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Mario Gaglione,

Per una prima ricognizione dei documenti angioini relativi alla certosa di San Martino a Napoli (1325-1368)

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1L’integrale distruzione dell’archivio della cancelleria angioina, occorsa nel 1943, ha certamente contribuito ad accrescere la difficoltà di procedere alle ricerche storiche relative al periodo della dominazione della dinastia francese.

2Alla grave lacuna determinata dal criminale rogo bellico cercarono, come noto, di porre rimedio il conte Riccardo Filangieri di Candida-Gonzaga (1882-1959), direttore del Grande Archivio, e Jole Mazzoleni (1908-1991), dirigente della Sezione politico-diplomatica dello stesso Archivio, progettando quell’attività di ricostruzione delle serie della cancelleria, e principalmente dei Registri, oltre che dei Fascicoli e delle Arche1, che avrebbe dovuto mettere a frutto le fonti, diplomatiche ed erudite, superstiti, in una visione che Mario Del Treppo definì di “generosa utopia”, non disgiunta da concreta ed improba fatica per la “vastissima impresa”2, che, fortunatamente, prosegue tutt’ora, affidata da ultimo alle cure di Stefano Palmieri.

3Con riguardo alle tre serie archivistiche angioine, per i volumi non ancora ricostruiti, gli unici strumenti di indagine devono essere dunque individuati principalmente nei repertori documentari redatti dagli eruditi e dagli storici a partire dal secolo XVII, nonché negli atti angioini superstiti, conservati soprattutto presso gli archivi dei soggetti destinatari, pubblici e privati.

4Nella serie dei Fascicoli angioini, in particolare, erano, tra gli altri, conservati numerosi documenti contabili relativi ai lavori di costruzione della Certosa di S. Martino a Napoli, dei quali si propone in questa sede, appunto sulla scorta dei repertori e delle poche trascrizioni, transunti o regesti, una prima ricostruzione unitaria, se pur certamente parziale, fino alla data della solenne dedicazione della chiesa monasteriale (1368), con l’auspicio che da ulteriori e più ampie ricerche il quadro complessivo possa riuscire arricchito e precisato.

5Può anzitutto ritenersi confermata la notizia tradizionale secondo la quale i lavori del monastero certosino avevano preso l’avvio nel 13253.

6Le contrastanti notizie che riferiscono invece l’inizio delle opere già nel 13194, allo stato non definitivamente verificabili per la lamentata perdita della documentazione angioina, sembrerebbero dipendere piuttosto da un’erronea ricostruzione dell’anno solare di pertinenza a partire dall’indizione espressamente declinata nei documenti riportati dalle fonti erudite5.

7I documenti noti, in ogni caso, concernono anzitutto le spese occorse6, nonché privilegi, concessioni ed elargizioni pro substentatione della comunità monastica, con la conseguenza che non è purtroppo possibile ricostruire, sia pur indirettamente attesa la tipologia della fonte, le fasi dei lavori, lavori che dovettero comunque risultare piuttosto complessi e dispendiosi, anche in considerazione del fatto che fu necessario procedere al preventivo livellamento dell’apice della montanea Sancti Erasmi, alla costruzione di un terrapieno destinato ad accogliere le fondamenta degli edifici monasteriali, ed, infine, alla riattazione delle strade di accesso per consentire il trasporto dei materiali da costruzione. Il 4 maggio del 13257, dunque, Carlo d’Angiò, detto l’Illustre, duca di Calabria e vicario del padre re Roberto, che, a reverenza di Dio e per sua personale devozione all’Ordine certosino8, aveva deciso di fondare un monastero per i monaci di tale Ordine sul monte di Sant’Erasmo presso Napoli, nominò il notaio Martuccio Sirico quale ricevitore e spenditore del danaro destinato all’opera9. Il Sirico avrebbe dovuto operare previa autorizzazione (de ordinatione) di fra Guizzardo da Cava10, abate del monastero di San Severino maggiore in Napoli, nonché di Giovanni de Haya11, reggente della Corte della Vicaria, e, potremmo dire, sentito il parere tecnico (cum notitia et conscientia) dei magistri Francesco de Vico12 e Tino da Siena13, entrambi praepositi operis, mentre la supervisione dei lavori e la custodia del cantiere fu affidata al magister Matteo de Bolocco di Napoli14.

8A questo fecero seguito numerosi altri provvedimenti funzionali all’esecuzione dei lavori15, che sarebbero, in particolare, concretamente iniziati il giorno 20 di quello stesso mese di maggio del 132516.

