo-emiliana: sono indicative a questo proposito le carriere, già illustrate, del iurisperitus pavese Rolandino de Canepanova, capitano del Popolo di Alba e di Asti (1316, 1317) e vicario di Cuneo (1318); del iurisperitus Martino de Magatellis, di Monza, vicario di Mondovì (post 1317); del legum professor Jacques Bermundi, di Manosque, vicario di Genova (1327); dei iurisperiti nizzardi Boniface Spine e Ugo Sardine, rispettivamente vicari di Cherasco (1328), e di Alba (1332-1333); del iurisperitus provenzale Pierre de Crepellino, vicario di Alba (1345).

23Il profilo intellettuale dei capitani del Popolo, come abbiamo visto, è raramente quello di un giurista. Nella circolarità di incarichi che interessò il funzionariato nell’Italia settentrionale e in altre aree soggette agli Angiò, l’ufficio di capitano del Popolo sembra talora essere una semplice tappa nella carriera orientata in direzione dell’amministrazione della giustizia, come dimostra il caso del cuneese Pietro Dalmacius, capitano del Popolo di Mondovì nel 1330 e, successivamente, a lungo giudice di grande rilievo89. Il cursus honorum dell’alessandrino Corradino Pettenario pare invece indicare come la consuetudine con gli articolati meccanismi dell’amministrazione municipale derivata dall’esercizio di pratiche scrittorie potesse favorire la salita agli uffici di governo cittadino: scriba del siniscalco Hugues des Baux e notaio della curia di Savigliano nel 1318, Pettenario fu poi capitano del Popolo di Cherasco nel 133490.

5. I giudici

24Nell’ambito della familia vicariale si distinguono, per le competenze culturali e professionali loro richieste, i iudices. Appartenenti alla vasta galassia dei sapientes iuris – composta anche da doctores legum e iurisperiti – e accomunati da una formazione giuridica più o meno approfondita, a partire dall’XI secolo assunsero nelle realtà urbane una forte rilevanza sociale ed economica, occupando largamente i quadri del potere politico, e consolidarono un’unitaria e condivisa coscienza giuridico-amministrativa, imprescindibile nella pratica di un sistema giuridico fondato sullo ius commune. L’importanza raggiunta dai giuristi nella società urbana si evidenzia in ambito scolastico nella supremazia assunta dagli insegnamenti giuridici sulle altre discipline91. Oltre a una adeguata preparazione legale, questi tecnici del diritto disponevano di una pratica esperienza politico-amministrativa, talora molto articolata, messa a punto nei loro transiti tra le varie località al seguito dei podestà e dei vicari o nei loro interventi, in qualità di sapientes iuris, nelle risoluzioni di controversie. Sempre in veste di sapientes potevano inoltre essere chiamati ad insegnare negli Studia generalia, laddove esistenti, o a tenere libere lezioni di diritto, sostenute finanziariamente dai comuni, rivolte a coloro che chiedevano nozioni istituzionali92.

25La nomina del giudice spettava al vicario angioino: la loro circolazione era quindi strettamente dipendente dalla volontà del rettore cittadino, che poteva sceglierli tra i suoi collaboratori o all’interno della cerchia dei giuristi della località governata, oppure, ancora, rivolgersi a centri cittadini estranei alla dominazione angioina. La formazione intellettuale dei giudici si avvicinava a quella degli stessi rettori cittadini, di cui vennero talvolta chiamati alla supplenza: la forte osmosi tra gli uffici di iudex e quello di vicario che abbiamo riscontrato conferma ulteriormente questo tratto comune nella cultura dei due officiales. Le numerose carriere esclusivamente condotte nell’area della giudicatura e la maggiore incidenza di formalizzati percorsi di studio nel diritto riscontrabili nel gruppo di iudices al servizio dei vicari angioini sono elementi che inducono tuttavia a considerare l’esistenza di una generale e piuttosto marcata specializzazione professionale di questo incarico, non raramente assegnato a ufficiali con alti profili intellettuali, spesso di livello universitario93. Questo però non fu la norma: accanto a iudices esperti del diritto, infatti, la documentazione attesta un’ampia rappresentanza di giudici senza qualifiche comprovanti percorsi di studio nel diritto, assenza che non impedì loro di realizzare importanti carriere. Possiamo quindi ipotizzare l’esistenza di processi formativi non necessariamente certificati da titoli ma evidentemente di un buon livello, su cui non siamo in grado di gettare alcuna luce94. Le considerazioni che seguono sulla cultura giuridica dei iudices al servizio dei vicari angioini saranno pertanto necessariamente limitate ad una analisi del primo gruppo di professionisti.

26Nelle sue linee generali la selezione di questi ufficiali si mantenne nel solco delle forme di reclutamento comunale, con tuttavia un’evidente immissione, in particolare nell’area subalpina, di giudici provenienti dalle regioni del Regno e dalla Provenza95. Le scarse notizie di giuristi scelti come iudices dei maggiori comuni del Piemonte sud-occidentale nell’età di Carlo I riconducono ai principali centri cittadini padani e alla stessa area subalpina. Talvolta alla medesima persona venivano affidati più incarichi, restringendo così lo spazio di circolazione funzionariale: questa tendenza si riscontra anche nel corso del Trecento, quando ebbe luogo una più robusta immissione di giuristi transalpini. Il fiorentino Ugo Altoviti – iudex ordinarius del comune di Firenze, da cui fu esiliato nel 1260, dopo la battaglia di Montaperti – fu giudice di Mondovì nel 1266, rientrando poi nella città natale negli anni successivi96; non è qualificato nelle fonti con titoli di studio, tuttavia sappiamo che Giovanni di Ventura, copista originario di Pistoia, nel giugno 1271 si impegnò con Altoviti, allora console di giustizia in Genova, alla copia e glossatura, dietro corresponsione di trenta soldi di genovini, di un testo identificabile forse con il Libellus in iure civili, o Libellus de ordine iudiciorum, di Roffredo da Benevento, testo processuale di primaria importanza tra le letture dei giudici97. Sempre a Mondovì la giudicatura venne assegnata, nel 1262 e 1270, a un iurisperitus, Buonpietro Aleus, di Alba, che negli anni precedenti svolse la professione notarile; nel 1273 fu chiamato a far parte della curia maggiore di Napoli98.

27Il distretto di Cuneo rappresenta un interessante osservatorio sulla porosità tra l’area provenzale e quella subalpina, che ebbe riflessi nel profilo intellettuale dei giudici selezionati dai vicari. Già nelle primissime fasi della soggezione di Cuneo al conte Carlo vennero reclutati giudici di origine provenzale. Nel 1261 fu giudice il iurisperitus Folco de Canneto, originario di Grasse, in cui, nel 1255, esercitava le funzioni di giudice99. L’afflusso di esperti del diritto di alta formazione universitaria, in alcuni casi realizzata negli Studia generalia del Midi, si rileva nel corso del Trecento tra i giudici preposti alle località delle valli che collegano la Provenza con il Piemonte, come la Valle Stura. Già resa indipendente da Cuneo, suo borgo di riferimento, per volontà del conte Carlo, la valle restò all’interno della dominazione angioina, controllata da vicino da Carlo II e da Roberto, che ottennero la dedizione delle comunità locali. La sottomissione dell’intera valle al comitatus di Provenza e al governo del suo siniscalco ebbe come conseguenza l’immissione di una spiccata componente provenzale nei quadri dell’ufficialità locale, che riscontriamo anche nelle cariche civili100. Pierre de Marculpho, originario di una famiglia nobile di Digne, fu giudice della Valle Stura nel 1317 e nel 1340; ricoprì una fitta serie di incarichi come giudice in centri urbani della Provenza, a partire da Barcellonette, nel 1315, per passare, tra gli altri, ad Avignone e ad Apt, in cui fu anche baile-juge nel 1344101; attestato almeno dal 1333 come iuris civilis professor, ebbe incarichi di insegnamento nello Studio di Avignone, forse sede dei suoi studi universitari102. Alla giudicatura di Barcellonette e della Valle Stura fu assegnato, negli anni 1353-1355, il baccelliere in diritto civile Gautier de Ulmeto, miles di Hyères, poi baile-juge di Apt (1355), consigliere regio, avvocato e procuratore fiscale (1363-1370), infine maestro razionale dal 1368 al 1402, anno in cui è ricordato come legum doctor103. Un secondo provenzale, il baccelliere in diritto civile Jacques de Claperiis, di Toulon, fu giudice di Demonte e giudice-balivo della Valle Stura nel 1364, a conclusione di una carriera nella giudicatura avviata nel 1350 a Marsiglia, come giudice di primo appello, cui seguirono altri incarichi, tra cui la luogotenenza del giudice maggiore, nel 1358104.

28I primi decenni del XIV secolo segnano la sempre più frequente comparsa, in tutti i territori angioini dell’Italia nord-occidentale, di giudici con una completa preparazione universitaria. Il processo si innesta in una generale crescita delle presenze di doctores legum, evidente soprattutto nelle città dotate di centri universitari, nelle quali i dottori raggiunsero maggiori capacità di incidere a fondo nella vita politica e di irrobustire la loro definizione cetuale nella società urbana rispetto alle altre categorie di esperti del diritto105. I doctores affiancarono i giudici nella formulazione di consilia in cause di carattere sia privatistico, sia pubblicistico, in quanto titolari del diritto esclusivo di pronunciare il consilium sapientis, che liberava il campo da ogni dubbio e permetteva l’immediata pronuncia della sentenza106. Le località di origine dei legum doctores e legum professores al servizio dei vicari angioini qui identificati ricalcano la geografia del reclutamento delle familiae podestarili, nella quale erano compresi principalmente i maggiori comuni padani, esportatori di professionisti nel diritto107. Poiché qui interessa cogliere le intersezioni tra la formazione intellettuale degli officiales e i fenomeni di professionalizzazione del milieu funzionariale, è importante sottolineare la presenza di università o di antichi e prestigiosi centri di insegnamento del diritto nelle città da cui giunse il flusso più consistente di giudici con una elevata istruzione giuridica, i quali, almeno in parte, si formarono certamente presso le scholae locali per innestarsi poi lungo le rotte delle peregrinationes academicae volte agli Studia generalia, quando questi non erano presenti nelle loro località di origine. Dalla città universitaria di Bologna venne reclutato come giudice di Brescia il legum doctor Arimondo de Ramponibus per gli anni 1320-1321108; quando, nell’agosto 1324, Arimondo fu nominato giudice di Padova da Bernardino de Cassero di Treviso, stipulò un contratto per il trasporto da Bologna dei suoi libri legali, non specificati nel dettaglio ma stimati complessivamente duecento lire bolognesi, importo che rappresentava il valore medio del corredo di libri legali dei giudici del podestà nella prima metà del Trecento109. Il bolognese Milano de Manzolino, giudice di Alessandria nel 1338110, potrebbe essere il Milanzo Milanzi, o Milanzoli, che, con un certo successo, tenne una lettura di diritto nello Studio di Padova negli anni a cavallo del Due e del Trecento111.

29Gli Studia minori delle città mediopadane sono rappresentati dalle scholae di diritto di Reggio, nelle quali, possiamo immaginare, si svolse almeno una sezione della formazione del legum doctor Filippo de Albinea de Regio, giudice di Cremona nel 1314112. L’ufficialità impiegata per l’amministrazione angioina di Pavia registra un’ampia presenza del gruppo dirigente cittadino di orientamento guelfo nel governo del comune, delegato de facto in massima parte al consiglio dei dodici sapienti113. Nella selezione dei giudici locali il vicario poteva contare su un vivace tessuto di sapere giuridico piuttosto diffuso, attestato dalla presenza di tecnici del diritto attivi in diverse aree professionali e documentati, nel corso del XIII secolo, nel circuito multiforme di docenti e scholares che si spostavano tra le più importanti scholae giuridiche della Penisola, prima che, nel 1361, venisse fondato nella stessa Pavia viscontea uno Studium generale, il quale attrasse presto robusti flussi migratori di studenti da tutta Europa114. Durante i governi guelfo-angioini degli anni 1313-1314 furono selezionati due giudici locali con la qualifica di doctor. Benvenuto Campeggi, giudice nel 1313, compare nelle fonti pavesi come legum professor115. Gli studi di questo giudice si svolsero quasi certamente a Bologna, dove, già legum doctor, nel 1270 era impegnato nella stipula di due mutui116. Anche il secondo ufficiale pavese, Simone de Rapazetis, giudice di Pavia nel 1314, è ricordato come legum professor, spia della stretta contiguità di questi professionisti del diritto con l’area della docenza117.

30Un ulteriore centro di esportazione di giudici, oltre che di personale di governo, di buona preparazione giuridica, fu Cremona, sede di rilevanti scuole di diritto di livello superiore, sviluppatesi forse sulla scia della scuola vescovile, tenute da importanti docenti quali, per i decenni a cavaliere dei secoli XII-XIII, Giovanni Bassiano e Ugolino di Sesso. La risultanza dell’attività di questi centri di insegnamento del diritto, rivolti alla formazione del ceto dirigente cittadino, è la documentazione insolitamente fitta, tra la seconda metà del Duecento e la prima parte del secolo successivo, di giuristi di origine cremonese, diversi dei quali ebbero incarichi di docenza nello Studium generale di Bologna118. Il cremonese Alinerio de Alineriis, giudice della Asti angioina nel 1327-1328, venne ammesso nel collegio dei dottori giuristi della sua città nel 1325119: l’immatricolazione in questo organismo prevedeva lo studio del diritto civile o canonico presso uno Studium per almeno cinque anni120. Il concittadino Ugolino de Scovalochis, qualificato come legum professor, alternò gli incarichi nell’ufficialità angioina di potestas placitorum in Genova, nel 1328, e di giudice dei rettori del Popolo in Asti, nel 1331-1332121, al servizio nella familia del podestà di Vercelli Gasparino Grasso, di cui fu giudice nel 1337122. Inclinazioni culturali maggiormente articolate – probabilmente più frequenti di quanto la documentazione conservata attesti – emergono dalle produzioni letterarie di questi iudices. Una formazione non solo giuridica ma aperta anche agli studi retorico-grammaticali e alla storia – testimoniata già dai profili culturali di alcuni giudici e notai al servizio dei podestà nella prima metà del Duecento – dimostra di possedere il cremonese Gasapino de Antegnatis, giudice e assessore del concittadino Negrisolo Ansoldi, vicario di Alessandria nel 1329-1330, e del piacentino Giovanni Fulgosi, vicario di Asti nel 1331-1332123. Il giudice Gasapino stese alcune notae cronistiche al Pomerium Ravennatis Ecclesiae del cronista Riccobaldo da Ferrara, le quali rivelano la sua posizione filoguelfa, in sintonia con lo schieramento politico della sua città, evidente negli accenti negativi con cui illustrò la politica italiana degli imperatori Federico I e Enrico VII. Le chiose, non assimilabili a un vero e proprio prodotto storiografico, manifestano la conoscenza profonda di alcuni auctores della classicità latina, soprattutto di Livio e di Giovenale, e dei più tardi Paolo Orosio, Gregorio Magno, Paolo Diacono e Pietro Comestore, oltre che di diverse lettere di papi duecenteschi e di opere giuridiche di area cremonese124.

31Tra i della Torre – famiglia milanese ampiamente inserita nell’articolata organizzazione dell’ufficialità angioina – venne reclutato il iuris utriusque doctor Gabrio come giudice di Savigliano, nel 1318, e di Cuneo, nel 1319 e nel 1320 (ad maleficia deputatus)125. Ancora di una località prossima all’area lombardo-emiliana, da cui i collaudati flussi podestarili precedenti all’espansione angioina non conobbero grosso modo evidenti flessioni, era originario Franceschino Bombello, di Valenza Po, giudice di Chieri nel 1342126. In quegli anni Bombello non risulta ancora laureato, mentre è ricordato legum doctor nel giugno 1358, quando – insieme al padre Lancia e a Perazonus Arribaldi, già capitano del Popolo di Alba nel 1332 – si adoperò per consegnare Valenza a Galeazzo Visconti per la somma concordata di seimila fiorini d’oro127.

32Dall’Italia centrale e meridionale l’apporto di esperti del diritto con una formazione universitaria selezionati per l’ufficio di giudice sembra essere stato piuttosto limitato nel corso del XIV secolo. Dalle regioni centrali della Penisola giunse Matteo di Norcia, forse parente del iuris civilis professor Andrea di Norcia, giudice maggiore di Piemonte e Lombardia nel 1310128. Appellato come semplice iurisperitus nel 1321, quando fu giudice e vicario di San Ginesio, Matteo completò gli studi negli anni seguenti, come documenta la qualifica di legum doctor posseduta, nel 1332, durante l’incarico di iudex super callegis constituti pro tribunali in palacio maris sedentis in Genova: questa città venne retta da vicari e capitani generali di varia provenienza, elemento che spiega anche la presenza di diversi giudici oroginari delle regioni toscane, meridionali o transalpine accanto ai più consueti iudices padani129.

