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Serena Morelli,

Ricordo di Sylvie Pollastri. Storica della feudalità angioina

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1Sylvie Pollastri è scomparsa prematuramente a Bari nel maggio 2021. Nata il 7 agosto 1962 a-Chateaux d’Oex in Svizzera, è stata una delle pioniere della nuova fase di studi che ha investito le ricerche sul Mezzogiorno angioino dalla seconda metà del secolo scorso. Dopo aver conseguito la MaÎtrise in Histoire Médiévale presso l’Université de Nice nel 1985, Sylvie Pollastri è arrivata a Napoli come borsista dell’Istituto italiano di studi storici nell’anno accademico 1987-88, e da allora è rimasta a vivere in Italia meridionale, prima a Napoli, dove ha collaborato con Giuliana Vitale presso l’Istituto Universitario Orientale, poi in Basilicata dove la sua attività, senza mai abbandonare la medievistica, si è incentrata anche sullo studio e sull’insegnamento della lingua francese all’Università SSML Mediazione linguistica Nelson Mandela di Matera (ha conseguito la Licence Linguistique appliquée (Français langue étrangère), all’Université Stendhal-Grenoble 3), e infine in Puglia dove i suoi interessi per le lingue hanno trovato spazio, oltre che nell’Ateneo foggiano, anche all’interno del Grec, gruppo di studiosi della letteratura francese ultra-contemporanea.

2L’obiettivo della sua ricerca sul medioevo era quello di studiare le famiglie signorili giunte nell’Italia meridionale al seguito del conte di Provenza Carlo d’Angiò che, divenuto sovrano del Regno di Sicilia nel 1266, inaugurò la lunga dinastia angioina nell’Italia meridionale. Un progetto coraggioso ed ambizioso perché la giovane ricercatrice aveva deciso di scavare in un contesto documentario falcidiato dalla distruzione delle principali fonti di riferimento, e, forse anche per questo, poco praticato dai medievisti del Mezzogiorno italiano, che dalla metà del XX secolo hanno prediletto gli studi aragonesi. La ricerca l’ha portata, per decenni, a scandagliare gli archivi dell’Italia meridionale e a frequentare con assiduità la sala diplomatica dell’Archivio di Stato di Napoli, principale deposito della memoria storica del Regno, ricchissimo di tesori nascosti e in parte ancora inesplorati. Con passione e intelligenza ha voluto quindi misurarsi con i fondi pergamenacei superstiti e con l’intricato sistema di ricostruzione dei registri della Cancelleria angioina, avviando con le fonti, ostiche ma anche ricche di sorprese, un dialogo che non si è mai interrotto.

3Le sue prime pubblicazioni hanno contribuito a dare una svolta decisiva alle interpretazioni storiografiche sulla presenza degli stranieri nell’Italia meridionale. Seguendo le biografie di coloro che erano giunti con il sovrano, la studiosa ha analizzato le proporzioni tra numero di arrivi e di radicati, ne ha studiato le origini sociali e le loro connessioni con la società regnicola, contribuendo a disegnare un quadro che ha lasciato poco spazio alla resistente, pur se ottocentesca, teoria delle dominazioni, secondo la quale le origini della questione meridionale erano da individuare nell’alternarsi nel Mezzogiorno di dinastie straniere.

4Accanto al tema dell’innesto dei signori giunti d’Oltralpe, ve n’è un altro che pure ha contraddistinto il suo lavoro: la peculiare visuale con la quale ha affrontato lo studio dell’eminenza. Un argomento che era ancora poco frequentato per il regno angioino e che l’ha portata ad osservare la feudalità attraverso i suoi consolidamenti territoriali, la costruzione di lignaggi, le alleanze, le strategie matrimoniali, i sistemi di successione.

5I suoi studi sono confluiti in una poderosa tesi di dottorato, conseguito nel 1994 presso l’Université Paris X-Nanterre, in numerosi saggi su alcune famiglie particolarmente incisive nelle vicende del Mezzogiorno, come i Ruffo, i Sanseverino, i Burson ed i Caetani e, più tardi, nella monografia pubblicata a Parigi nel 2011 : Le lignage et le fief. L’affirmation du milieu comtal et la construction des états féodaux sous les Angevins de Naples (1265-1435). Con questo lavoro è giunto a compimento il percorso più che ventennale di ricerche sull’aristocrazia feudale angioina.