9Tra i primi documenti di spesa sono particolarmente interessanti i pochi frammenti editi di un quaternum dei pagamenti semestrali occorsi appunto nell’anno 132517, che concernono la lavorazione di una finestra di vetro destinata alla sala capitolare del monastero18, la realizzazione di 64 colonne da collocare nel chiostro maggiore, e di 30 per il chiostro piccolo19, nonché la sistemazione delle aree destinate ad accogliere l’edificio, e, infine, l’acquisto di alberi di melangolo e di limoncello, nonché di peri, fichi, pruni ed olivi da impiantare nel giardino della Certosa20. Risulta inoltre che notevoli quantità di legname occorrente per la costruzione furono ricavate dalle regie foreste di Somma e della Calabria, e trasportate a Napoli per ordine del duca21.

10Nel novembre del 1328, o, secondo altri documenti, nel luglio del 1331, i praepositi Francesco de Vico e Tino di Camaino furono inviati alla certosa di San Bartolomeo a Trisulti (Collepardo) per prendere visione dell’assetto degli edifici monasteriali, e lo stesso priore del monastero, fra Giovanni de Vito de Campania fu poi convocato a Napoli per procedere ad una supervisione dell’edificio in costruzione (pro videndum dictum edificium), trattenendosi in città dodici giorni a tale scopo22.

11Una battuta d’arresto nell’esecuzione dei lavori si registrò però per la morte improvvisa del fondatore, l’erede al trono Carlo, duca di Calabria, da poco divenuto signore di Firenze23, occorsa il 9 novembre del 1328 per una febbre malarica presa durante una battuta di caccia nel Gualdo, secondo il referto di Giovanni Villani24 :

« El detto anno [1328], a dì VIIII del mese di novembre, come piacque a Dio, messer Carlo figliuolo del re Ruberto duca di Calavra, e signore de’ Fiorentini, passò di questa vita nella città di Napoli d’infermità di febbre presa a uccellare nel Gualdo ; onde in Napoli n’ebbe grande dolore e in tutto il Regno, e soppellìsi al monistero di Santa Chiara in Napoli, a dì XIIII di novembre, a grande onore, sì come re; e poi se ne fece l’esequio in Firenze a dì II di dicembre a la chiesa de’ frati minori, molto grande e onorevole di cera in grandissima quantità, per lo Comune e per la parte guelfa e per tutte l’arti ; e furonvi le signorie e ’l capitano ch’era del duca, e uomini e donne e tutta la buona gente de la città di Firenze, che apena poteano capere nella piazza di Santa Croce non che nella chiesa. Di questo duca non rimase reda nulla maschio, ma due figliuole femmine, una nata, e d’una rimase grossa la duchessa ; onde a lo re Ruberto suo padre e a tutto il Regno n’ebbe gran dolore, però che ’l re Ruberto non avea altro figliuolo maschio »,

12È peraltro noto che il duca aveva comunque già impartite precise disposizioni sul completamento e la dotazione della certosa in un precedente testamento25.

13L’evento, come noto, segnò le successive vicende della dinastia angioina gettando la famiglia reale nello sconforto26, ma ben presto re Roberto, il 1° luglio 132927, diede disposizioni a Giovanni de Haya per la ripresa dei lavori, nel rispetto, appunto, delle prescrizioni già impartite dal fondatore. Il sovrano, al fine di assicurare idonee risorse all’opera, il 13 maggio del 1333 assegnò a sua moglie Sancia d’Aragona-Maiorca i diritti ed i redditi dei feudi e città di Lucera, Termoli e Somma da spendere appunto per i lavori28.

14Re Roberto, inoltre, assegnò alla Certosa duecento once annue esigibili sulla dogana di Castellammare di Stabia « pro substentatione tresdecim Fratrum qui perpetuo commorentur in illo », e 50 tomola di sale l’anno « pro eorum fratrum usu »29.

15Gli edifici monasteriali dovevano comunque essere stati pressoché completati se, nel 1336, o nel 1337, il priore generale dell’ordine, d. Jacopo de Viviaco (de Vevey) poté stabilire a San Martino la prima famiglia monastica, nominandone priore d. Roberto da Senise, in provincia di Potenza, o, per altri, da Siena, che aveva già retto la certosa di San Lorenzo a Padula dal 1316 al 133230. D’altra parte, il Memoriale Benefactorum della certosa napoletana attribuisce specificamente il merito della realizzazione dei pilastri di sostegno del terrapieno ove insiste la cittadella monastica, nonché quello della costruzione delle torri angolari del monastero, proprio a re Roberto, così che questi lavori sarebbero stati eseguiti verosimilmente tra il 1329 ed il 1343, e, più probabilmente, proprio entro il 1336-133731.