33Il gruppo piuttosto ristretto di doctores legum incaricati alle giudicature delle città dell’Italia nord-occidentale soggette agli Angiò venne integrato da un consistente numero di iudices con la qualifica di iurisperitus130. Il flusso di giudici di origine provenzale diretto verso le aree subalpine che abbiamo registrato nell’età di Carlo I non cessa nel corso del Trecento, interessando soprattutto gli incarichi assegnati in Valle Stura, area soggetta al comitatus di Provenza: è interessante qui rilevare, tra questi, la consistente presenza di giudici di buona formazione nel diritto. Il iurisperitus Hugues de Sancto-Paulo fu giudice della Valle Stura nel 1351-1352, poi giudice di Grasse nel 1361131. Albert Jusberti, originario di una famiglia nobile di Aix che espresse diversi giurisperiti, notai e canonici, aggiunse la carica di giudice della Valle Stura, nel 1362, a una trentennale carriera come giudice in Provenza, avviata con la giudicatura di Folcalquier, nel 1354-1355 e conclusa con quella di Grasse nel 1384; ricoprì anche, nel 1366-1367 e nel 1369, l’incarico di giudice di primo appello di Marsiglia132. Il posizionamento degli incarichi subalpini nel cursus honorum del nobile iurisperitus Pierre de Ilonse pare indicare un avvio di carriera proprio nelle terre del comitato di Piemonte: fu infatti iudex criminalium a Cuneo nel 1326, collaborando con il vicevicario provenzale Bernard de Puyloubier. Dopo gli incarici di giudice di secondo appello a Marsiglia (1352), di giudice di Arles (1353) e di baile-juge di Moustiers (1353-1355), Pierre de Ilonse venne nominato giudice della Valle Stura nel 1364133.

34Le località subalpine, allo stato attuale delle ricerche, non sembrano avere inserito iurisperiti nei canali di reclutamento dei giudici di respiro sovraregionale, offrendo invece diversi tecnici del diritto alle curie dei locali rettori angioini. Nella scelta dei giudici, i vicari di Cuneo ricorsero a famiglie eminenti del luogo con esperienza nella giudicatura e nella pratica del diritto. Tre giudici vennero reclutati fra i giurisperiti della domus Rodulforum: Giovanni, giudice di Cuneo nel 1307134, certamente da identificare nell’omonimo giudice attivo, a partire dal 1295, in numerose località provenzali, nelle quali ricoprì anche l’incarico di baile-juge di Moustiers nel 1316135; Oberto Rodolfo, giudice nel 1315 e nel 1343136; Ugo Rodolfo, iudex nel 1363, 1364 e 1377137. Il limitato raggio della circolazione di giurisperiti subalpini nella geografia della giudicatura angioina è confermato dalle carriere del monregalese Ogerio de Valle, giudice di nomina regia a Mondovì, nel 1309, e a Cuneo, nel 1312-1313138, e del chierese Papiniano de Pasquerio, giudice di Asti nel 1323 e di Chieri nel 1340139.

35I maggiori comuni dell’area lombarda confermano, nel corso del secolo XIV, il loro ruolo di bacino di esperti del diritto, formati, almeno in parte, nelle scholae cittadine: da questi serbatoi di giuristi i vicari regi attinsero ampiamente per la composizione della loro familia. Tra i giudici originari di Pavia e Cremona abbiamo già incontrato alcuni doctores legum: le due città padane alimentarono ampiamente i quadri dei giudici itineranti anche con l’immissione di iurisperiti. Un’interessante progressione di carriera avviata nel Piemonte meridionale e proseguita in Provenza fu quella del iurisperitus pavese Antonio della Croce, giudice di Savigliano, nel 1318, e di Genova, nel 1322-1324; dalla città ligure passò alla giudicatura di Grasse, nel 1328, e, in più occasioni, di Avignone e di altre importanti località, concludendo la sua carriera come giudice di Aix, nel 1347-1348140. Il concittadino Giovanni de Strata, dopo l’incarico di giudice del vescovo di Vercelli nel 1338, fu giudice in Alba nel 1345141. Galvano Brusamantica, giurisperito originario di una famiglia guelfa di Pavia, fu procuratore regio nel 1320, venendo nuovamente reclutato nell’ufficialità angioina, questa volta locale, nel 1326-1327, con la nomina a giudice di Tortona142. Ancora, il pavese Bastiano de Monteiocho, giudice e assessore del vicario di Asti nel 1332143, è quasi certamente da identificare con l’omonimo iurisperitus della diocesi pavese iudex Chablasii et castellano Sancti Mauricii nel 1352, poi a lungo attivo presso i Savoia144. Originario di Cremona fu invece Omobono Bozolo, iscritto nel collegio dei notai cittadini nel 1289, nominato giudice a Vercelli nel 1308 e, nel 1316, giudice del vicario angioino di Alba; restò ad operare nel distretto albese, in cui, qualificato come iurisperitus, nel 1322 fu giudice tocius terre del vescovo145. Un suo concittadino, il utriusque iuris peritus Nicolino de Germenasiis, ebbe nel 1329 l’incarico di giudice di Tortona e, l’anno seguente, di Genova146.

36I vicari angioini incaricati di reggere la città di Brescia scelsero tra i professionisti cittadini alcuni giurisperiti per la carica di giudice. Adion de Pregnachis fu giudice e assessore del vicario di Brescia nel 1320147; l’anno successivo gli subentrò il bresciano Giacomo de Advocatis, giudice e procuratore nomine fisci et camere regie, che, nel 1330, partecipò come iurisperitus tra gli ambasciatori, scelti dalla città, da inviare a Giovanni di Lussemburgo, re di Boemia148.

37Nella città di Alessandria il reclutamento di iurisperiti tra i giudici al servizio dei vicari angioini sembra essersi polarizzato intorno a due famiglie endogene di consolidata tradizione di studi nel diritto, cioè i Trotti – da cui provenne anche un vicario angioino, Francesco, di buona cultura giuridica –149 e i Gambarini150. Biagio Trotti fu giudice di Chieri nel 1339, attestato come iurisperitus nel 1342151. La stessa qualifica ebbe Manuele Trotti, giudice di Alba nel 1344; fu tra i giudici che assistettero il podestà di Alessandria Stefano Mantegazza nel 1349 e, dieci anni più tardi, tra gli undici doctores giuristi e pratici incaricati dal Consiglio generale di Alessandria di intervenire sugli statuti cittadini152. Gambarino Gambarini, giudice di Asti nel 1322, ebbe certamente una buona formazione giuridica – sebbene mai testimonata dalla qualifica di iurisperitus – come indica la sua partecipazione tra i quattro giudici scelti come esperti per apportare gli emendamenti agli statuti di Alessandria nel settembre 1315, durante la delicata fase del passaggio della città ai Visconti153. In questi statuti è ricordato anche Duilio Gambarini, che, nel 1297, aveva collaborato alla loro stesura154. Si tratta di un importante giurista la cui biografia definisce in modo esemplare la vastità delle relazioni che potevano essere instaurate da uomini di legge originari di una realtà, quella alessandrina, di cui è poco nota la cultura giuridica155. Il legum professor Duilio operò nel Regnum Siciliae nelle primissime fasi del governo di Carlo I, quando prese corpo una nuova idea di sovranità maggiormente armonizzabile, rispetto al precedente centralismo fredericiano, con la presenza di livelli intermedi di potere signorile, idea corroborata dall’antica tradizione di esercizio della iurisdictio feudale ben attecchita nella cultura giuridica angioina156. Gli è stata attribuita una Lectura sui Tres libri e la Margarita feudorum, un repertorio d’uso della glossa feudale volta a un pubblico che richiedeva compilazioni di tale impianto per un impiego pratico157. Il profilo di Gambarini che affiora dalla sua attività nella scienza del diritto lo apparenta nettamente alla “linea alternativa” bolognese – connotata da uno spiccato l’interesse per i Tres libri, i Libri feudorum, le quaestiones de facto e il diritto statutario – cui si rifacevano in genere i giuristi meridionali collaboratori del grande Svevo, che furono i primi in Europa a costruire uno stato burocratico e centralizzato e il primo “Codice” di tipo quasi “moderno”158.

38Il 13 marzo 1266 Gambarini è attestato a Vercelli insieme a Guido di Suzzara, anch’egli già professore presso lo Studio di Napoli, come testes nei patti tra il marchese di Monferrato Guglielmo e le città di Milano, Verona e Vercelli. I due doctores legum non sono qualificati come professori ma è certamente ipotizzabile una loro pratica di docenza nello Studium generale vercellese159. L’alessandrino tornò poi nella sua città, in cui si impegnò attivamente nella vita amministrativa: nell’aprile 1278 – insieme a Oberto Cane de Guaschis, Ruffino del Pozzo e Guglielmo Cermelli – venne eletto ambasciatore dalle istituzioni popolari di Alessandria per trattare la pace della città con il marchese di Monferrato Guglielmo VII160. Oberto Cane e Ruffino del Pozzo erano due ufficiali angioini, nominati vicari da Carlo I d’Angiò161: questa campitura angioina intorno a Duilio Gambarini avvicina questo doctor legum all’entourage di Carlo, e al medesimo ambito riconduce anche la sua produzione giuridica, sebbene manchino testimonianze sicure di un suo impiego nell’ufficialità dell’Angioino. Nel 1293 fu consigliere eletto in Alessandria162; prestò alla sua città d’origine la propria perizia giuridica nel 1297, collaborando alla stesura degli statuti cittadini. Un altro Gambarini, Luchino, fu giudice a Cherasco nel 1331 e ad Alba nel 1334, poi vicario a Savigliano nel 1342, quando è attestato come iurisperitus163. Del territorio alessandrino era originario Novello di Gavi, registrato nel 1320 tra gli ufficiali al seguito dei vicari regi in Genova con la qualifica di iurisperitus, svolgendo probabilmente anche la funzione di giudice164.

39Dalle città medio-padane venne reclutato il modenese Antonio Landi, giudice e assessore del vicario di Brescia nel 1321165. Landi non è mai registrato con titoli di studio ma indicazioni sulla sua formazione giuridica arrivano da un manoscritto a lui appartenuto, se è corretta la sua identificazione con l’Antonio de Landis di Modena che, nei primi anni del XIV secolo, possedette, e forse copiò lui stesso, un Digestum vetus con la glossa di Accursio attualmente conservato nel codice Hamilton 364 della Staatsbibliothek Preußischer Kulturbesitz di Berlino. Il manoscritto è di probabile fattura bolognese ma non è certamente da escludere che sia circolato nello Studio di Modena, in cui potrebbe avere realizzato i suoi studi Landi: a questo proposito è interessante rilevare, tra le diverse glosse dei giuristi apposte al testo, anche la presenza del concittadino Nycolaus Mutinensis, cioè Niccolò de Matarellis, docente di diritto civile attivo, tra gli altri Studia, anche in quello di Modena, dal 1272 al 1281166. Antonio de Landis fu in seguito giudice e assessore del podestà di Treviso Guibardo de Sabiona, nel 1325167.

40Dai comuni dell’Italia centrale, realtà da tempo saldamente innestate tra i nodi dei circuiti podestarili, non si registra un consistente flusso di iudices di cui sia possibile illustrare la preparazione nel diritto. Un giudice estremamente mobile in area subalpina fu Uffreduccio di Perugia, iudex in Alba nel 1305, in Cuneo negli anni 1306-1307, 1310-1311 e 1316, in Savigliano nel 1309168. Si tratta del dominus Uffreduccio di Boxius da Perugia che, nel 1270, acquistò a Bologna un Volumen cum apparatu domini Acursii per cinquanta lire bolognesi169: possiamo quindi aggiungere un ulteriore nominativo ai giudici che si formarono, con un parziale cursus studiorum, nell’Alma mater studiorum, la quale, nella prima metà del Trecento, continuava ad esercitare una grande attrazione sui vivaci flussi delle peregrinationes academicae.

6. I clavari

41L’altro importante collaboratore del vicario angioino era l’ufficiale preposto a raccogliere i redditi del re, appellato generalmente clavarius, termine che riprendeva quello comunemente impiegato nell’Italia nord-occidentale e nella Francia meridionale per indicare il responsabile incaricato di ricevere il denaro pubblico. La struttura dell’amministrazione finanziaria adottata nelle città soggette alla dominazione angioina dell’Italia settentrionale fu tendenzialmente uniforme, composta nell’età di Carlo I da officiales reclutati sia all’interno della stessa area gravitante sulla città di nomina, sia dalle regioni ultramontane170. Nel corso del Trecento i criteri impiegati nella selezione dei clavari, così come dei notai, ricalcano quelli adottati per i giudici. Dai dati a nostra disposizione per l’area lombardo-emiliana sembra possibile intuire, con tutta probabilità, la tenuta del sistema di reclutamento municipale, mentre nei comuni dell’area sud-occidentale del Piemonte, soggetti a una più marcata influenza del principe, la selezione di questi importanti ufficiali si orientò maggiormente verso forestieri171.

42Il profilo intellettuale dei clavari emerge con difficoltà dalla documentazione. L’incarico prevedeva certamente delle competenze contabili e di scrittura, rivelate in alcuni casi dal titolo di magister, che indica una formazione intellettuale di alto livello, sebbene non ne specifichi con precisione la natura172. Diversi clavari provenivano dal mondo dei clerici, come riscontriamo anche nel reclutamento degli alti funzionari angioini assegnati al comparto finanziario, cioè i magistri rationales e i tesorieri173. I percorsi formativi dei chierici nelle artes liberales prevedevano anche lo studio dell’aritmetica, utile per consolidare le conoscenze di computo richieste dalle operazioni necessarie alla vita umana e dal bisogno di padroneggiare il calendario, indispensabile per il corretto calcolo delle ricorrenze religiose e non solo. Le competenze nelle pratiche di scrittura messe a punto nella formazione intellettuale di una parte dei clerici sono palesate dallo stato, piuttosto frequente, di chierico di prima tonsura cui appartenevano i notai che operavano nel basso medioevo non solo per gli enti ecclesiastici, in particolare per le curie vescovili, ma anche per quelli laici174. L’appartenenza al mondo ecclesiastico e la qualifica di magister sono elementi che caratterizzano in modo prevalente gli ufficiali transalpini175. Nel 1271 il chierico Auberi de Chalons fu erarius presso Jean de Clary, vicario generale di Lombardia, e clavaro di Brescia nel secondo semestre 1272, salendo poi al prestigioso ufficio di procuratore del fisco regio176. Un cursus honorum simile realizzò il magister e chierico Bernard d’Aumale, nel 1272 tesoriere generale del vicario regio in partibus Lombardie Jacques de Cantelme, e, l’anno seguente, clavaro di Brescia177. Una rilevante formazione giuridica possedette Pierre de Moreriis, clavaro di Mondovì nel 1309 e, molti anni più tardi, incaricato della docenza di diritto civile nello Studio di Napoli178. Il titolo di magister appartenne inoltre a un ufficiale proveniente dal Regno, Franchino Ruffo, clavarius di Cuneo nel 1307179.

43Il reclutamento di chierici per incarichi finanziari è particolarmente documentato in Cremona, il cui comune, come fecero altre amministrazioni cittadine lombarde, si rivolse ai religiosi locali, privilegiando, tra questi, gli Umiliati. La probità del religioso, la sua estraneità alla vita e alle fazioni cittadine, la disposizione di capitali per realizzare anticipi di denaro o per fronteggiare eventuali disavanzi vincolando, nel caso, l’ordine di appartenenza, erano fattori che rendevano il frate Umiliato – così come i fratres di altri ordini, quali i Minori, i Crociferi e i Cistercensi – un candidato adatto all’ufficio di massaro, incaricato della Gabella Magna, che a Cremona veniva scelto, secondo la tradizione comunale, tra i cives180. L’ufficio dell’abbas populi per la gestione della Gabella magna venne istituito a Cremona, seguendo l’esempio di Genova, nel 1317, in un contesto di forti conflitti e sperimentazioni costituzionali; negli anni precedenti, la Gabella magna nominò dei religiosi come supervisori dei ponti sul Po a Desolo: nel 1300 e nel 1307 troviamo tra questi il frate umiliato Cabrino181, ministro del convento di Santa Caterina di Cremona, poi massarius comunis in Cremona nel 1314-1316182. Ignoriamo invece l’ordine cui appartenne il frater Iob che, negli anni 1315 e 1316, ebbe le cariche di tesoriere di re Roberto e di massaro per la curia183. Al mondo cistercense si indirizzò invece la comunità di Cherasco, nel Piemonte meridionale, che affiancò un massaro proveniente dall’abbazia di Staffarda, Guglielmo di Castelnuovo, al clavaro, forse per contenerne il ruolo o per collocare un esperto in pratiche contabili nella delicata attività di rendicontazione delle movimentazioni finanziarie dell’erario municipale184.

44Conosciamo alcuni casi di passaggio dal notariato attivo presso gli ufficiali locali alla carica di clavaro, già riscontrati per il vicariato185. I saperi professionali richiesti a questi tecnici della scrittura non sono documentati da specifici titoli, a differenza dei notai con competenze sovralocali, talvolta qualificati come magistri186. La vasta tipologia di incarichi cui il notarius poteva accedere indica tuttavia la qualità della sua formazione. Non mancano, ad esempio, dati che fanno supporre competenze in materia giuridica di una certa rilevanza, acquisite anche a distanza di tempo dall’avvio della professione notarile, come nel caso di Drochino de Diano, notaio del vicario di Cuneo Guglielmo de Ponticio nel 1323, solo diversi anni dopo documentato come iurisperitus187. L’elevazione dei notai all’ufficio di clavaro è spiegabile per le pratiche di scrittura richieste a quest’ultima carica, il cui titolare era tenuto a redigere accurati registri delle entrate ordinarie e straordinarie dei luoghi da lui amministrati188. Due esempi subalpini di notai-clavari giungono dal cursus honorum di Bressano di Ceva, notaio di Mondovì nel 1309 e, successivamente, clavaro di Alba nel 1316, e di Ansaldino Pettenario, notaio delle cause criminali di Asti nel 1337, nominato clavaro di Alba nel 1343189. Troviamo notai anche tra i massari cremonesi, come nel caso di Benadusio de Gurata, nel 1314 massarius comunis190.