6Le riflessioni sul consolidamento della feudalità, attraverso l’assegnazione da parte della monarchia di nuove contee, hanno spinto la studiosa a misurarsi con la formazione trecentesca di veri e propri stati territoriali signorili che furono appannaggio di signori dotati di ampie concessioni e privilegi fiscali e giurisdizionali. Attraverso la costruzione di complesse e articolate genealogie, Sylvie Pollastri ha individuato con inequivocabile eloquenza la relazioni tra elementi autoctoni ed esponenti di famiglie giunte con i sovrani ma radicatesi nel Regno grazie ad astute e lungimiranti politiche matrimoniali. Sono sue, ad esempio, le tabelle ed i grafici, posti in appendice al volume di Giuliana Vitale sulle élites della Napoli angioino-aragonese, che illustrano i legami familiari e gli intrecci politici instaurati a partire dalla fine del Duecento tra il patriziato napoletano e le famiglie di origine feudale radicate nelle provincie del Regno. Suoi i saggi nei quali viene ricostruita la formazione del casato dei Gaetani.

7Da questo punto di vista il lavoro condotto negli anni Novanta presso l’archivio della famiglia e confluito nel volume che raccoglie circa 300 documenti concernenti le vicende familiari e patrimoniali della famiglia Gaetani di Fondi, può essere considerato esemplare sia dell’impostazione storiografica della studiosa, che del metodo seguito (Les Gaetani de Fondi. Recueil d’actes. 1174-1623, Roma 1998). Trattandosi prevalentemente di concessioni di feudi, di rendite, di uffici e autorizzazioni di successioni, le fonti hanno consentito alla studiosa di ripercorrere le tappe della formazione e del consolidamento della signoria territoriale dei Gaetani. Questa, nel giro di circa trent’anni, ottenne il dominio di un’ampia area che aveva per centro le contee di Caserta e di Fondi e si estendeva su un territorio di frontiera che da Sermoneta nel Lazio giungeva alle province napoletane della Terra di Lavoro, dominando così l’importante asse viario della via Appia. La peculiare collocazione della signoria ha reso singolari ed uniche le vicende di una famiglia che si destreggiò tra sistemi di successione differenti tra loro, quello diffuso nello Stato della Chiesa e quello regnicolo.

8Anche la storia dei Gaetani però, nonostante queste prerogative, ha consentito a Sylvie Pollastri di individuare quelli che possono essere considerati i suoi paradigmi interpretativi della vicenda della feudalità nel Mezzogiorno angioino: il rapporto privilegiato con la monarchia, veicolo di promozione sociale, gli incarichi amministrativi, le intricate alleanze matrimoniali. Questi aspetti caratterizzarono le famiglie signorili, in una comunanza di interessi con la monarchia che consente di ribaltare le interpretazioni storiografiche secondo le quali la lotta tra “baronaggio” e “Corona” fu uno dei motivi conduttori della vicenda del potere nell’Italia meridionale.

9Accanto a queste problematiche, il volume contiene anche uno stimolante invito a cercare le fonti necessarie per poter affrontare lo studio del Mezzogiorno e poter ovviare in qualche maniera alla gravissima distruzione subita dalle carte della Cancelleria angioina. Gli archivi privati, da questo punto di vista, possono fornire un validissimo supporto. Ed è questa, a mio avviso, un’altra cifra identificativa del lavoro di Sylvie Pollastri: l’attenzione per le potenzialità della documentazione superstite. Un’attenzione che è al centro di numerosi saggi, da quello sul Liber donationum, fino all’ultimo saggio (Construire un comté: Sinopoli (1330-1335), dove è ritornata sulla storia dei Ruffo, la più potente famiglia del medioevo calabrese, attraverso l’analisi del loro archivio e delle scritture che sono state prodotte e conservate.