16Subito dopo la morte di re Roberto, occorsa il 20 gennaio del 1343, le opere conclusive della Certosa ripresero per impulso di Giovanna I32, figlia del fondatore, succeduta a Roberto al trono, per poi interrompersi nel 134533 a seguito dei disordini conseguiti all’assassinio del principe consorte Andrea d’Angiò-Ungheria, riprendendo poi, ancora una volta, tra il 134734 ed il 134835.

17I provvedimenti successivi noti riguardano in ogni caso principalmente la dotazione patrimoniale del monastero36, fino a giungere alla solenne consacrazione della chiesa monasteriale, accompagnata dalla concessione di indulgenze, avvenuta il 27 febbraio 136837, ed alla quale, oltre al nunzio apostolico ad partes Regni Siciliae, il cardinale Guillaume de Aigrefeuille juniore, all’arcivescovo di Napoli Bernard du Bosquet e a numerosi vescovi, prelati e principi, avrebbe partecipato la stessa Giovanna I38.

18Quanto alle motivazioni che avrebbero spinto il duca Carlo a fondare la certosa di San Martino, secondo gli storici certosini egli avrebbe avuto modo di conoscere e di apprezzare la vita e la spiritualità dell’Ordine a seguito della visita delle certose di Santo Stefano del Bosco, a Serra San Bruno in Calabria, e di San Lorenzo a Padula, in provincia di Salerno39. Secondo una diversa opinione, invece, il duca sarebbe stato indotto a fondare la certosa napoletana anzitutto dalla prima moglie Caterina d’Asburgo, e poi da Maria di Valois, sua seconda consorte, entrambe provenienti da famiglie che avevano già considerevolmente patrocinato l’Ordine, erigendo altresì delle certose40.

19Il Memoriale Benefactorum Monasterii Sancti Martini41 menziona dunque in primo luogo il fondatore della certosa, Carlo l’Illustre, duca di Calabria42, ed a seguire il padre, re Roberto, che aveva dato esecuzione alle volontà testamentarie del figlio, proseguendo la costruzione dell’edificio e dotando la comunità monastica del patrimonio necessario43, e, subito dopo, la regina Sancia, che, dopo la morte del sovrano, ma in realtà anche in vita, aveva curato con grande impegno il completamento degli edifici monasteriali44.

Notes go_to_top

1 Sulla distruzione della documentazione angioina, cfr. S. Palmieri, Degli archivi napoletani storia e tradizione, Bologna, Il Mulino, 2002, p. 257 ss.; sulla ricostruzione della serie archivistica dei “Registri” angioini, Id., Degli archivi, cit., p. 321 ss. e p. 355 ss. ; sulla serie archivistica dei “Fascicoli” angioini, cfr. B. Ferrante, Introduzione a I Fascicoli della cancelleria angioina ricostruiti dagli archivisti napoletani, I. Fascicolo 9 “olim” 82. Il computo del capitano Guglielmo di Recuperanza (1299-1301), Napoli, Accademia Pontaniana, 1995, pp. XI-LXVI ; sulla serie archivistica delle “Arche”, in carta bambagina e in carta pecudina, angioine, cfr. A. Scalera, Le arche della cancelleria angioina, in « Scrinia. Rivista di archivistica, paleografia, diplomatica e scienze storiche », I, 1, 2004, pp. 76-83, e L. Esposito, I documenti delle arche in carta bambagina. Gli originali superstiti del regno di Roberto d’Angiò, in « Micrologus » XXXI (2023), numero monografico dal sottotitolo Philosophy, Sciences and Arts at the Court of Robert of Anjou, pp. 57-80 ; in generale, sull’organizzazione ed il funzionamento della Cancelleria angioina, cfr. A. Kiesewetter, La cancelleria angioina, in L’État Angevin. Pouvoir, culture et société (XIIIe - XIVe siècles). Atti del colloquio Roma-Napoli 7-11 novembre 1995, Roma, ISIME, 1998, pp. 361-415.