45L’assunzione del doppio ufficio di clavaro e di notaio, talora uniti anche a quelli di giudice e di balivo, sembra caratterizzare in particolare gli officiales dell’entourage dei funzionari preposti alle castellanie della Valle Stura, le cui competenze erano invece marcatamente orientate verso incarichi militari. A questo proposito si possono ricordare Pierre Guiramandi, di Barcelonnette, clavario-notaio di Demonte nel 1340, poi clavaro di Barjols (1346) e di Moustiers (1369)191, e Jacques Columbi, anch’egli di Barcelonnette, clavario di Forcalquier (1352-1354), della Valle Stura e Demonte (1364-1367), di Sisteron (1367-1369), infine capitano della Valle Stura (1369)192. Il magister originario di Saint-Étienne (probabilmente Saint-Étienne-de-Tinée) Antoine Lothe, castellano della torre di Vinadio nel 1341 e nel 1343, rappresenta un interessante caso di ufficiale con una buona formazione culturale preposto al controllo dei castelli della Valle Stura. Non è certamente casuale che Lothe, nel 1356, sia stato scelto come clavaro della Valle Stura193.

7. Un primo bilancio

46La casistica qui presentata evidenzia come il possesso di un’adeguata preparazione professionale, principalmente di natura giuridica, abbia favorito l’accesso ai quadri dell’ufficialità locale angioina che operò nell’Italia nord-occidentale. Questo si manifesta particolarmente nel reclutamento dei giudici e dei clavari, uffici il cui carattere politico non sembra avere sovrastato il necessario corredo di competenze tecniche richieste al loro titolare194. La medesima professionalità non episodica richiesta ai podestà professionali inseriti negli assetti di potere urbani del Duecento195 divenne uno dei criteri di selezione dei vicari angioini – da cui ci si aspettava principalmente attitudini di coordinamento delle azioni degli ufficiali della sua familia196 – e, con maggiore frequenza, dei collaboratori del rettore cittadino.

47I titoli che qualificano percorsi di studio attestati nella biografia degli ufficiali angioini e la natura delle loro biblioteche definiscono principalmente formazioni nel diritto. La frequente assegnazione dell’ufficio di vicario a doctores legum, a pratici del diritto e a giudici dimostra la saldatura tra due ambiti di sapere giuridico orientato alla professione, quello della pratica di governo e quello della giudicatura, e definisce un chiaro nesso tra formazione scolastica di medio-alto livello ed esercizio di funzioni pubbliche, o, se vogliamo, tra cultura e potere. Resta in ombra, tranne alcune significative eccezioni come quella del cremonese Gasapino de Antegnatis, la qualità dei saperi retorici e storico-letterari che, insieme alla legalis sapientia, costituivano una base culturale piuttosto uniforme per coloro che, fra Due e Trecento, erano chiamati all’esercizio della parola di governo197.

48L’incidenza assunta da elementi professionalizzanti nei criteri di scelta del personale politico ebbe un’evidente ricaduta sulle dinamiche migratorie degli ufficiali. Dalle città universitarie, come Padova e Bologna, e dai centri in cui erano particolarmente sviluppati gli studi giuridici e scientifico-letterari, quali Cremona e Pavia, si innervarono correnti di personale di governo che alimentarono sia le richieste delle curie podestarili, sia quelle dei vicari a capo dei comuni soggetti agli Angiò198. La permeabilità tra Studium e funzione pubblica, già segnalata per i podestà dell’Italia comunale da Maire Vigueur199, si manifesta ulteriormente nella pratica della docenza universitaria di alcuni ufficiali angioini, talvolta indicata dal semplice titolo di professor, in altri casi da più articolate risultanze. Gli Studi interessati non furono solo i maggiori – come quelli di Napoli, Bologna e Padova – ma anche le scholae attive nei centri medio-padani (Reggio, Modena, Parma), con la probabile implicazione del piccolo Studium generale di Vercelli, come sembra indicare il soggiorno in quest’ultima città di Duilio Gambarini e di Guido di Suzzara200. Ad eccezione dell’Università di Bologna, in cui la didattica si mantenne vicina al tradizionale metodo della glossa, l’insegnamento del diritto impartito in questi centri universitari e nelle scholae di diritto fiorite, dalla metà del XII secolo, in altre località dell’Italia settentrionale e nel Midi, assunse un deciso orientamento al mondo della prassi, interessando soprattutto l’ambito processuale. Qui poterono acquisire un’adeguata formazione i doctores e i giurisperiti impiegati nelle attività di governo e nella giudicatura all’interno dello spazio angioino e nel mondo dei comuni201. Lo studio delle forme di selezione e della circolazione del personale politico nei secoli XIII-XIV potrà forse trovare interessanti letture se condotto anche da una prospettiva che valuti congiuntamente questi temi con la Wanderung dei maestri e degli studenti, considerando, ad esempio, gli effetti sulla trasmissione di modelli di governo e di amministrazione che potevano derivare dai duraturi contatti allacciati all’interno delle comunità universitarie, specie tra i maestri e gli studenti forestieri.

49Abbiamo riscontrato l’importazione di ufficiali forestieri provenienti da località con robuste tradizioni scolastiche in altre scarsamente dotate di centri di istruzione endogeni: restano da chiarire i contorni assunti dai flussi di ufficiali dotati di buona formazione giuridica in uscita dai centri urbani privi di un dinamico foyer universitario. È questo il caso di alcune località dell’area subalpina, tra le quali si distingue Alba, la piccola capitale del comitatus angioino che contribuì, con i suoi iurisperiti, a irrobustire le fila dell’ufficialità giudiziaria e del personale della Magna Curia202. Ulteriori analisi di tipo prosopografico ci permetteranno forse di determinare, almeno per alcuni casi, se la formazione intellettuale di questi tecnici del diritto ebbe luogo in scholae locali – la cui qualità della didattica potrebbe così risultare più consistente di quanto le limitate evidenze documentarie fanno supporre – oppure se perfezionarono la loro preparazione nelle scuole di diritto dei centri maggiori o nelle università.

Tabella 1. Prospetto delle località di provenienza dei vicari e dei giudici con qualifiche attestanti formazioni nel diritto (1259-1382)203.

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Tabella 2. Prospetto dei vicariati e delle giudicature rette da ufficiali con qualifiche attestanti formazioni nel diritto (1259-1382)204.

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Notes go_to_top

1 G.M. MONTI, La dominazione angioina in Piemonte, Torino, Miglietta, 1930 (Biblioteca della società storica subalpina, 116). Per un punto sugli studi locali che precedettero l’opera di sintesi di Monti, sulla storiografia e sulla documentazione relative alla dominazione degli Angiò nell’Italia nord-occidentale rinvio a P. GRILLO, «Un dominio multiforme. I comuni dell’Italia nord-occidentale soggetti a Carlo I d’Angiò», in Gli Angiò nell’Italia nord-occidentale (1259-1382). Atti del convegno (Alba, 2-3 settembre 2005), R. COMBA (dir.), Milano, Unicopli, 2006, p. 31-101 (p. 36-41); per una rassegna sugli studi angioini in Italia, oltre alla biografia qui via via citata, si veda da ultimo E. LUSSO, «Gli Angiò in Italia tra XIII e XIV secolo: temi, problemi e prospettive di ricerca», Humanistica. An International Journal of Early Renaissances Studies, 3, 2008, p. 113-126.

2 Per limitarci ai testi di avvio della rinnovata attenzione della storiografia per il tema cf. G. GALASSO, Il regno di Napoli. Il Mezzogiorno angioino e aragonese (1266-1494), Torino, Utet, 1992; L’État angevin: pouvoir, culture et société entre XIIIe et XIVe siècle. Actes du colloque international (Rome-Naples, 7-11 novembre 1995), Roma, Publ. de l’École française de Rome, 1998; ulteriore bibliografia in E. LUSSO, «Gli Angiò in Italia…», op. cit., p. 113-114, nota 4.

3 Gli Angiò nell’Italia nord-occidentale (1259-1382)…, op. cit.; R. RAO, «La domination angevine en Italie du Nord (XIIIe-XIVe siècle)», Mémoire des Princes Angevins, 8, 2011, p. 15-33; Idem, «L’educazione cittadina di un principe d’Oltralpe. Carlo I, i comuni e l’integrazione angioina dell’Italia centro-settentrionale», in Mosaico francese. Studi in onore di Alberto Castoldi, J. SCHIAVINI TREZZI (dir.), Bergamo, Moretti e Vitali, 2012, p. 415-428; Idem, «Gli Angiò e l’importazione di modelli principeschi nell’Italia nord-occidentale», in Signorie italiane e modelli monarchici. Atti del convegno (Milano, 8-9 febbraio 2012), P. GRILLO (dir.), Roma, Viella, 2013, p. 101-123; Idem, «I siniscalchi e i grandi ufficiali angioini di Piemonte e Lombardia», in Les grands officiers dans les territoires angevins. I grandi ufficiali nei territori angioini, R. RAO (dir.), Roma, Publ. de l’École française de Rome, 2016 (Collection de l’École Française de Rome, 518), disponibile in Internet (URL: http://books.openedition.org/efr/3015). Casi locali sono stati approfonditi in Storia di Mondovì e del Monregalese, vol. 2, L’età angioina (1260-1347), R. COMBA, G. GRISERI, G.M. LOMBARDI (dir.), Cuneo-Mondovì, Società per gli studi storici, archeologici ed artistici della provincia di Cuneo, 2002; P. GRILLO, «La monarchia lontana: Cuneo angioina», in Storia di Cuneo e del suo territorio. 1198-1799, R. COMBA (dir.), Savigliano, Artistica, 2002, p. 49-123; Alba medievale. Dall’alto medioevo alla fine della dominazione angioina. VI-XIV secolo, R. COMBA (dir.), Alba, Famija Albeisa, 2010 (Studi per una storia d’Alba, 5) (in particolare P. GRILLO, «Il comune di Alba fra XII e XIII secolo: istituzioni e società», p. 121-153; R. RAO, «Alba nella prima metà del Trecento: società e istituzioni durante la seconda dominazione angioina», p. 167-196; E. CANOBBIO, «Cum consilio venerabilis domini episcopi: l’episcopato di Alba durante le dominazioni angioine», p. 307-320); R. RAO, «Ceva, i suoi marchesi e gli Angiò», Bollettino della Società per gli studi storici, archeologici ed artistici della provincia di Cuneo, 146, 2012, p. 57-70. Per una analisi su scala locale dei risultati dell’espansione angioina si veda anche R. FRESIA, Comune civitatis Albe. Affermazione, espansione territoriale e declino di una libera città medievale (XII-XIII secolo), Cuneo, Società per gli studi storici, archeologici ed artistici della provincia di Cuneo, 2002, p. 309-348, 371-378.

4 Gli elenchi degli ufficiali si leggono, per gli anni di Carlo I, in P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 95-101; per le dominazioni angioine del Trecento si veda R. RAO, «La circolazione degli ufficiali nei comuni dell’Italia nord-occidentale durante le dominazioni angioine del Trecento. Una prima messa a punto», in Gli Angiò nell’Italia nord-occidentale (1259-1382)…, op. cit., p. 229-290 (p. 260-290).

5 Valgano come esempio le integrazioni emerse dalla ricostruzione dell’ufficialità regia della città di Alba: R. RAO, «Alba nella prima metà del Trecento…», op. cit., p. 183. Importanti notizie utili alla ricostruzione delle liste di ufficiali angioini in Italia settentrionale giungono dal documentato saggio di J.-L. BONNAUD, Un État en Provence. Les officiers locaux du comte de Provence au XIVe siècle (1309-1382), Rennes, Presses universitaires de Rennes, 2007.

6 Base de données prosopographique sur les officiers angevins, 2017 ©Europange/UMR LIRIS | messo on line il 31 mars 2017 | consultato il 30/05/2017. URL: https://angevine-europe.huma-num.fr/ea/fr/base-officiers-angevins.

7 A un quadro generale introduce il recente progetto di raccolta di inventari e cataloghi di fondi librari della Penisola Repertorio di inventari e cataloghi di biblioteche medievali dal secolo VI al 1520; per l’Italia nord-occidentale si veda: 2.1. Italia. Lombardia, G. FIESOLI (éd.), Firenze, Sismel, 2011; 2.2. Italia. Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria. Con i documenti della Contea e del Ducato di Savoia, G. FIESOLI (dir.), Firenze, Sismel, 2011. Questo strumento, certamente molto utile per cogliere indirizzi complessivi, è destinato ad essere costantemente implementato dall’avanzare delle ricerche, soprattutto archivistiche, come emerge anche dai casi illustrati nel presente studio.

8 S. CAROCCI, «Introduzione: la mobilità sociale e la “congiuntura del 1300”. Ipotesi, metodi d’indagine, storiografia», in La mobilità sociale nel medioevo, S. CAROCCI (dir.), Roma, Publ. de l’École française de Rome, 2010 (Collection de l’École française de Rome, 436), p. 1-37, in particolare p. 12-15. Rinvio a questo volume miscellaneo per un’ampia tipologia di prospettive di studio entro cui può essere indagato il tema della mobilità sociale in età medievale.

9 Cf. P. BOURDIEU, La distinzione. Critica sociale del gusto, Bologna, Il Mulino, 1983 (Paris, Éditions de Minuit, 1979); Idem, Per una teoria della pratica. Con tre studi di etnologia cabila, Milano, Cortina, 2003 (Genève, Droz, 1972).

10 P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 59-67, 88-91; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 229-290; M.T. CACIORGNA, «Forme della dominazione angioina in Italia. Gli ufficiali dell’Italia nord-occidentale nel Lazio», in Gli Angiò nell’Italia nord-occidentale (1259-1382)…, op. cit., p. 209-227; riferimenti al reclutamento a Roma e nel Lazio di ufficiali di area piemontese e lombarda anche in Eadem, «L’influenza angioina in Italia: gli ufficiali nominati a Roma e nel Lazio», Mélanges de l’École française de Rome. Moyen-Âge, Temps modernes, 107, 1995, p. 173-206.

11 Per l’alta ufficialità angioina si veda ora: Les grands officiers dans les territoires angevins…, op. cit.; sui profili intellettuali dei grandi ufficiali destinati alle regioni angioine dell’Italia settentrionale rinvio a P. ROSSO, «Parcours de formation intellectuelle des grands officiers angevins de l’Italie nord-occidentale (1259-1382)», in corso di pubblicazione negli atti del convegno Parcours universitaires et formations intellectuelles des officiers angevins (Angers, 19-21 novembre 2015). In questo saggio l’analisi è estesa anche alla cultura del personale angioino reclutato in ambito ecclesiastico, sul quale si veda anche E. CANOBBIO, «Per una prosopografia dell’ufficialità subalpina. Personale ecclesiastico al servizio degli Angiò», in Gli Angiò nell’Italia nord-occidentale (1259-1382)…, op. cit., p. 291-312; Eadem, «Cum consilio venerabilis domini episcopi…», op. cit., p. 307-320.

12 P. GRILLO, «I podestà dell’Italia comunale: recenti studi e nuovi problemi sulla storia politica e istituzionale dei comuni italiani nel Duecento», Rivista storica italiana, 115, 2003, p. 556-590; Idem, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 53-71; M.T. CACIORGNA, «L’influenza angioina in Italia…», op. cit., p. 178-179, 198-199; per le dominazioni angioine trecentesche nell’Italia settentrionale: R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 234-246.

13 R. RAO, Signori di Popolo. Signoria cittadina e società comunale nell’Italia nord-occidentale. 1275-1350, Milano, FrancoAngeli, 2011, p. 189.

14 Nel 1243 scrisse una lettera con la quale rendeva conto all’arcivescovo di Tours Juhel de Meduana di una missione da lui svolta presso il vescovo di Angers: M. FOURNIER, Les Statuts et Privilèges des Universités françaises depuis leur foundation jusqu’en 1789, Paris, Larose et Forcel, 1890, vol. 1, p. 263, doc. 363; Idem, Histoire de la science du Droit en France, vol. 3, Les Universités françaises et l’enseignement du droit en France au Moyen Âge, Paris, Larose et Forcel, 1892, p. 195. Sul vicariato di Alba cf. P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 60, 95; Idem, «Il comune di Alba…», op. cit., p. 139: nella documentazione di questo periodo Odon Fontaine compare sempre come miles. Per ragioni anagrafiche non è possibile riconoscere in Raimondo Guglielmi de Valle Varenica, vicario regio a Cuneo nel 1273, l’omonimo miles e licenziato in leggi procuratore del comitato di Provenza nel 1336-1340, giudice di Carprentas nel 1348-1350 e giudice delle appellazioni nel biennio 1355-1356: J. CHIFFOLEAU, Les justices du pape. Délinquance et criminalité dans la région d’Avignon au XIVe siècle, Paris, Publ. de la Sorbonne, 1984, p. 314. Per il vicariato di Cuneo: P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 98; M.T. CACIORGNA, «Forme della dominazione angioina in Italia…», op. cit., p. 227.