10I suoi studi sull’aristocrazia duecentesca e trecentesca l’hanno portata a stringere proficue collaborazioni con i colleghi impegnati su temi analoghi nell’Italia meridionale, con alcuni dei quali, Giuliana Vitale, Giuseppe Galasso, Maria Antonietta Visceglia ha lavorato assiduamente, con la generosità e la discrezione che la contraddistingueva. Altrettanto proficua la collaborazione con i medievisti francesi, in particolare con Noël Tonnerre ed i colleghi dell’università di Angers, che alla fine degli anni Novanta organizzò un importante convegno sulla nobiltà nei territori angioini, i cui risultati sono confluiti nel volume pubblicato a cura di Noël Coulet e Jean-Michel Matz per la Collection de l’École francaise de Rome. Più recentemente, ha partecipato ad alcune delle iniziative sponsorizzate dall’Ecole francaise nell’ambito della straordinaria sinergia di studi nata tra italiani e francesi nell’ultimo ventennio. Tra queste, si vuole ricordare la sua partecipazione al 4° convegno del gruppo “Europange. Les processus de rassemblements politiques : l’Europe angevine (XIIIe-XVe siècles)” finanziato dall’ANR francese sotto il patrocinio dell’École Francaise de Rome e coordinato da Thierry Pecout, che si è tenuto a Saint-Étienne nel 2016 su Les officiers et la chose publique dans les territoires angevins (XIIIe-XVe siècle) : vers une culture politique ? ed i cui atti sono stati pubblicati dall’École francaise de Rome nel 2020.

11Senza mai smettere di esplorare il mondo della feudalità e dell’eminenza angioina, Sylvie Pollastri, anche con la relazione proposta a Saint-Étienne (Chose publique et contexte féodal. Rôle(s) de l’aristocratie sous les angevins de Naples), ha confermato di essere un punto di riferimento per le ricerche che oggi vengono avviate sul Mezzogiorno feudale ed è impossibile non ricordarla con affetto e stima sulla principale rivista di riferimento per gli studi angioinisti. E’ stata un’intellettuale aperta a tutte le forme d’arte, dalla pittura, cui lei stessa si dedicava, alla letteratura, e qui se ne vogliono ricordare anche i suoi raffinati libri di récits courts, tra i quali il toccante L’écrit del 2017. La sua capacità di guardare il mondo con ironia, il carattere schivo, la determinazione e la pervicacia le hanno consentito di perseguire i suoi obiettivi di ricerca e di tenersi al tempo stesso lontana dalle anguste competizioni accademiche.

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Bibliografia di Sylvie Pollastri

Storia

  • La noblesse provençale dans le royaume de Sicile (1265-1282), in Annales du midi vol. 100 (1988) p. 405-434. http://www.rmoa.unina.it/1185/

  • Une famille de l'aristocratie napolitaine sous les souverains angevins : les Sanseverino (1270-1420), in Mélanges de l'École française de Rome. Moyen Âge, vol. 103 (1991), p. 237-260.
    http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/mefr_1123-9883_1991_num_103_1_3156

  • La noblesse napolitaine sous la dynastie angevine : l’aristocratie des comtes (1265-1435), Thèse de doctorat, Université Paris-X (Atelier national de reproduction des thèses), sous la direction d’Henri Bresc, Nanterre, 1994.

  • La présence ultramontaine dans le Midi italien (1265-1340), in Studi storici meridionali vol. 1/2 (1995) p. 3-20.

  • Le lion dans le blason napolitain (première partie du XIVe siècle-1402), in L'aigle et le lion dans le blason médiéval et moderne, 1997, p. 127-141.

  • Les Gaetani de Fondi : recueil d'actes 1174-1623, (Fondazione Camillo Caetani. Studi e documenti d’Archivio, 8), Roma, 1998.

  • Les Burson d'Anjou, barons de Nocera puis comtes de Satriano (1268-1400), in La noblesse dans les territoires angevins, a cura di N. Coulet et J-M. Matz, École francasie de Rome, 2000, p. 89-114.

  • Les Ruffo di Calabria sous les Angevins : le contrôle lignager (1268-1435), in Mélanges de l'École française de Rome. Moyen Âge, vol. 113 (2001), p. 543-578.

  • Tabelle e grafici in G. Vitale, Elite burocratica e famiglia. Dinamiche e processi di costruzione statale nella Napoli angioino-aragonese, Liguori, Napoli, 2003, p. 293-304.

  • Le Liber Donationum et la conquête angevine du Royaume de Sicile (1268-1281), in Mélanges de l’École française de Rome. Moyen Âge, 116 (2004), 2, p. 657-727.