15 P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 62.

16 «[…] si nous considérons les choses du point de vue de la mobilité, le système créé à l’intérieur des villes faisait partie d’une configuration plus ample, d’un système de second degré, c’est-à-dire l’ensemble des flux d’officiers élus et itinérants, qui se déplaçaient en fonction des relations qui existaient, à un moment ou à un autre, entre les différents centres urbains»: E. ARTIFONI, «Notes sur les équipes des podestats et sur la circulation de modèles culturels dans l’Italie du XIIIe siècle», in Des sociétés en mouvement. Migrations et mobilité au Moyen Âge. XLe Congrès de la SHMESP (Nice, 4-7 juin 2009), Paris, Publ. de la Sorbonne, 2010 (Histoire ancienne et médiévale, 104), p. 315-324 (p. 317).

17 P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 101.

18 Ego Symon Tornellus vendo, cedo et trado tibi Frederico Çacarengo de Alba libros legales infrascriptos, videlicet Codicem cum tribus libris Codicis in uno volumine, Digestum vetus et Digestum novum, Authenticum et Instituciones et Tres partes in uno volumine, istos duos ultimos finito precio librarum quadraginta ianuinorum […]»: A. FERRETTO, Documenti intorno alle relazioni fra Alba e Genova (1141-1270), Pinerolo, Tip. Chiantore-Mascarelli, 1906 (Biblioteca della Società Storica Subalpina, 23), p. 135, doc. 125 (1240 ottobre 22); si veda anche G. PETTI BALBI, «Il libro nella società genovese del secolo XIII», La Bibliofilia, 80, 1978, p. 1-44 (p. 40, n. 34). Il genovese Simone Tornello fece parte del consiglio che, a metà Duecento, affiancò in Genova il podestà: G. CARO, Genua und die Mächte am Mittelmeer (1257-1311), Halle, Niemeyer, 1895, vol. 1, p. 245.

19 Ego Fredericus Çacarengus de Alba confiteor me emisse et recepisse a te Lanfranco Ususmaris librum Decretorum et Summam Açonis renuncians exceptioni non acceptorum et non traditorum librorum et omni iuri pro quibus finito precio tibi vel tuo certo misso dare et solvere promitto libras vigintitres ad kalendas madii proximi […]»: A. FERRETTO, Documenti intorno alle relazioni fra Alba e Genova…, op. cit., p. 218, doc. 252 (1257 febbraio 13); G. PETTI BALBI, «Il libro nella società genovese…», op. cit., p. 36-37, doc. 24. La composizione del corredo di libri legali dei giudici del podestà emerge, per la realtà bolognese, dallo studio della documentazione relativa al trasporto dei volumi, di proprietà del giudice, curato dal podestà che lo aveva assunto: G. ORLANDELLI, «Alcuni documenti relativi al corredo di libri legali dei giudici del podestà nella prima metà del sec. XIV», Atti e memorie della Deputazione di Storia Patria per le Province di Romagna, n. s., 5, 1953-1954, p. 286-294; questa pratica, economicamente piuttosto onerosa, a inizio del Trecento venne gradatamente sostituita con la fornitura dei libri legali al giudice del podestà da parte del centro ospitante: ibid., p. 293-294. Per un parallelo con la composizione della biblioteca di un podestà e giudice cremonese, Primeranus de Diviciolis, attivo negli ultimi decenni del Duecento, si veda F. MENANT, «Des armes, des livres et de beaux habits: l’inventaire après décès d’un podestat crémonais (1307)», in Europa e Italia. Studi in onore di Giorgio Chittolini, Firenze, Firenze University Press, 2011, p. 295-308.

20 Durante la sua podesteria albese, quando ebbe certamente modo di conoscere Zacarengo, vennero stretti importanti accordi con Tommaso I di Saluzzo e con Manuele di Clavesana: P. GRILLO, «Il comune di Alba…», op. cit., p. 137-138. Usodimare fu podestà di Sanremo nel 1251 e di Bologna nel 1260: L.T. BELGRANO, «Cartario Genovese ed illustrazione del registro arcivescovile», Atti della Società ligure di storia patria, 2, 1870-1873, p. 503-504; P. BONACINI, I patti con Bologna. 1227-1331, Roma, Viella, 2005, p. 87.

21 F. GABOTTO, Appendice documentaria al Rigestum Comunis Albe, Pinerolo, Tip. Brignolo, 1912 (Biblioteca della Società Storica Subalpina, 22), p. 165-167, n. 124 (1252 marzo 6); la sentenza era stata emessa il 13 aprile 1251. Nel 1254 il podestà di Savigliano Giacomo Durnasius riconobbe con una sua sentenza il diritto all’abbazia di Staffarda di riscuotere il fodro nei propri possessi sul territorio del comune di Savigliano; nella sua decisione il podestà agì cum deliberatione inspectis habito insuper conscilio domini Frederici Zaçarengi iurisperiti: F. GABOTTO, G. ROBERTI, D. CHIATTONE, Cartario della abazia di Staffarda fino al 1313, Pinerolo, Tip. Chiantore-Mascarelli, 1902, vol. 2 (Biblioteca della Società Storica Subalpina, 12), p. 60-63, doc. 438 (1254 maggio 26 o 27).

22 F. GABOTTO, Appendice documentaria…, op. cit., p. 188-191, doc. 136 (1260 febbraio 23); p. 193-194, doc. 138 (1261 dicembre 4); per sue presenze come teste a strumenti rogati ad Alba cf. ibid., p. 194-197, doc. 139 (1262 ottobre 15); p. 197-201, doc. 140 (1263 luglio 16); p. 205-209, doc. 144 (1270 luglio 1).

23 Codex Astensis qui de Malabayla communiter nuncupatur, Q. ­SELLA (éd.), Roma, Salviucci, 1880, vol. 3, p. 1098-1104, doc. 177 (1260 febbraio 21).

24 Cuneo 1198-1382. Documenti, P. CAMILLA (éd.), Cuneo, Società per gli studi storici, archeologici ed artistici della provincia di Cuneo, 1970, p. 98-99, doc. 60 (1270 maggio 29). Altri dati sul dominus e giurisperito Federico Zacarengo in R. COMBA, «Fra religiosità delle opere e predicazione dell’ortodossia: dinamiche socio-religiose ad Alba fra XII e XIV secolo», in Alba medievale…, op. cit., p. 339-386 (p. 358; p. 381, nota 166).

25 Per il vicariato di Alba: P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 95; le capacità giuridiche di Folco Arduino sono poste in evidenza in M. FUIANO, Carlo I d’Angiò in Italia (Studi e ricerche), Napoli, Liguori, 1974, p. 145-146. Il conferimento della carica di juge mage al miles Arduino segnò l’avvio del suo radicamento in Provenza, in cui fu giudice di Digne (1280) e di Moustiers (1285), balivo di Aix (1283) e vicario di Grasse (1290); la famiglia del giudice cuneese è attestata in quest’area per tutto il secolo XIV: N. COULET, «Mutations de l’immigration italienne en Basse Provence occidentale à la fin du Moyen Âge», in Strutture familiari, epidemie, migrazioni nell’Italia medievale. Atti del convegno internazionale (Siena, 28-30 gennaio 1983), R. COMBA, G. PICCINNI, G. PINTO (dir.), Napoli, Ed. Scientifiche Italiane, 1984, p. 493-510 (p. 494).

26 P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 92.

27 Su Brusati si veda I. WALTER, «Brusati, Tebaldo», in Dizionario biografico degli Italiani, Roma, Ist. della Enciclopedia Italiana, 1972, vol. 14, p. 693-695. Il cremasco Gandino è menzionato in diverse occasioni, tra luglio e novembre 1284, nel liber absolutionum del podestà di Bologna Tebaldo Brusati: H. KANTOROWICZ, Albertus Gandinus und das Strafrecht der Scholastik. I. Die Praxis. Ausgewählte Strafprozessakten des dreizehnten Jahrhunderts nebst diplomatischer Einleitung, Berlin, Guttentag, 1907, p. 381. Su Gandino si veda da ultimo M. SBRICCOLI, «Justice négociée, justice hégémonique. L’émergence du pénal public dans les villes italiennes des XIIIe et XIVe siècles», in Pratiques sociales et politiques judiciaires dans les villes de l’occident à la fin du Moyen Âge, J. CHIFFOLEAU, C. GAUVARD, A. ZORZI (dir.), Roma, Publ. de l’École française de Rome, 2007 (Collection de l’École française de Rome, 385), p. 390-421; M. VALLERANI, «Il giudice e le sue fonti. Note su “inquisitio” e “fama” nel “Tractatus de maleficiis” di Alberto da Gandino», Rechtsgeschichte. Zeitschrift des Max Planck-Instituts für europäische Rechtsgeschichte, 14, 2009, p. 40-61.

28 Le testimonianze raccolte in occasione della causa mossa da Galluzzi contro il Comune di Todi, in seguito alla sua rimozione dalla carica di podestà e alla conseguente espulsione, nel luglio 1268, ad opera della fazione ghibellina, rivelano l’apprezzamento per la qualità del suo governo ([…] quod in regiminibus civitatum in quibus fuit bene et legaliter se habuit et bonum nomen habuit ibi semper et scit quod ipse audivit ab illis qui secum steterunt in regiminibus et quos regit et ita dicitur Spoleti et Ferrarie et Bononie et alibi ubi fuit): J.-C. MAIRE VIGUEUR, «Échec au podestat: l’expulsion de Comacio Galluzzi podestat de Todi (17 juillet 1268)», in «Alla Signorina». Mélanges offerts à Noëlle de La Blanchardière, Roma, Publ. de l’École française de Rome, 1995 (Collection de l’École française de Rome, 204), p. 251-283 (p. 270, nota 56); cf. anche C.F. WEBER, «Der performative Charakter brieflicher Kommunikation im kommunalen Italien», in Cum verbis ut Italici solent ornatissimis. Funktionen der Beredsamkeit im kommunalen Italien, F. HARTMANN (dir.), Bonn, V&R Unipress, 2011, p. 67-85 (p. 78-80). Su Galluzzi si veda G. MILANI, «Galluzzi, Comazzo», in Dizionario biografico degli Italiani, Roma, Ist. della Enciclopedia Italiana, 1998, vol. 51, p. 758-761; per il vicariato in Brescia: P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 97.

29 Item volumus et precipimus quod Summa domini Hostiensis necnon Summa Açonis cum multis aliis rationibus, Digestum novum, Forciatum cum tribus partibus, Autenticum cum tribus libris Codicis, Brocardica Açonis cum aliis racionibus, que simul sunt in uno volumine, Libellus Roffredi et Apparatus Guizardini super Codice, cum omnes dicti libri supradicti Gregorii sunt, sibi tradantur et restituantur; cui etiam legamus Cronicas quas nuper fieri fecimus et librum nostrum de vita sanctorum et librum parvum de Sentenciis abreviatis, cum aliis libris qui sunt in dicto volumine: A. PARAVICINI BAGLIANI, I testamenti dei cardinali del Duecento, Roma, Società romana di storia patria, 1980 (Miscellanea della Società Romana di Storia Patria, 25), p. 174. Sul testamento di Visdomini cf. ibid., p. 27-28, n. 20; edizione alle p. 164-174.

30 Fece parte della rosa di otto candidati proposti da Carlo d’Angiò al vicariato di Alessandria nel 1272. Intraprese poi una fortunata carriera di rettore di alcune località provenzali: P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 89; M.T. CACIORGNA, «Forme della dominazione angioina in Italia…», op. cit., p. 227; CANOBBIO, «Per una prosopografia dell’ufficialità subalpina…», op. cit., p. 293-294.

31 Ritengo possa essere identificato, con buona sicurezza, nel canonicus Placentinus Guglielmo de Fontana che a Bologna nominò suo procuratore il concittadino Guglielmo di Iacopo Gramolosi per contrarre, a nome suo, un mutuo: Memoriali del Comune bolognese. Anni 1267-1268, G. ZACCAGNINI (éd.), Bologna, presso l’Ist. per la storia dell’Universita di Bologna, 1923 (Chartularium Studii Bononiensis. Documenti per la storia dell’Università di Bologna dalle origini fino al secolo XV, 7), p. 131-132, doc. 251 (1268 agosto 7); altre attestazioni in M. SARTI, M. FATTORINI, De claris archigymnasii Bononiensis professoribus a saeculo XI usque ad saeculum XIV, Bononiae, ex officina regia fratrum Merlani, 1772, vol. 1/2, p. 236 (è registrato come filius domini Uberti Nasonis). Per la carica a Cherasco: P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 98. Nel 1271 compare come miles: Gli atti perduti della cancelleria angioina transuntati da Carlo de Lellis, B. MAZZOLENI (éd.), parte I, Il regno di Carlo d’Angiò, Roma 1943, vol. 1, p. 227, doc. 766. Sugli stretti contatti tra i tecnici del diritto piacentini e l’area provenzale è interessante ricordare che diversi giuristi della città padana figuravano già nell’entourage di Raimondo Berengario V; questa presenza non conobbe flessioni con il governo angioino: F. BENOIT, Recueil des actes des Comtes de Provence appartenant à la maison de Barcelone. Alphonse II et Raimond Bérenger V (1196-1245), Monaco-Paris, Picard, 1925, vol. 2, passim. Il forte ruolo svolto da Piacenza nel sistema di circolazione degli ufficiali angioini si innestò sulla sua consolidata tradizione di centro esportatore di podestà e capitani del Popolo svolto in area lombardo-emiliana, il cui raggio si estese all’Italia centrale dopo la sottomissione della comunità piacentina agli Angiò: G. ALBINI, «Piacenza dal XII al XIV secolo. Reclutamento ed esportazione dei podestà e capitani del popolo», in I podestà dell’Italia comunale. Parte I. Reclutamento e circolazione degli ufficiali forestieri (fine XIII sec. - metà XIV sec.), J.-C. MAIRE VIGUEUR (dir.), Roma, Publ. de l’École française de Rome, 2000, vol. 1 (Nuovi studi storici, 51 - Collection de l’École française de Rome, 268), p. 406-445; M.T. CACIORGNA, «Forme della dominazione angioina in Italia…», op. cit., p. 220.

32 P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 97.

33 Morì nell’anno 1300: un’iscrizione nel duomo di Cremona lo ricorda con la buona fama di iuris civilis clarissimus: T.A. VAIRANI, Inscriptiones Cremonenses universae. Pars I. Inscriptiones Urbis quae extant in templo majore, Cremonae, L. Manini, 1796, p. XLIV, n. 242. Ricoprì la carica di podestà di Reggio, nel 1273, e di Parma, nel 1277: V. LANCETTI, Biografia cremonese ossia dizionario storico delle famiglie e delle persone per qualsivoglia titolo memorabili […], Milano, Tip. G. Borsani, 1819, vol. 1, p. 205; Chronicon Parmense ab anno MXXXVIII usque ad annum MCCCXXXVIII, G. BONAZZI (éd.), in Rerum italicarum scriptores, Città di Castello, S. Lapi, 1902, vol. 9/9, p. 482. Appartenne a un’influente famiglia che espresse diversi podestà: F. MENANT, «Podestats et capitaines du peuple d’origine crémonaise», in I podestà dell’Italia comunale…, op. cit., vol. 1, p. 75-105 (p. 89-94).

34 P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 96.

35 Ibid., p. 101. Su Brandelisio de Lambertinis si veda M. SARTI, M. FATTORINI, De claris archigymnasii Bononiensis professoribus…, op. cit., Bononiae, F.lli Merlani, 1769, vol. 1/1, p. 377-386; I podestà dell’Italia comunale…, op. cit., vol. 2, p. 1167, s. v. Lambertini; N. WANDRUSZKA, «Die soziale Herkunft bologneser Juristen (12. bis 14 Jh.). Zur Bedeutung des Adels für die Anfänge der Universität», in Europa und seine Regionen. 2000 Jahre Rechtsgeschichte, A. BAUER, K.H.L. WELKER (dir.), Köln, Bohlau, 2007, p. 157-186 (p. 181). È attestato tra i dottori di Bologna nel 1271: G.N. ALIDOSI PASQUALI, Li dottori bolognesi di legge canonica e civile dal principio di essi per tutto l’anno 1616, Bologna, B. Cochi, 1620, p. 40.

36 R. RAO, Signori di popolo…, op. cit., p. 190. Le modalità della nomina degli ufficiali sono descritte sinteticamente in G.M. MONTI, La dominazione angioina…, op. cit., p. 284-285, che rileva la differenza di trattamento tra le città e i borghi.

37 In alcuni casi il personale imposto al mondo dei comuni venne rifiutato dalle comunità soggette: R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 236-239.

38 L. BERTANO, «Serie dei siniscalchi della Provenza dal 1259 al 1388 […]», Bollettino storico-bibliografico subalpino, 4, 1899, p. 55-68 (p. 59, 62); G.M. MONTI, La dominazione angioina…, op. cit., p. 371-372, doc. 21.

39 G.M. MONTI, «L’età angioina», in Storia dell’Università di Napoli, Napoli, Ricciardi, 1924, p. 81; M. DEL TREPPO, «Acquabianca, Giovanni d’», in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Ist. della Enciclopedia Italiana, 1960, vol. 1, p. 159-160; T. PÉCOUT, «La construction d’un office. Le sénéchalat des comtés de Provence et Forcalquier entre 1246 et 1343», in Les grands officiers dans les territoires angevins…, op. cit., nota 104.

40 A. GLORIA, Monumenti della Università di Padova (1222-1318), Venezia, presso la segreteria del R. Istituto, 1884, p. 44, n. 52; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 282. È ricordato tra i dottori bolognesi nel 1315 in G.N. ALIDOSI PASQUALI, Li dottori bolognesi…, op. cit., p. 43. Bornio testò il 7 agosto 1340 in domibus infirmarie del convento di San Francesco di Bologna: C. PIANA, Chartularium Studii Bononiensis S. Francisci (saec. XIII-XVI), Ad Claras Aquas (Florentiae), ex Typ. Collegii S. Bonaventurae, 1970 (Analecta Franciscana, 11), p. 22, n. 27.

41 Statuta civitatis Derthonae, Mediolani, apud Valerium et Hieronymum fratres Metios, 1573, fo 219vo (1329 febbraio 26); R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 266, 278.

42 V. LANCETTI, Biografia cremonese…, op. cit., vol. 1, p. 271-272. Gli studi di Ansoldi presso l’università padovana potrebbero essere documentati anche dalla registrazione di un dominus Tugresolus de Ansaldis legum doctor tra coloro che abitavano in Padova nel 1275, forse da identificare nel nostro vicario: A. GLORIA, Monumenti della Università di Padova (1222-1318)…, op. cit., p. 151, n. 179.

43 Ibid., p. 266, n. 325. L’insegnamento, peraltro non provato da evidenti risultanze, è dato come certo da Gloria sulla base degli statuti del collegio padovano dei dottori giuristi, che prescrivevano l’aggregazione ai soli dottori padovani residenti nella città universitaria e ai dottori forestieri che erano lettori in Padova: A. GLORIA, Monumenti della Università di Padova (1318-1405), Padova, Tip. del Seminario, 1888, vol. 1, p. 116, n. 262; per ulteriori attestazioni del giurista a Padova cf. ibid., vol. 2, p. 12, n. 1121 (1320-1321); sulla podesteria padovana di Ansoldi si veda anche Liber regiminum Paduae, A. BONARDI (éd.), in Rerum Italicarum Scriptores, Città di Castello, S. Lapi, 1903, vol. 8/1, p. 267-376 (p. 355); S. BORTOLAMI, «Politica e cultura nell’import-export del personale itinerante di governo dell’Italia medioevale: il caso di Padova comunale», in I podestà dell’Italia comunale…, op. cit., vol. 1, p. 203-258 (p. 243-244). Conosciamo altri casi di professori che tennero scuola in Padova prima dell’incarico podestarile, come quello del milanese Percivalle de Mandello, dottore in Decreti e docente a Padova dal 1274, quando era podestà della città veneta il concittadino Goffredo della Torre: A. GLORIA, Monumenti della Università di Padova (1222-1318)…, op. cit., p. 322-323, n. 392; P. BORTOLAMI, «Politica e cultura…», op. cit., p. 243-244.

44 L. ASTEGIANO, Codice diplomatico cremonese (715-1334), Augustae Taurinorum, F.lli Bocca, 1898, vol. 2 (Historiae Patriae Monumenta. Codex diplomaticus Cremonae, s. II, 22), p. 223-224; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 266, nota 87. Era certamente già defunto nel 1341, quando è ricordato come condam in un’iscrizione fatta collocare nel duomo di Cremona dai figli: T.A. VAIRANI, Inscriptiones Cremonenses universae…, op. cit., p. CX, n. 761.

45 G. SCHIAVINA, Annali di Alessandria, Alessandria, Stamperia Barnabe e Borsalino, 1861, p. 568; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 278. Sulla famiglia alessandrina dei Trotti si veda P. GUGLIELMOTTI, «Un luogo, una famiglia e il loro incontro: Orba e i Trotti fino al secolo XV», in Le stanze di re Artù. Gli affreschi di Frugarolo e l’immaginario cavalleresco nell’autunno del Medioevo, E. CASTELNUOVO (dir.), Milano, Electa, 1999, p. 25-43; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 256.

46 Statuta civitatis Derthonae…, op. cit., fo 236ro-vo (1331 maggio 24); L. CIBRARIO, Delle storie di Chieri libri quattro con documenti, Torino, Alliana, 1827, vol. 1, p. 357, 369; F. GABOTTO, Appendice al Libro rosso del Comune di Chieri, Pinerolo, Tip. Rossetti, 1913 (Biblioteca della Società Storica Subalpina, 76/1), p. CXXVIII, doc. 150 (1333 febbraio 19); R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 268, 271, 278.

47 Archivio di Stato di Torino, Corte, Materie ecclesiastiche, Abbazie, S. Andrea, mz. 4 (1290 giugno 5), edito in G. FERRARIS, «Università, scuole, maestri e studenti a Vercelli nel secolo XIII. Spigolature in margine a un (non più) recente volume», Bollettino storico vercellese, 26, 1997, p. 47-70 (p. 69-70, doc. 3). Un Bertolino di Parma, console di giustizia di Vercelli, è ricordato in un documento del 1317, riguardante la causa che divise il convento vercellese dei Predicatori da Giovanni de Cocorellis, per dirimere la quale il console di giustizia in carica Guidone de Ardenghiis nominò Guglielmo de la Serata, iuris peritus; la lite era già stata presentata dinanzi a Bertolino di Parma in data non riportata: Archivio di Stato di Vercelli, Corporazioni religiose, Domenicani di S. Paolo, Pergamene, mz. 225, perg. 11 (1317 maggio 27).

48 I. AFFÒ, Storia della città di Parma, Parma, Carmignani, 1795, vol. 4, p. 171.

49 I consilia sono tràditi nel codice miscellaneo Barcelona, Arxiu de la Corona d’Aragó, Diversos y Collecciones, Sant Cugat del Vallès 40, ff. 189vo-190vo. Sul manoscritto – in parte copiato a Pistoia nel 1383 da Florio de Frignano (Florius de Frignano in officio ad civilia exercens Pistorii 1383), e, per la sua sezione maggiore, dal giurista Joan Socarrats negli anni sessanta del Quattrocento, cf. da ultimo Repertori de manuscrits Catalans (1474-1620), E. DURAN (dir.), Barcelona, Institut d’Estudis Catalans, 2003, vol. 3, p. 225-236.

50 Su Niccolò de Matarellis rinvio a A. LABARDI, «Matarelli, Niccolò», in Dizionario biografico degli Italiani, Roma, Ist. della Enciclopedia Italiana, 2009, vol. 72, p. 101-103; M. SEMERARO, «Niccolò Mattarelli», in Dizionario biografico dei giuristi italiani (XII-XX secolo), Bologna, Il Mulino, 2013, p. 1425-1426; P. ROSSO, Studio e poteri. Università, istituzioni e cultura a Vercelli fra XIII e XIV secolo, Torino, Zamorani, 2010, p. 60-61, in cui è documentata la sua presenza in Vercelli; per la facoltà di diritto dell’università vercellese si veda ibid., p. 45-96. A proposito della casa angioina, Niccolò de Matarellis sostenne i diritti di Carlo Roberto re d’Ungheria, nipote di Carlo II d’Angiò, a succedere a quest’ultimo, deceduto il 5 maggio 1309; di parere contrario fu il collega professore in Padova Riccardo Malombra, che difese i diritti del secondogenito di Carlo, cioè Roberto, il quale salì al trono: E. BESTA, Riccardo Malombra professore nello Studio di Padova, consultore di Stato in Venezia. Ricerche, Venezia, Visentini, 1894, p. 131-132; P. MARANGON, «Ad cognitionem scientiae festinare». Gli studi nell’Università e nei conventi di Padova nei secoli XIII e XIV, T. PESENTI (éd.), Trieste, Lint, 1997, p. 364-375 (p. 365), già pubblicato in Quaderni per la storia dell’Università di Padova, 18, 1985, p. 151-161.

51 G. VALENTINELLI, «Zur Geschichte der Patriarchen von Aquileja. Regesten aus zwei Handschriften», in Notizenblatt. Beilage zum Archiv für Kunde österreichischer Geschichtsquellen, 10, 1857, p. 148- 152 (p. 148: 1312 agosto 7). Fu vicario di Parma per Giovanni di Boemia tra il 1332 e il 1334: R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 279.

52 Ibid., p. 284.

53 G. ANDENNA, «Cortesi, Tolomeo dei», in Dizionario biografico degli Italiani, Roma, Ist. della Enciclopedia Italiana, 1983, vol. 29, p. 770-772.

54 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 285. Alberto de Codio è appellato come iurisperitus nel 1305: I Biscioni, G.C. FACCIO, M. RANNO (éd.), Torino, Miglietta, 1934, vol. 1 (Biblioteca della Società Storica Subalpina, 145), p. 227-228, doc. 105 (1305 luglio 12).

55 Per un quadro del reclutamento delle cariche di vicario e di capitano generale (quest’ultima affidata con maggiore frequenza a transalpini e regnicoli) si veda R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 242-244, 279-281; sulla dominazione angioina in Genova: G.M. MONTI, Da Carlo I a Roberto di Angiò. Ricerche e documenti, Puntata seconda, Napoli, Vecchi, 1932, p. 170-179.

56 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 279, 281.

57 Archivio di Stato di Bologna, Provvigioni, vol. 10, fo 184 (1312 luglio 3); si veda anche R. CAGGESE, Roberto d’Angio e i suoi tempi, Firenze, Bemporad, 1922, vol. 1, p. 166, nota 2.

58 C. MINIERI RICCIO, Saggio di codice diplomatico formato sulle antiche scritture dell’Archivio di Stato di Napoli. Supplemento parte seconda, Napoli, Rinaldi e Sellitto, 1883, p. 78, doc. 63; V. POGGI, Series rectorum Reipublicae Genuensis, Augustae Taurinorum, Paravia, 1900, p. 193; G.M. MONTI, «L’età angioina…», op. cit., p. 81.

59 Su Bonifacio de Fara rinvio, anche per la bibliografia pregressa, a P. ROSSO, «Parcours de formation intellectuelle…», op. cit. In qualità di magister rationalis della curia reginale, nel febbraio 1344 appoggiò il proposito di apertura di uno Studium generale a Cividale manifestato dal patriarca di Aquileia Bertrand de Saint-Geniès: P.S. LEICHT, «Il primo tentativo di costituire un’università nella Venezia orientale», in Studi di storia friulana, Udine, Società filologica friulana, 1955, p. 189, doc. 5.

60 Nelle fonti genovesi compare come legum doctor: V. POGGI, Series rectorum Reipublicae Genuensis…, op. cit., p. 206. Fu ancora giudice di Nizza, nel 1330, e vicario di Arles, nel 1356: sugli incarichi provenzali si veda F. CORTEZ, Les grands officiers royaux de Provence au Moyen Âge. Listes chronologiques du haut personnel administratif, judiciaire et financier, Aix-en-Provence, B. Niel, 1921 (Publ. de la Société d’Études Provençales, 5), p. 163; J.-L. BONNAUD, Un État en Provence…, op. cit., Annexe II, n. 219.

61 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 280.

62 L. COLINI-BALDESCHI, «La cultura nella Marca d’Ancona e i suoi rapporti con Bologna sulla fine del medio evo», Atti e memorie della R. Deputazione di storia patria per le Marche, s. III, 3-4, 1923, p. 71-135 (p. 95); M. NATALUCCI, «Lotte di parte e manifestazioni ereticali nella Marca agli inizi del secolo XIV», Studia Picena, 24, 1956, p. 125-144 (p. 137).

63 Lo studente in questione era Tommaso da Perugia, che pignorò il manoscritto per cinquanta lire bolognesi per le fare fronte alle spese del dottorato; il rientro del prestito fu molto complesso: L. COLINI-BALDESCHI, «Lo Studio di Bologna e la Marca d’Ancona», Studi e memorie per la storia dell’Università di Bologna. Biblioteca de L’Archiginnasio, s. I, 5, 1920, p. 69-135 (p. 107-109).

64 A. GLORIA, Monumenti della Università di Padova (1222-1318)…, op. cit., n. 48; C. BERNARDI, «Podestà e giudici di Cingoli in serie cronologica», Studia Picena, 18, 1948, p. 11-34 (p. 14); J.-C. MAIRE VIGUEUR, «Nello Stato della Chiesa: da una pluralità di circuiti al trionfo del guelfismo», in I podestà dell’Italia comunale…, op. cit., vol. 2, p. 741-814 (p. 799).

65 E.P. VICINI, «I podestà di Modena negli anni 1249 e 1325», in Miscellanea Tassoniana di studi storici e letterari pubblicati nella festa della Fossalta (XXVIII giugno MDCCCCVIII), T. CASINI, V. SANTI (ed.), Bologna, Formiggini, 1908, p. 17-21 (p. 20).

66 E.P. VICINI, «I podestà di Modena…», op. cit., p. 20. Per altre immissioni nel partito filoangioino cf. R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 258: in questo saggio correttamente si rimarca come – pur considerando che il generale quadro politico, sempre più polarizzato, non permetteva di assumere posizioni del tutto neutrali – gli ufficiali formatisi nel mondo comunale continuavano a fare forte affidamento sulle competenze personali: la coerenza di tali personaggi, quando si verificò, derivò quindi soprattutto dalla volontà di sfruttare a fondo le possibilità offerte dalla dominazione nell’Italia nordoccidentale per costruire ambiziose carriere al servizio dei sovrani.

67 R. RAO, «Alba nella prima metà del Trecento…», op. cit., p. 183.

68 È registrato nella commissione di dottori che conferì la licenza e il dottorato in diritto civile al magister e baccelliere Gaufridus de Santo Paulo, della diocesi di Carpentras: M. FOURNIER, Les Statuts et Privilèges des Universités françaises…, op. cit., Paris 1891, vol. 2, p. 84-89, doc. 956 (1341 maggio 29-agosto 14); in Idem, Histoire de la science du Droit en France…, op. cit., p. 555, viene ricordato tra i professori dello Studio nel 1341, con la qualifica di iurisperitus. A una serie di personaggi con questo nome è stata via via attribuita l’identità del trovatore Guilhem Augier: per un aggiornamento bibliografico si veda G. LARGHI, «Per l’identificazione del trovatore Bertran de Puget», Cultura neolatina, 67, 2007, fascc. 1-2, p. 79-129 (p. 120-128). Non è identificabile nel miles, signore di Viens e ufficiale angioino con ruoli soprattutto militari, ancora in attività nel 1374: J.-L. BONNAUD, Un État en Provence…, op. cit., Annexe II, n. 130.

69 Ibid., Annexe II, n. 1014; R. RAO, La domination angevine en Italie du Nord…, op. cit., p. 28; sul vicariato in Alba: Idem, «Alba nella prima metà del Trecento…», op. cit., p. 183.

70 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 288; Idem, «Alba nella prima metà del Trecento…», op. cit., p. 183; J.-L. BONNAUD, Un État en Provence…, op. cit., Annexe II, n. 394.

71 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 269, 274; Idem, «Spina, Bonifacius», in Base de données prosopographique sur les officiers angevins, 2017 ©Europange | messo on line il 31 mars 2017 | consultato il 30/05/2017. URL: https://angevine-europe.huma-num.fr/ea/fr/base-officiers-angevins; J.-L. BONNAUD, Un État en Provence…, op. cit., Annexe II, n. 1053.

72 P. GRILLO, «Il comune di Mondovì nella dominazione angioina (1260-1276; 1304-1347)», in Storia di Mondovì e del Monregalese…, op. cit., pp. 111-141 (p. 262); R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 276.

73 Viene ricordato il nome del padre, Dionisio: A.F. FRISI, Memorie storiche di Monza e sua corte, Milano, Stamperia G. Motta, 1794, vol. 3, p. 127.

74 P. GRILLO, «Il comune di Mondovì…», op. cit., p. 139; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 262, 276, 277.

75 Ibid., p. 271. Fu allontanato dai Savoia dal vicariato di Chieri che esercitava per la regina Giovanna; rappresentò la Nobiltà d’Ospizio nella dedizione di Savigliano ai Savoia: R. COMBA, «Appunti storici sui Tapparelli d’Azeglio (1180-1800)», Bollettino della Società per gli Studi Storici, Archeologici ed Artistici della Provincia di Cuneo, 57, 1967, p. 3-28 (p. 5-6).

76 P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 95-101; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 236-246; Idem, Signori di popolo…, op. cit., p. 189-191.

77 P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 97, 99.

78 Su questo personaggio rinvio a P. ROSSO, «Parcours de formation intellectuelle…», op. cit.

79 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 265, 267, 273, 280.

80 Cf. supra, nota 71.

81 G. PETTI BALBI, Governare la città. Pratiche sociali e linguaggi politici a Genova in età medievale, Firenze, Firenze University Press, 2007, p. 109-110.

82 V. POGGI, Series rectorum Reipublicae Genuensis…, op. cit., p. 215; la qualifica di iurisperitus è registrata in I Libri Iurium della Repubblica di Genova, E. PALLAVICINO (éd.), Roma, Ministero per i beni e le attività culturali, Ufficio centrale per i beni archivistici, 2002, vol. 1/8 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Fonti, 39. Fonti per la Storia della Liguria, 17), p. 35-37, doc. 1257 (1317 ottobre 1). Per l’elenco degli abati del Popolo nell’età angioina si veda V. POGGI, Series rectorum Reipublicae Genuensis…, op. cit., p. 193-219.