  • Enquête sur les droits de justice de l'aristocratie napolitaine (XIVe-XVe siècles) : quelques exemples, in La justice temporelle dans les territoires angevins aux XIIIe et XIVe siècles, Théories et pratiques, a cura di J-P. Boyer, A. Mailloux, L. Verdon, Collection de l’École Française de Rome, n°354, Rome, 2005, p. 279-305.

  • Les relations entre feudataires et villes du littoral en Calabre au XIVe siècle, in Entre monts et rivages. Les contacts entre la Provence orientale et les régions voisines au Moyen Âge, a cura di P. Jansen, Nice, 2005, p. 249-264.

  • Inventarium Honorati Gaietani: l'inventario dei beni di Onorato II Gaetani D'Aragona ; 1491-1493, a cura di S. Pollastri e C. Ramadori, Roma, 2006.

  • Gli insediamenti di cavalieri francesi nel mezzogiorno alla fine del 13° secolo , in Rassegna storica dei comuni, vol. 34, 150/151, (2008), p. 5-39.

  • La féodalité de la région de Matera sous les Angevins (XIIIe-XIVe siècles), in Archivi e reti monastiche tra Alvernia e Basilicata. Il priorato di Santa Maria di Juso e la Chaise-Dieu, Atti del Convegno internazionale di studi (Matera-Irsina, 21-22 aprile 2005), a cura di F. Panarelli, Galatina, 2008, p. 129-158.

  • Calabre angevine : le développement des ordres mendiants sous Charles II et Robert d'Anjou, in Il francescanesimo in Calabria. Atti del 1° Convegno internazionale di studio (Siderno-Gerace, 26-27 maggio 2006), a cura di A. Spanò, Rubbettino, 2009, p. 85-94.

  • Les terres des feudataires rebelIes, in Diano e l’assedio del 1497. Atti del Convegno di Studio (Teggiano, 8-9 settembre 2007), a cura di C. Carlone, Salerno, 2010, p. 277-292.

  • Le lignage et le fief : l'affirmation du milieu comtal et la construction des États féodaux sous les Angevins de Naples, 1265-1435, Paris, 2011.

  • Jacques Dueze à la cour des Angevins de Naples, in Jean XXII et le Midi [45e colloque de Fanjeaux, 6 - 9 juillet 2009], a cura di M. Fournié, Toulouse, 2012, p. 83-100.

  • L'aristocratie comtale sous les Angevins (1265-1435), in Mélanges de l'École française de Rome. Moyen Âge, vol. 125, 1 (2013), http://mefrm.revues.org/1110

  • Onorato I et Onorato II Caetani comtes de Fondi. Continuités et ruptures in Principi e corti nel Rinascimento meridionale. I Caetani e le altre signorie nel Regno di Napoli, a cura di F. Delle Donne e G. Pesiri, Roma, 2020, p. 87-100.

  • Chose publique et contexte feodal : role(s) de l'aristocratie sous les angevins de Naples, in Les officiers et la chose publique dans les territoires angevins (XIIe-XVe siècle), a curadi Th. Pécout, Roma, 2020, p. 425-447.

  • Construire un comté: Sinopoli (1330-1335), in La signoria rurale nell’Italia del tardo medioevo. Archivi e poteri feudali nel Mezzogiorno (secc. -XVI), a cura di F. Senatore, Firenze University Press, 2021, p. 13-72.

Lingua e Letteratura

  • Lire et dire. Stratégies de lecture et d'écriture en Fle, lulu.com, 2003.

  • Formes, styles, sens...Pour un apprentissage progressif du francias, autrice con R. Spiezia, EditricErmesData, 2011.

  • Cosmogonie in Revue L’Ampoule, 20, 2016.

  • Posée sur le bord du jour et fumée, in Revue Résonances, 301, 2017.

  • L’écrit, Amazon Italia Logistica, Torrazza Piemonte 2017.



go_to_top L'auteur

Serena  Morelli

Università della Campania “Luigi Vanvitelli”.

serena.morelli@unicampania.it

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Serena Morelli, « Ricordo di Sylvie Pollastri. Storica della feudalità angioina », Mémoire des princes angevins 2021, 14  | mis en ligne le 31/12/2021  | consulté le 16/05/2022  | URL : https://mpa.univ-st-etienne.fr:443/index.php?id=562.