83 Ibid., p. 199.

84 In anni vicini un altro membro della stessa famiglia, Surleonus de Iacopo, ricoprì la carica di abate del Popolo, nel 1319 e, nel 1327, fu tra i Sapienti super negociis comunis Ianue: V. POGGI, Series rectorum Reipublicae Genuensis…, op. cit., p. 206; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 280.

85 È la Familiare XXI 4: V. ROSSI, Scritti di critica letteraria, Firenze, Sansoni, 1930, vol. 2, p. 31-32. Su Manfredo e Battista de Iacopo rinvio a F. NOVATI, «Umanisti genovesi del sec. XIV. I. Bartolomeo di Iacopo», Giornale ligustico di archeologia, storia e letteratura, 17, 1890, p. 23-44; G. BILLANOVICH, «Il Petrarca e gli storici latini», in Tra latino e volgare. Per Carlo Dionisotti, Padova, Antenore, 1974, vol. 1, p. 67-145 (p. 117-145); P. ROSSO, Studio e poteri…, op. cit., p. 155-158.

86 La sua competenza nella scienza giuridica venne ricordata dal letterato Giovanni Manzini in un’epistola inviata negli ultimi giorni del 1387 a Rizzardo Villani, giurista e consigliere del duca Gian Galeazzo Visconti: G. BILLANOVICH, «Il Petrarca…», op. cit., p. 134-135.

87 Uno di questi codici è l’attuale Milano, Biblioteca Ambrosiana, F 138 sup., una raccolta di storici latini (Valerio Massimo, Giustino, Floro, Sallustio, Rufo Festo e una Chronica imperatorum) approntata da Ludovico Santo di Beringen, il chierico e musicista fiammingo grande amico di Petrarca. Il manoscritto fu acquistato ad Avignone da Bartolomeo de Iacopo; questi e il figlio Battista vi apposero postille e annotazioni, ricordando autori presenti nella loro biblioteca: Ibid., p. 67-145.

88 Per l’edizione integrale dell’inventario – che registra i libri conservati in diverse abitazioni di Bartolomeo de Iacopo – si veda F. NOVATI, «Umanisti genovesi del sec. XIV…», op. cit., p. 36-41; cf. anche M. PEDRALLI, Novo, grande, coverto e ferrato. Gli inventari di biblioteca e la cultura a Milano nel Quattrocento, Milano, Vita e Pensiero, 2002, p. 232-233, doc. IV.

89 Cf. supra, nota 78. Sulla circolarità di incarichi rinvio a M.T. CACIORGNA, «L’influenza angioina in Italia…», op. cit., p. 200, che segnala il passaggio degli stessi funzionari su incarichi istituzionali di natura diversa nel Lazio. Alcuni esempi di evidente porosità tra le cariche di giudice e di vicario sono offerti in R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 248.

90 Ibid., p. 248, 263, 270, 277.

91 Sul peso assunto dai professionisti del diritto nella società cittadina limito il rinvio a E. CORTESE, «Legisti, canonisti e feudisti: la formazione di un ceto medievale», in Università e società nei secoli XII-XVI. Nono Convegno internazionale (Pistoia, 20-25 settembre 1979), Pistoia, Centro italiano di studi di storia e d’arte, 1982, p. 195-281; F. REXROTH, «“Finis scientie nostre est regere”. Normenkonflikte zwischen Juristen und Nichtjuristen an der spätmittelalterlichen Universitäten Köln und Basel», Zeitschrift für historische Forschung, 21, 1994, p. 315-344; S. MENZINGER, M. VALLERANI, «Giuristi e città: fiscalità, giustizia e cultura giuridica tra XII e XIII secolo. Ipotesi e percorsi di ricerca», in I comuni di Jean-Claude Maire Vigueur. Percorsi storiografici, M.T. CACIORGNA, S. CAROCCI, A. ZORZI (dir.), Roma, Viella, 2014, p. 201-234, con ampia bibliografia pregressa. Per il ruolo centrale del diritto nella cultura bassomedievale cf. D. QUAGLIONI, «Autosufficienza e primato del diritto nell’educazione giuridica preumanistica», in Sapere e/è potere. Discipline, dispute e professioni nell’università medievale e moderna. Il caso bolognese a confronto, vol. 2, Verso un nuovo sistema del sapere, A. CRISTIANI (dir.), Bologna, Comune di Bologna-Istituto per la storia di Bologna, 1990, p. 125-134.

92 U. GUALAZZINI, «Martino, Giovanni Bassiano, Azzone nella Cronaca di Giovanni prete da Cremona (sec XII)», Rivista di storia del diritto italiano, 66, 1993, p. 5-50 (p. 6).

93 Mancano riferimenti alla formazione intellettuale dei giudici negli statuti promulgati da re Roberto nel 1327 relativi agli ufficiali locali della contea di Piemonte, nei quali si ribadì soprattutto il divieto per i giudici e i notai di restare in carica per più di un anno, con l’estensione a due anni per i clavari, e l’obbligo di tenere accurati registri per le entrate ordinarie e straordinarie dei luoghi amministrati: G.M. MONTI, La dominazione angioina…, op. cit., p. 412-415, doc. 3 (1327 settembre 10).

94 Gli esempi potrebbero essere moltissimi: cito solo quello di Pietro de Episcopo, di Moncalieri, giudice della Cuneo angioina negli anni 1307-1308, e, successivamente, ufficiale apprezzato dai Savoia-Acaia, che lo scelsero come giudice generale del Piemonte, nel secondo decennio del Trecento, e come vicario di Fossano, tra il 1321 e il 1323: R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 272; Idem, «Gli Angiò e l’importazione di modelli principeschi…», op. cit., p. 107; C. BURZIO, Il principe, il giudice e il condannato. L’amministrazione della giustizia a Fossano all’inizio del Trecento, Cuneo, L’arciere, 1990, p. 24; P. BUFFO, La documentazione dei principi di Savoia-Acaia. Prassi e fisionomia di una burocrazia notarile in costruzione, Torino, Palazzo Carignano, 2017 (Biblioteca storica subalpina, 127), p. 133.

95 Sui tratti generali del reclutamento dei giudici nelle località soggette alla dominazione angioina si veda R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 246-251; per un elenco di questi ufficiali ibid., p. 264-285; P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 95-101.

96 M. DEL PIAZZO, «Altoviti, Ugo», in Dizionario biografico degli Italiani, Roma, Ist. della Enciclopedia Italiana, 1960, vol. 2, p. 580-581; sull’incarico in Mondovì: P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 99.

97 […] scribere quaternos sex de libello Gofredi vel de alio opere vel etiam glosare: Archivio di Stato di Genova, Notaio Vivaldo de Sarzano, cart. 105, fo 203 (1271 giugno 30); si veda A. FERRETTO, Codice diplomatico delle relazioni fra la Liguria, la Toscana e la Lunigiana ai tempi di Dante (1265-1321). Parte I. Dal 1265 al 1274, Roma, Artigianelli di San Giuseppe, 1901 (Atti della Società Ligure di Storia Patria, s. III, 31/1), p. 240, doc. 611. Il libellus Gofredi citato potrebbe essere l’Apparatus Decretalium Gregorii IX di Goffredo da Trani; in considerazione della professione di giudice del committente sono tuttavia incline a ipotizzare un errore di copista nella registrazione dell’autore del libellus, da emendare in Rofredi, cioè Roffredo da Benevento, autore del Libellus in iure civili; sull’opera e sull’autore si veda, con bibliografia, G. Murano, Opere diffuse per «exemplar» e pecia, Turnhout, Brepols, 2005 (Textes et Études du Moyen Âge, 29), p. 724-726, n. 826; per la presenza di quest’opera nella biblioteca di un giudice e podestà coevo cf. F. MENANT, «Des armes…», op. cit., p. 305; per il caso di un vicario angioino si veda supra, nota 29. Sugli ordines iudiciarii si veda L. FOWLER MAGERL, Ordines iudiciarii and libelli de ordine iudiciorum, Turnhout, Brepols, 1994 (Typologie des sources du Moyen Âge occidental, 63); per l’importanza di questi manuali nella formazione del giudice: M. VALLERANI, «La familia du potestat. À propos de la mobilité des officiers et de la culture juridique dans l’Italie communale», in Des sociétés en mouvement…, op. cit., p. 325-336 (p. 331-332). Mi pare invece problematica l’identificazione del testo nel libellus in versi sulla vita di Godefroy de Bouillon, proposta da A. FERRETTO, Codice diplomatico…, op. cit., p. XII.

98 P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 99; P. GRILLO, «Il comune di Mondovì…», op. cit., p. 137-138; M.T. CACIORGNA, «Forme della dominazione angioina in Italia…», op. cit., p. 233. Per la precedente professione notarile di Aleus: E. MILANO, Il «Rigestum comunis Albe», F. GABOTTO, F. EUSEBIO (éd.), Pinerolo, Tip. Chiantore-Mascarelli, 1903, vol. 2 (Biblioteca della Società Storica Subalpina, 21), p. 185-187, doc. 355 (1253 gennaio 3). Un altro esempio di giudice attestato alla pratica notarile è quello di Riccardo Peolotus di Mondovì, giudice nella sua località d’origine nel 1265 e, nel 1270, notaio palatino in una transazione tra il vescovo di Asti e il comune di Mondovì: G. GRASSI, Memorie istoriche della Chiesa vescovile di Monteregale in Piemonte dall’erezione del Vescovato sino a’ nostri tempi, vol. 2, Documenti, Torino, Stamperia Reale, 1789, p. 92-98, doc. 45 (1270 aprile 23); per il suo incarico di giudice in Mondovì: P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 99; Idem, «Il comune di Mondovì…», op. cit., p. 138.

99 Facoltoso cittadino di Grasse, risulta essere defunto nel 1267: F. BENOIT, Recueil des actes…, op. cit., vol. 2, doc. 387 (1245 giugno 7); doc. 296 (1238 luglio 12); J. COSTA RESTAGNO, «Per i rapporti medievali tra Albenga e Grasse: appunti in margine a due documenti», Provence Historique, 42, 1992, fascc. 167-168, p. 343-353 (p. 351-353, doc. 2: 1267 gennaio 12). Sulla sua carica di giudice in Cuneo: P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 98.

100 Per il controllo angioino del distretto cuneese si veda P. GRILLO, «La monarchia lontana…», op. cit., p. 90-99; sulla selezione degli ufficiali nella Valle Stura e Demonte: R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 252-253, 287-290.

101 J.-L. BONNAUD, Un État en Provence…, op. cit., Annexe II, n. 680; si veda anche Idem, «L’implantation de juristes dans les petites et moyennes villes de Provence au XIVe siècle», in La justice temporelle dans les territoires angevins. Théories et pratiques, J.-P. BOYER, A. MAILLOUX, L. VERDON (dir.), Roma, Publ. de l’École française de Rome, 2005 (Collection de l’École française de Rome, 354), p. 233-248 (p. 236, 246); J. CHIFFOLEAU, Les justices du pape…, op. cit., p. 308-309; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 288.

102 È registrato legum professor nel 1337 (anno indicato come dubitativo) in M. FOURNIER, Histoire de la science du Droit en France…, op. cit., p. 688.

103 F. CORTEZ, Les Grands officiers royaux…, op. cit., p. 247-249; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 288; J.-L. BONNAUD, Un État en Provence…, op. cit., Annexe II, n. 1101.

104 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 288-289; J.-L. BONNAUD, Un État en Provence…, op. cit., Annexe II, n. 360. Un componente della sua famiglia, il decretorum doctor Étienne de Claperiis, fu professore nello Studio di Montpellier nel 1340: M. FOURNIER, Histoire de la science du Droit en France…, op. cit., p. 554.

105 Il fenomeno è studiato a fondo in S. MENZINGER, Giuristi e politica nei comuni di Popolo. Siena, Perugia e Bologna, tre governi a confronto, Roma, Viella, 2006, con bibliografia pregressa; si veda anche Eadem, «Forme di implicazione politica dei giuristi nei governi comunali italiani del XIII secolo», in Pratiques sociales et politiques judiciaires…, op. cit., p. 191-241.

106 La bibliografia su questo tema è vastissima: per un primo orientamento si veda «Consilia» im späten Mittelalter. Zum historischen Aussagewert einer Quellengattung, I. BAUMGÄRTNER (dir.), Sigmaringen, J. Thorbecke, 1995; Legal Consulting in the Civil Law Tradition, M. ASCHERI, I. BAUMGÄRTNER, J. KIRSHNER (dir.), Berkeley, Robbins Collection, 1999; M. ASCHERI, «I ‘consilia’ come ‘acta’ processuali», in La diplomatica dei documenti giudiziari (dai placiti agli acta - sec. XII-XV). Commission Internationale de Diplomatique. X Congresso internazionale (Bologna, 12-15 settembre 2001), G. NICOLAJ (dir.), Roma, Dip. per i Beni Archivistici e Librari, Direzione generale per gli archivi, 2004, p. 309-323; ampia bibliografia in E. BRAMBILLA, Genealogie del sapere. Università, professioni giuridiche e nobiltà togata in Italia (XIII-XVII secolo). Con un saggio sull’arte della memoria, Milano, Unicopli, 2005, p. 44-47.

107 Si veda a questo proposito M. VALLERANI, «La familia du potestat…», op. cit., p. 325-336.

108 Le pergamene del monastero di S. Giulia di Brescia ora di proprietà Bettoni-Lechi. 1043-1590. Regesti, R. ZILIOLI FADEN (éd.), Brescia, Ateneo di Brescia, 1984 (Monumenta Brixiae Historica. Fontes, 7), p. 169, doc. 560 (1320 settembre 25); R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 281-282. Arimondo di Scannabecco de Ramponibus è ricordato come dottore nel 1330: G.N. ALIDOSI PASQUALI, Li dottori bolognesi…, op. cit., p. 204.

109 G. ORLANDELLI, «Alcuni documenti…», op. cit., p. 293; per la stima media del corpus di libri dei giudici bolognese si veda ibid., p. 286-294.

110 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 266.

111 In G.N. ALIDOSI PASQUALI, Li dottori bolognesi…, op. cit., p. 167 si ricorda un Milanzo d’Ordelasso Milanzi (o Milanzoli, Millelanze), confinato a Padova, nel cui Studio cittadino ebbe incarichi di docenza. Nel 1304 venne richiamato in patria: i rettori e gli studenti supplicarono il consiglio comunale di Bologna di permettere a Milanzo di abitare in città e di tenere la lettura straordinaria di diritto canonico e civile per beneficio dello Studio. Le fonti padovane registrano la presenza nella città veneta del bolognese Milancio de Milancii nel 1297, appellato come iurisperitus il primo maggio 1300: A. GLORIA, Monumenti della Università di Padova (1222-1318)…, op. cit., p. 429-430, n. 535; si veda anche p. 55, n. 616 (1299 marzo 6).

112 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 283. Filippo de Albinea è attestato come legum doctor nel febbraio 1320: C. PIANA, «Silloge di documenti dall’antico archivio di S. Francesco di Bologna», Archivum Franciscanum Historicum, 50, 1957, p. 27-82 (p. 58-62). Sullo Studio reggiano sono ancora validi i rinvii a U. GUALAZZINI, La scuola giuridica reggiana nel Medio Evo. Con appendice di documenti, Milano, A. Giuffrè, 1952; Idem, «Ancora sulla scuola giuridica reggiana nel Medio Evo», Studi parmensi, 4, 1953, p. 361-383; G. MONTECCHI, «Scuole, studenti e società a Reggio Emilia dall’XI al XIII secolo», Contributi, 3, 1978, p. 5-42; da ultimo S. BORDINI, «Studium e città. Alcune note sul caso reggiano (secoli XI-XIII)», in Medioevo reggiano. Studi in ricordo di Odoardo Rombaldi, G. BADINI, A. GAMBERINI (dir.), Milano, FrancoAngeli, 2007, p. 154-192.

113 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 237-238, 284-285; Idem, Signori di popolo…, op. cit., p. 91-144.

114 Sui centri di insegnamento del diritto a Pavia e sulla presenza di importanti giuristi nei secoli XIII-XIV, quali il canonista Bernardo da Pavia e il glossatore civilista Alberto da Pavia, limito il rinvio a G.P. MASSETTO, «La cultura giuridica civilistica», in Storia di Pavia, Pavia, Banca del Monte di Lombardia, 1990, vol. 3/2, p. 475-531; per un quadro aggiornato sulle scuole giuridiche e sulla cultura a Pavia prima della fondazione dello Studium generale si veda Almum Studium Papiense. Storia dell’Università di Pavia, vol. 1/1, Dalle origini all’età spagnola. Origini e fondazione dello Studium generale, D. MANTOVANI (dir.), Milano, Cisalpino, 2012, p. 143-216; sul primo secolo di attività dell’Università di Pavia cf. ibid., p. 219-780, con ampia bibliografia pregressa.

115 G. ROBOLINI, Notizie appartenenti alla storia della sua patria raccolte ed illustrate, Pavia, Fusi, 1830, vol. 4/1, p. 264; sulla giudicatura del 1313 si veda R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 285.

116 Il dominus Benvenutus domini Gayferii de Campexe de Papia legum doctor stipulò a Bologna un mutuo solidale ex causa cambii di moneta di Bologna da restituirsi a Milano in moneta di Pavia: Memoriali del Comune di Bologna. Anno 1270 - Memoriale 11, R. FERRARA, G. TAMBA (éd.), Bologna, Istituto per la storia dell’Università di Bologna, 1981 (Chartularium Studii Bononiensis. Documenti per la storia dell’Università di Bologna dalle origini fino al secolo XV, 14), p. 183, doc. 393 (1270 settembre 13); stipulò un secondo mutuo con Antonio Clarentis di Perugia per ventotto lire di Pavia: ibid., p. 186, doc. 398 (1270 settembre 15). Un’accurata analisi della circolazione internazionale dei codici giuridici bolognesi si legge in S. STELLING-MICHAUD, «Le transport international des manuscrits juridiques bolonais entre 1265 et 1320», in Mélanges d’histoire économique et sociale en hommage au professeur Antony Babel, Genève, La Tribune de Genève, 1963, vol. 1, p. 95-127; C. FABRIS, «Les livres des étudiants français à Bologne au début des années 1270», in Universitas scolarium. Mélanges offerts à Jacques Verger par ses anciens étudiants, C. GIRAUD, M. MORARD (dir.), Genève, Droz, 2011 (École pratique des Hautes Études. Sciences historiques et philologiques, 5. Hautes Études médiévales et modernes, 102), p. 449-465.

117 G. ROBOLINI, Notizie…, op. cit., p. 285, in cui è documentata anche la qualifica di iurisconsultus di Simone de Rapazetis; sull’ufficio di giudice da lui ricoperto nel 1314: R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 285. Il titolo legum professor nei secoli XIII-XIV poteva, in area italiana, anche essere un titolo onorifico, che ricordava una attività di docenza non necessariamente ancora praticata ma di un certo rilievo: R. FEENSTRA, «“Legum doctor”, “legum professor” et “magister” comme termes pour désigner des juristes au Moyen Âge», in Terminologie de la vie intellectuelle au Moyen Âge. Actes du colloque (Leyden-La Haye, 20-21 septembre 1985), O. WEIJERS (dir.), Turnhout, Brepols, 1988 (Comité internationale du vocabulaire des institutions et de la communication intellectuelles au Moyen Âge. Études sur le vocabulaire intellectuel du Moyen Âge, 1), p. 72-77 (p. 75-76); M. TEEUWEN, The Vocabulary of Intellectual Life in the Middle Ages, Turnhout, Brepols, 2003 (Comité internationale du vocabulaire des institutions et de la communication intellectuelles au Moyen Âge. Études sur le vocabulaire intellectuel du Moyen Âge, 10), p. 116-117.

118 U. GUALAZZINI, «Contributi alla storia della scuola giuridica cremonese nel XII e XIII secolo», in Studi in onore di Arrigo Solmi, Milano, A. Giuffrè, 1940, vol. 2, p. 67-114; Idem, Ricerche sulle scuole preuniversitarie del medioevo. Contributo di indagini sul sorgere delle università, Milano, A. Giuffrè, 1943, p. 320-323; Idem, «Martino, Giovanni Bassiano, Azzone…», op. cit., p. 5-50; M. BELLOMO, «Giuristi cremonesi e scuole padovane. Ricerche su Nicola da Cremona», in Studi in onore di Ugo Gualazzini, Milano, A. Giuffrè, 1981 (Università di Parma. Pubblicazioni della Facoltà di giurisprudenza, 49/1), p. 81-112; D. MAFFEI, «Fra Cremona, Montpellier e Palencia nel sec. XIII. Ricerche su Ugolino da Sesso», Rivista internazionale di diritto comune, 1, 1990, p. 9-30; E. CORTESE, Il diritto nella storia medievale, vol. 2, Il basso medioevo, Roma, Il cigno Galileo Galilei, 1995, p. 120. Presso queste scuole cittadine potrebbero essersi in parte formati i giuristi Omobono Morisio e Osberto da Cremona: U. GUALAZZINI, «Il “Populus Cremonae” e l’autonomia del Comune», Rivista di storia del diritto italiano, 11, 1938, p. 317-366, 512-555 (p. 532); M. SEMERARO, Osberto da Cremona. Un giurista nell’età del diritto comune, Roma, Viella, 2000, p. 9-15.

119 G. BRESCIANI, Il Collegio dei dottori della città di Cremona, conti, e cavalieri, con le loro dignità, e privilegij, Cremona, G.P. Zanni, 1652, p. 17. Sulla carica di giudice di Asti: R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 267.

120 Occorreva inoltre essere cittadini cremonesi da almeno due generazioni e non avere meno di venticinque anni: G. BRESCIANI, Il Collegio dei dottori della città di Cremona…, op. cit., p. 13.

121 E. GUASCO GUALLARATI DI BISIO, «Trascrizione di atti interessanti i Solaro astigiani», Rivista di storia, arte e archeologia per le provincie di Alessandria e Asti, 52, 1943, p. 38-39, doc. 71 (1332 febbraio 2); R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 268, 280.

122 G. CASIRAGHI, «La Carta Studii di Vercelli. Note di paleografia e diplomatica», in Carta Studii et Scolarium Commorancium in Studio Vercellarum. 4 aprile 1228. Intorno al primo documento della Università medievale di Vercelli, G. CANTINO WATAGHIN, S. LOMARTIRE (dir.), Alessandria-Novara-Vercelli, Università del Piemonte Orientale, 2005, p. 39-45 (p. 43-44).

123 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 266, 268. Sulla cultura retorico-giuridica dei giudici al servizio dei podestà si veda E. ARTIFONI, «Notes sur les équipes des podestats…», op. cit., p. 315-324.

124 Le chiose di Gasapino sono tràdite nel codice M.I.7 della Biblioteca capitolare di Busto Arsizio: sul testo e sull’autore cf. G. ZANELLA, Note cronistiche del cremonese Gasapino Antegnati (sec. XIII-XIV) da un manoscritto del «Pomerium Ravennatis Ecclesie» di Riccobaldo da Ferrara, Cremona, Turris, 1991; cf. anche U. GUALAZZINI, «Martino, Giovanni Bassiano, Azzone…», op. cit., p. 5-13; J.-M. MOEGLIN, «Henry VII et l’honneur de la majesté impériale. Les redditions de Crémone et de Brescia (1311)», in Penser le pouvoir au Moyen Âge (VIIIe-XVe siècle). Études d’histoire et de littérature offertes à Françoise Autrand, J. VERGER, D. BOUTET (dir.), Paris, Editions Rue d’Ulm, 2000, p. 211-245 (p. 220-223); L. TROMBONI, «Gasapinus de Antegnatis», in Compendium Auctorum Latinorum Medii Aevi (500-1500), Firenze, Sismel, 2012, vol. 4/1, p. 59.

125 P. GRILLO, «La monarchia lontana…», op. cit., p. 74; Idem, «Il comune di Mondovì…», op. cit., p. 141; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 273, 277. Nella prima metà del Trecento i della Torre espressero sei ufficiali, per un totale di dieci incarichi: ibid., p. 256.

126 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 271.

127 BENVENUTO DI SAN GIORGIO, Historia Montisferrati, in Rerum italicarum scriptores, Mediolani, ex Typ. Societatis Palatinae in Regia Curia, 1733, vol. 23, col. 538. Viene registrato come semplice peritus in diritto nella redazione italiana della cronaca, con emendamenti apportati da Giuseppe Vernazza: BENVENUTO DI SANGIORGIO, Cronica del Monferrato, G. VERNAZZA (éd.), Torino, O. Derossi, 1780, p. 186.

128 Cf. P. ROSSO, «Parcours de formation intellectuelle…», op. cit.

129 G. COLUCCI, Delle antichità picene, vol. 19/4, Delle antichità del medio e dell’infimo evo, Fermo, G.A. Paccaroni, 1793, p. 81; V. POGGI, Series rectorum Reipublicae Genuensis…, op. cit., p. 214. Matteo di Norcia è ricordato legum doctor nella copia autentica, tratta nel settembre 1332, di un atto del 1262, con cui Carlo d’Angiò e la moglie Beatrice, conti di Provenza, stipularono una convenzione con gli ambasciatori genovesi Tedisio Fieschi, Bovarello Grimaldi e Marchisino de Cassino: I Libri Iurium della Repubblica di Genova, S. DELLACASA (éd.), Roma, Ministero per i beni e le attività culturali, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1998, vol. 1/4 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Fonti, 28. Fonti per la Storia della Liguria, 11), p. 481-492, doc. 819 (1262 luglio 21; 1332 settembre 23). Sull’eterogeneità del gruppo di giudici attivi a Genova per i rettori angioini cf. R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 248.

130 Il considerevole numero di semplici iurisperiti con ruoli giudiziari è un fenomeno generalizzato per tutto il XIV secolo, a dimostrazione degli ampi spazi di affermazione a disposizioni dei iuris doctores, non solo nelle magistrature locali ma anche in quelle centrali. Per una realtà studiata a fondo, quella della Sicilia aragonese, si veda A. ROMANO, «Legum doctores» e cultura giuridica nella Sicilia aragonese. Tendenze, opere, ruoli, Milano, A. Giuffrè, 1984, in particolare p. 96-107.

131 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 288; J.-L. BONNAUD, Un État en Provence…, op. cit., Annexe II, n. 1006.

132 Ibid., Annexe II, n. 621.

133 Ibid., Annexe II, n. 587.

134 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 272.

135 J.-L. BONNAUD, Un État en Provence…, op. cit., Annexe II, n. 874.

136 B. CARANTI, La certosa di Pesio. Storia illustrata e documentata, Torino, Tip. Camilla e Bertolero, 1900, vol. 1, p. 115-117, doc. 111 (1343 settembre 3); P. GRILLO, «La monarchia lontana…», op. cit., p. 74; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 273-274; sulla domus Rodulforum di Cuneo si veda R. COMBA, «Fra vita ecclesiastico-religiosa e disciplinamento sociale», in Storia di Cuneo e del suo territorio…, op. cit., p. 241-268 (p. 244).

137 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 275.

138 Nel 1313 fu anche assessore del vicario angioino, l’astigiano Isnardo de Caliano: Ibid., p. 273; P. GRILLO, «Il comune di Mondovì…», op. cit., p. 140. Compare con il titolo di iurisperitus in B. CARANTI, La certosa di Pesio…, op. cit., vol. 2, p. 233 (1313 febbraio 14); V. ANGIUS, Sulle famiglie nobili della monarchia di Savoia fregiate de’ rispettivi stemmi, Torino, Tip. G. Cassone, 1857, vol. 4, p. 409-410 (1330 febbraio 13); G. BARELLI, Il «Liber instrumentorum» del Comune di Mondovì, Pinerolo, Tip. Chiantore-Mascarelli, 1904 (Biblioteca della Società Storica Subalpina, 24), p. 239-242, doc. 96 (1338 dicembre 23).

139 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 267, 271. È documentato con la qualifica di iurisperitus nel 1330: F. GABOTTO, F. GUASCO DI BISIO, Il Libro Rosso del Comune di Chieri, Pinerolo, Tip. Brignolo, 1918 (Biblioteca della Società Storica Subalpina, 75), p. 316-320, doc. 185 (1330 giugno 28).

140 B. GUILLEMAIN, La cour pontificale d’Avignon (1309-1376). Étude d’une société, Paris, E. De Boccard, 1962, p. 644, nota 93; J. CHIFFOLEAU, Les justices du pape…, op. cit., p. 286; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 277; Idem, La domination angevine en Italie du Nord…, op. cit., p. 28; J.-L. BONNAUD, Un État en Provence…, op. cit., Annexe II, n. 623.

141 A Vercelli fu giudice insieme al iuris utriusque peritus Guglielmo Cagnoli: Archivio Capitolare di Vercelli, Atti di vescovi, cartella XXI (1330-1361) (1338 luglio 31). Per la giudicatura di Alba cf. R. RAO, «Alba nella prima metà del Trecento…», op. cit., p. 183.

142 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 263, 278. Venne immatricolato come giudice e magister nel collegio dei notai e dei giudici della sua città: Archivio di Stato di Pavia, Fondo Notarile, 16404, fo 18vo.

143 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 268.

144 Documents relatifs a l’histoire du Vallais, J. GREMAUD (éd.), Lausanne, Bridel, 1884, vol. 5, p. 52-53, 114; R.A. MARINI, «Gli Statuti di Villafranca Piemonte (1384) con altri documenti e memorie storiche del luogo», Miscellanea di storia italiana, s. III, 18, 1918, p. 7-269 (p. 10-11, 1378 marzo 19).

145 Archivio Capitolare di Vercelli, Atti privati, cartella XXVII (1308 maggio 26); R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 265; Idem, «Alba nella prima metà del Trecento…», op. cit., p. 183; sulla qualifica di iurisperitus: F. GABOTTO, Appendice documentaria…, op. cit., p. 302-304, doc. 183 (1322 dicembre 29); per la sua iscrizione al collegio dei notai di Cremona: V. LANCETTI, Biografia cremonese…, op. cit., vol. 1, p. 532.

146 V. POGGI, Series rectorum Reipublicae Genuensis…, op. cit., p. 210; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 278, 280.

147 Ibid., p. 281. È attestato iurisperitus nel dicembre 1330: JACOBUS MALVECIUS, Chronicon Brixianum ab origine urbis ad annum usque 1332, in L.A. MURATORI, Rerum Italicarum Scriptores, Mediolani, ex Typ. Societatis Palatinae in Regia Curia, 1729, vol. 14, coll. 774-1004 (coll. 1002-1003).

148 JACOBUS MALVECIUS, Chronicon Brixianum…, op. cit., col. 1002; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 282. Per gli anni della dominazione di Carlo I su Brescia posso segnalare un altro esperto del diritto, questa volta non locale, scelto alla carica di giudice della città nel 1273, cioè il piacentino Alberto Rossi, nel 1303 attestato nel collegio dei giudici di Piacenza: P.M. CAMPI, Dell’historia ecclesiastica di Piacenza, Piacenza, G. Bazachi, 1662, vol. 3, p. 37-38; è registrato tra i membri del collegio dei giudici della città di Padova nel 1318: A. GLORIA, Monumenti della Università di Padova (1222-1318)…, op. cit., p. 81, n. 646 (1318 novembre 20).

149 Si veda supra, nota 45, anche per la famiglia Trotti.

150 Quest’ultima famiglia aveva partecipato alla fondazione della città di Alessandria: G.B. CROLLALANZA, Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti, Pisa, presso la direzione del Giornale araldico, 1886, vol. 1, p. 453.

151 G.B. MORIONDO, Monumenta Aquensia, Torino, ex Typ. Regia, 1789, col. 586 (1342 maggio 6); Raphaelis Lumelli alexandrini atque clarissimi saeculi XVI scriptoris Commentaria, in Memorie politiche civili e militari della città di Alessandria dall’anno della fondazione MCLXVIII al MCCXIII di Giuseppe Ottaviano Bissati e Vecchi cronisti alessandrini, L. MADARO (éd.), Casale, Tip. Bellatore e C., 1926, p. 264. È ancora attestato come iurisperitus nel 1343: G.M. MONTI, La dominazione angioina…, op. cit., p. 388-389, doc. 31 (1343 luglio 11); sulla carica di giudice di Chieri: R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 270.

152 G. GHILINI, Annali di Alessandria, overo le cose accadute in essa città […] sino al MDCLIX, Milano, G. Marelli, 1666, p. 69, 71; R. RAO, «Alba nella prima metà del Trecento…», op. cit., p. 183.

153 Codex Statutorum magnifice communitatis atque diocaesis Alexandrinae ad reipublicae utilitatem noviter excusi, Alesandria, Moscheni, 1547, p. 379; sull’incarico di giudice in Asti: R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 267.

154 Codex Statutorum magnifice communitatis atque diocaesis Alexandrinae…, op. cit., p. 1.

155 Sul giurista si veda H. KANTOROWICZ, «De pugna. La letteratura longobardistica sul duello giudiziario», in Rechtshistorische Schriften, H. COING, G. IMMEL (dir.), Karlsruhe, Müller, 1970, p. 255-271 (p. 269-270); G. D’AMELIO, Indagini sulla transazione nella dottrina intermedia, Milano, A. Giuffrè, 1972, p. 157-160; G. GIORDANENGO, Le droit féodal dans les pays de droit écrit. L’exemple de la Provence et du Dauphiné XIIe - début XIVe siècle, Roma, Publ. de l’École française de Rome, 1988 (Bibliothèque des Écoles françaises d’Athènes et de Rome, 266), p. 135; F. MARTINO, Federico II: il legislatore e gli interpreti, Milano, A. Giuffrè, 1988, p. 70, nota 33; M. MONTORZI, Diritto feudale nel basso medioevo. Materiali di lavoro e strumenti critici per l’esegesi della glossa ordinaria ai Libri feudorum, Torino, Giappichelli, 1991, p. 32-33, nota 92; C.E. TAVILLA, Homo alterius: i rapporti di dipendenza personale nella dottrina del Duecento. Il trattato De hominiciis di Martino da Fano, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1993, p. 211-212; G. SANTINI, «I giuristi di Federico II: i giuristi di scuola, gli artefici dello Stato», in Federico II e l’Italia. Percorsi, Luoghi, Segni e Strumenti, Roma, Editalia, 1995, p. 169-177 (p. 173).

156 Le posizioni di Gambarini e di altri giuristi attivi nel Regnum Siciliae in epoca angioina sul tema di giurisdizione feudale sono richiamate in C.E. TAVILLA, Homo alterius…, op. cit., p. 184-188.

157 M. MONTORZI, Diritto feudale…, op. cit., p. 32, nota 92. La tipologia dell’opera è indicata dallo stesso titolo, Margarita; il medesimo Gambarini definì il suo testo sumula usus feudorum nell’explicit. Questo orientamento essenzialmente tecnico si riscontra in gran parte dei giuristi che si avvicinarono allo studio delle istituzioni e delle regole del diritto feudale: G. GIORDANENGO, «La littérature juridique féodale», in Le vassal, le fief et l’écrit. Pratiques d’écriture et enjeux documentaires dans le champ de la féodalité (XIe-XVe s.), Lovain-la-Neuve, Inst. d’études médiévales de l’Université Catholique de Louvain, 2007, p. 11-34.

158 G. SANTINI, «I giuristi di Federico II…», op. cit., p. 173.

159 I Biscioni…, op. cit., p. 213, n. 97; per il soggiorno dei due giuristi in Vercelli: P. ROSSO, Studio e poteri…, op. cit., p. 57-59; sul giurista Guido da Suzzara cf. G. MAZZANTI, «Guido da Suzzara», in Dizionario biografico degli Italiani, Roma, Ist. della Enciclopedia Italiana, 2003, vol. 61, p. 421-426.

160 Cioè dal dominus Pietro Trotti, rettore del Popolo, dai consoli e dagli anziani del Popolo: Archivio di Stato di Torino, Paesi, Monferrato, Feudi per A e per B, mz. 5, doc. 20; A. LUONGO, «Istituzioni comunali e forme di governo personale ad Alessandria nel XIII secolo», Reti Medievali Rivista, 12, 2011, fasc. 2 (URL: http://rivista.retimedievali.it), p. 215-249 (p. 242-243).

161 P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 100; M.T. CACIORGNA, «L’influenza angioina in Italia…», op. cit., p. 223-224.

162 Archivio di Stato di Torino, Paesi, Paesi per A e per B, A, mz. 12, doc. 2 (1293 maggio 24); cf. anche M. MONTORZI, Diritto feudale…, op. cit., p. 32, nota 92.

163 C. TURLETTI, Storia di Savigliano corredata di documenti, Savigliano, Tip. Bressa, 1888, vol. 4, p. 296, doc. 194 (1342 giugno 13). Nel 1359 il Consiglio generale di Alessandria incaricò Luchino Gambarini e altri giuristi di modificare gli statuti cittadini: G. GHILINI, Annali di Alessandria…, op. cit., p. 71; per i suoi incarichi nell’ufficialità angioina: R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 265, 270, 277.

164 V. POGGI, Series rectorum Reipublicae Genuensis…, op. cit., p. 197; I Libri Iurium della Repubblica di Genova…, op. cit., vol. 1/8, p. 97-99, doc. 1270 (1320 novembre 13).

165 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 282.

166 Sul manoscritto si veda Die lateinischen Handschriften der Sammlung Hamilton zu Berlin, H. Boese (éd.), Wiesbaden, O. Harrassowitz, 1966, p. 173-174. Il codice, con decorazioni in stile bolognese, trasmette al fo 328vo la nota di possesso Iste liber est Antonii de Landis de Mutina; all’inizio del Quattrocento il codice circolò anche in Napoli e, alla fine del XVII secolo, in Provenza, dove fu posseduto da Pierre de Coriolis de Villeneuve, marchese d’Espinouse e barone di Corbières. Per Niccolò de Matarellis cf. supra, nota 49.

167 G. VERCI, Storia Della Marca Trivigiana e Veronese, Venezia, G. Storti, 1788, vol. 9, p. 68-69, doc. 984 (1325 giugno 25).

168 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 264, 271-273, 277.

169 Uffreduccio acquistò il libro dal libraio Cardinale di Paganelli da Forlì: Memoriali del Comune di Bologna…, op. cit., p. 50, doc. 92 (1270 maggio 5). La conferma che Uffreduccio di Boxius sia proprio il giudice perugino attivo in Piemonte è data dall’atto di giuramento di fedeltà di Savigliano a Roberto d’Angiò, dell’aprile 1309, nel quale il giudice compare come Ufredinus de Bovixio: C. TURLETTI, Storia di Savigliano…, op. cit., p. 231-237, doc. 153 (1309 aprile 22). L’estensore del documento deve avere confuso il termine, per lui più consueto, de Bovixio – cioè da Boves, località presso Cuneo – per de Boxio.

170 Per le competenze degli ufficiali finanziari e per il loro reclutamento nella prima fase della dominazione angioina nell’Italia settentrionale si veda P. MAINONI, «Il governo del re. Finanza e fiscalità nelle città angioine (Piemonte e Lombardia al tempo di Carlo I d’Angiò)», in Gli Angiò nell’Italia nord-occidentale (1259-1382)…, op. cit., p. 103-137.

171 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 246-251 (citazione a p. 249).

172 R. FEENSTRA, «“Legum doctor”»…, op. cit., p. 72-77; M. TEEUWEN, The Vocabulary of Intellectual Life…, op. cit., p. 95-97.

173 Sulla formazione culturale di questi ufficiali durante la dominazione angioina nell’Italia settentrionale cf. P. ROSSO, «Parcours de formation intellectuelle…», op. cit.

174 Per una introduzione al tema dei chierici notai attivi nell’area subalpina si veda G.G. FISSORE, «“Iacobus Sarrachus notarius et scopolanus Astensis ecclesie”: i chierici notai nella documentazione capitolare e vescovile ad Asti fra XIII e XIV secolo», in Studi in memoria di Giorgio Costamagna, Genova, nella sede della Società Ligure di Storia Patria, 2003 (Atti della Società Ligure di Storia Patria, n. s., 43/1), p. 365-414; A. OLIVIERI, «Per la storia dei notai chierici: il caso del Piemonte», ibid., p. 701-738.

175 Sull’articolato tema della partecipazione, a diverso livello, dei chierici agli apparati di governo limito il rinvio, da ultimo, a Église et État, Église ou État? Les clercs et la genèse de l’État moderne. Actes de la conférence organisée à Bourges en 2011 par SAS et l’université d’Orléans en l’honneur d’Hélène Millet, C. BARRALIS et al. (dir.), Paris-Roma, Publ. de la Sorbonne; Publ. de l’École française de Rome, 2014 (Histoire ancienne et médiévale, 125. Collection de l’École française de Rome, 485).

176 P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 97; P. MAINONI, «Il governo del re…», op. cit., p. 124; P. ROSSO, «Parcours de formation intellectuelle…», op. cit.

177 P. GRILLO, «Un dominio multiforme…», op. cit., p. 97; P. MAINONI, «Il governo del re…», op. cit., p. 124; i suoi titoli di magister e di clericus sono ricordato in I registri della cancelleria angioina ricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli Archivisti Napoletani, Napoli, presso l’Accademia Pontaniana, 1957, vol. 10, p. 274-275, doc. 46 (1274 marzo 10); Gli atti perduti della cancelleria angioina…, op. cit., vol. 2, p. 98, doc. 748.

178 Il suo insegnamento è documentato negli anni 1346-1347: G.M. MONTI, «L’età angioina…», op. cit., p. 83. Per l’incarico monregalese: P. GRILLO, «Il comune di Mondovì…», op. cit., p. 141; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 276. È forse da identificare nell’omonimo cappellano regio, attestato a partire dal 1316: P. ROSSO, «Parcours de formation intellectuelle…», op. cit.

179 P. GRILLO, «La monarchia lontana…», op. cit., p. 76; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 272.

180 La preferenza dei comuni lombardi per la nomina di Umiliati a ruoli di gestione finanziaria è spiegabile col carattere presto assunto dall’ordine di azienda commerciale, dove tutto dì si maneggia denaro, si contratta con mercanti e rivenditori: L. ZANONI, Gli Umiliati nei loro rapporti con l’eresia, l’industria della lana ed i Comuni nei secoli XII e XIII, sulla scorta di documenti inediti, Milano, Hoepli, 1911 (Bibliotheca Historica Italica. Series altera, 2), p. 216-243 (p. 220). Tra l’ampia bibliografia sulle relazioni intercorse fra gli ordini religiosi, soprattutto quelli mendicanti, e l’economia circoscrivo il rinvio a J. CHIFFOLEAU, «Usus pauper? Les franciscains, la règle et l’argent en Avignon (vers 1360-vers 1430)», in Horizons marins, itinéraires spirituels (Ve-XVIIIe s.). Mélanges offerts à M. Mollat, vol. 1, Mentalités et sociétés, H. DUBOIS, J.-C. HOCQUET, A. VAUCHEZ (dir.), Paris, Publ. de la Sorbonne, 1987, p. 135-149; G. TODESCHINI, «“Quantum valet?”. Alle origini di un’economia della povertà», Bullettino dell’Istituto Storico Italiano per il Medioevo, 98, 1992, p. 173-234; Idem, Ricchezza francescana. Dalla povertà volontaria alla società di mercato, Bologna, Il Mulino, 2004; Économie et religion. L’expérience des ordres mendiants (fin XIIIe-XVe siècles), N. BERIOU, J. CHIFFOLEAU (dir.), Lyon, Presses Universitaires de Lyon, 2009; C. LENOBLE, L’exercice de la pauvreté. Économie et religion chez les franciscains d’Avignon (XIIIe-XVe siècle), Rennes, Presses Universitaires de Rennes, 2013. Gli accordi stipulati nel 1271 tra la città di Piacenza e Carlo I prevedevano che il clavario regio dovesse essere affiancato da due fratres, scelti in massima parte fra gli Umiliati: P. MAINONI, «Il governo del re…», op. cit., p. 121, nota 91; questo avveniva analogamente anche a Brescia: ibid., p. 122.

181 L. ASTEGIANO, Codice diplomatico cremonese…, op. cit., vol. 2, p. 140, n. 81; C.F. WEBER, «Cremona: a case study», in Churchmen and Urban Government in Late Medieval Italy, c. 1200-c. 1450. Cases and Contexts, F. ANDREWS, M.A. PINCELLI (dir.), Cambridge, Cambridge University Press, 2013, p. 86-107 (p. 103-107).

182 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 283-284. Per la presenza di Cabrino in Cremona si veda Le pergamene degli Umiliati di Cremona, V. D’ALESSANDRO (éd.), Palermo, U. Manfredi, 1964, p. 144-147, doc. 44 (1308 febbraio 13): in questo documento frate Cabrino risulta essere ministro degli Umiliati del convento di Santa Caterina; nel 1328 era invece semplice frate della stessa domus: ibid., p. 187-189, doc. 60 (1328 ottobre 9).

183 R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 249, 284. Per un elenco dei massari nella Cremona angioina cf. ibid., p. 283-284.

184 Ibid., p. 249, 269.

185 Cf. supra, note 74-75. La notevole presenza di notai tra i clavari attivi in Provenza è rimarcata in J.-L. BONNAUD, Un État en Provence…, op. cit., p. 50-57.

186 Cf. P. ROSSO, «Parcours de formation intellectuelle…», op. cit.

187 G.B. ADRIANI, Degli antichi signori di Sarmatorio Manzano e Monfalcone indi degli Operti Fossanesi. Memorie storico-genealogiche corredate di molti documenti inediti, Torino, Tip. G. Cassone, 1853, p. 250-256; R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 274.

188 Gli statuti promulgati nel 1327 da re Roberto introdussero l’obbligo per i clavari di tenere un registro delle entrate: G.M. MONTI, La dominazione angioina…, op. cit., p. 412-415, doc. 3.

189 Rispettivamente R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 276 e p. 265, 269.

190 Risulta essere notaio del Sacro palazzo e scriba ad officium Gabellae Magnae in atti del 25 ottobre e 27 dicembre 1305: A. CAVALCABÒ, «I rettori di Cremona», Bollettino storico cremonese, 20, 1955-1957, p. 107-153 (p. 153); fu attivo come notaio in Cremona nel primo trentennio del XIV secolo: Archivio di Stato di Cremona, Fondo Notarile, Pergamene, n. 35 (1335 settembre 12); Le pergamene degli Umiliati di Cremona…, op. cit., p. 337, s. v. Benadusius de Gurata. Per l’incarico di massaro in Cremona si veda R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 283.

191 J.-L. BONNAUD, Un État en Provence…, op. cit., Annexe II, n. 574.

192 Ibid., Annexe II, n. 371. Ulteriori esempi in R. RAO, «La circolazione degli ufficiali…», op. cit., p. 253.

193 Ibid., p. 289-290; J.-L. BONNAUD, Un État en Provence…, op. cit., Annexe II, n. 658.

194 Nella selezione dell’ufficialità in altre realtà territoriali prevalsero invece logiche maggiormente condizionate da valutazioni politiche: per l’area toscana cf. A. ZORZI, «Lo stato territoriale fiorentino (secoli XIV-XV): aspetti giurisdizionali», Società e storia, 50, 1990, p. 799-825 (p. 820-822).

195 Cf. E. ARTIFONI, «I podestà professionali e la fondazione retorica della politica comunale», Quaderni Storici, n. s., 63, 1986, p. 687-719 (p. 691).

196 Anche le capacità in regimine richieste al vicario non sembrano essere difformi da quelle che ci si attendeva dai podestà: ibid., p. 692-693.

197 Tra i libri posseduti da questi ufficiali angioini non ho incontrato traccia della strumentazione indirizzata alla formazione dell’uomo destinato alla pratica politica, cioè la manualistica de regimine civitatum e altri testi di natura retorica e storica, di poesia epica o di letteratura cortese. Sull’ibridazione dei saperi che ha caratterizzato il profilo culturale degli intellettuali italiani impegnati nell’esercizio della politica rinvio agli studi fondamentali di Enrico Artifoni, di cui ricordo almeno: «I podestà professionali…», op. cit., p. 687-719; «Prudenza nel consigliare. L’educazione del cittadino nel “Liber consolationis et consilii” di Albertano da Brescia (1246)», in Consilium. Teorie e pratiche del consigliare nella cultura medievale, C. CASAGRANDE, C. CRISCIANI, S. VECCHIO (dir.), Firenze, Sismel, 2004 (Micrologus’ Library, 10), p. 195-216; «Notes sur les équipes des podestats…», op. cit., p. 315-326; si veda da ultimo anche E. COCCIA, S. PIRON, «Poésie, sciences et politique. Une génération d’intellectuels italiens (1290-1330)», Revue de synthèse, s. VI, 129, 2008, n. 4, p. 549-586.

198 L’apporto di personale itinerante di governo dato dalla Padova comunale è studiato in P. BORTOLAMI, «Politica e cultura…», op. cit., p. 239-241.

199 J.-C. MAIRE VIGUEUR, «Flussi, circuiti e profili», in I podestà dell’Italia comunale…, op. cit., vol. 2, p. 897-1099 (p. 1099).

200 Interessanti casi di docenti dell’Università di Padova che assunsero la podesteria nella stessa città veneta, favorendo probabilmente l’arrivo di conterranei per insegnarvi o per assumervi ruoli politici, si leggono in P. BORTOLAMI, «Politica e cultura…», op. cit., p. 242-245; sulle relazioni tra la città di Padova e lo Studio cf. anche Idem, «Studenti e città nel primo secolo dello Studio padovano», in Studenti, Università, città nella storia padovana. Atti del Convegno (Padova, 6-8 febbraio 1998), F. PIOVAN, L. SITRAN REA (dir.), Trieste, Lint, 2001 (Contributi alla storia dell’Università di Padova, 34), p. 3-27. Sulle forme di interazione tra Studium e pratiche di governo si veda H.G. WALTER, «Die Anfänge des Rechtsstudium und die kommunale Welt Italiens im Hochmittelalter», in Schulen und Studium im sozialen Wandel des hohen und späten Mittelalters, J. FRIED (dir.), Sigmaringen, J. Thorbecke, 1986, p. 121-162.

201 E. CORTESE, Il diritto nella storia medievale…, op. cit., p. 116-143; Idem, «Scienza di giudici e scienza di professori tra XII e XIII secolo», in Idem, Scritti, I. BIROCCHI, U. PETRONIO (dir.), Spoleto, Centro italiano di studi sull’alto Medioevo, 1999, vol. 1, p. 691-746; S. MENZINGER, «Forme di implicazione politica…», op. cit., p. 195-196.

202 P. GRILLO, «Il comune di Alba…», op. cit., p. 139; R. RAO, «Alba nella prima metà del Trecento…», op. cit., p. 170-171; cf. anche supra, nota 10.

203 In questa tabella e in quella seguente ho computato tra i giurisperiti anche i vicari e i giudici la cui formazione, in assenza del titolo di iurisperitus, è desumibile da notizie relative a fondi librari di natura giuridica.

204 L’ufficiale che ha tenuto più di un incarico è stato computato in tutte le località dove ha prestato servizio.




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Paolo  Rosso

Università degli studi di Torino

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Paolo Rosso, « Strategie di reclutamento e profili intellettuali dell’ufficialità locale angioina nell’Italia nord-occidentale (1259-1382) », Mémoire des princes angevins 2013-2017, 10  | mis en ligne le 30/11/2017  | consulté le 05/12/2019  | URL : https://mpa.univ-st-etienne.fr:443/index.php?id=302.