2 Dalla lettera del 2 febbraio 1949 di Benedetto Croce alla professoressa Maria (Marussia) Bakunin, presidente dell’Accademia Pontaniana : « Abbiamo nel cuore la ferita del bruciamento fatto dai tedeschi di tutta la parte più preziosa dell’Archivio di Stato di Napoli…la perdita non si può recuperare per intero, ma l’amore, l’ardore, la tenacia, la diligenza e intelligenza della direzione e dei funzionari dell’Archivio vanno mitigandola in parte… vastissima impresa », in J. Mazzoleni, Il compito della ricostruzione della Cancelleria di Carlo I d’Angiò, in « Atti dell’Accademia Pontaniana », XXIX (1980), p. 254 ; si rinvia anche a Ead., Storia della ricostruzione della cancelleria angioina XXXVII, 1265-1434, Napoli, Accademia Pontaniana, 1987.

3 G. C. Capaccio, Historiae Neapolitanae, (1607), Neapoli, Sumptibus Johannis Gravier, 1771, II, p. 52 ; C. d’Engenio, Napoli sacra, in Napoli, per Ottavio Beltrano, 1623, p. 585 ; R. Tufari, La Certosa di S. Martino in Napoli. Descrizione storica ed artistica, Napoli, Tipografia di Giovanni Ranucci, 1854, p. 3 ; M. Camera, Annali delle Due Sicilie, Napoli, dalla Stamperia e Cartiere del Fibreno, 1860, II, pp. 316-319 ; p. 384 ; G. de Blasiis, Le case dei principi angioini nella piazza di Castelnuovo, in « Archivio storico per le province napoletane », XII (1887), p. 304 ; F. Strazzullo, Il «privilegium fundationis Chartusiae Neapolitanae» della regina Giovanna I (14 luglio 1347), in « Atti dell’Accademia Pontaniana », 17 (1967-1968), pp. 179-180.

4 Camillo Minieri Riccio menzionò : « i conti delle spese di quella costruzione dall’11 novembre 3.a indizione [1319] » osservando conseguentemente : « sembra che in quell’anno [1319] incominciò il monastero a costruirsi », in Studi storici su’ Fascicoli Angioini dell’Archivio della Regia Zecca di Napoli, Napoli, presso Alberto Detken piazza del Plebiscito pe’ tipi di Vincenzo Prigiobba, 1863, p. 70, egli, in particolare, citava questo compotum dal « Mazzo 8.o Fasc. 47 fol. 41 », e dunque dal Fascicolo angioino [d’ora in avanti : FA] 47, tuttavia, sulla scorta del prezioso ausilio di S. Palmieri, Inventario cronologico-sistematico dei fascicoli della cancelleria angioina, Napoli, Accademia Pontaniana, 2018, pp. 76-79, in part. p. 78, e nota 354 ivi, risulta che il FA in questione, alle cc. 13-15 ; 18-19 ; 21 ; 23 ; 28-33 ; 39-48 e 50-76, recava un : « compotum rationis expensarum factarum pro edificio, puto, monasterii Sancti Martini vel castri Bellifortis presentatum per Martucium Siricum, a fol. 13 il 2ousque 39 » per la II indizione [1333-1334], e un « compotum Martucii Sirici de Neapoli actorum notarii vicarie et magne curiarum ac receptoris et expensoris fiscalis pecunie, a fol. 40 usque 76 », sotto la data del 6 aprile del 1337, indizione V ; tale ratio si riferiva in particolare alle spese del periodo dal 18 novembre al 1333 al 9 luglio del 1336 : « Die VI mensis aprilis Ve indictionis, Neapoli. In audiendis racionum infrascriptus Martucius presentatus de mandato domini Marini de Dyano magne regie curie magistri rationalis ad querendum finalem et debitam racionem de opere infrascripto, cui de speciali commissione regia commissum est, ut dictam racionem recipiant ab ipso iudice Martucio, pro parte curie, prestito prius per eum in forma debita de racione ipsa ponenda fideliter et legaliter, ut est moris, corporali ad sancta Dei Evangelia iuramento, assignavit in posicione rationis ipsius de infrascripto opere quaternos quinque, quatuor sub sigillis magistrorum Francisci de Vico et Tini de Senis prepositorum dicti operis et eiusdem expensoris et quintus sub sigillis eiusdem magistri Tini et expensoris eiusdem tantum continentes introytum et exitus pecunie et aliarum rerum emptarum et conventarum in dicto opere, a die decimo octavo novembris IIe indictionis et usque per totum novum diem mensis iulii quarte indictionis sequentis » ; c’è però da aggiungere che R. Caggese, Roberto d’Angiò e i suoi tempi, Firenze, R. Bemporad & Figlio, 1930, II, p. 396, nota 6, con riguardo sempre al FA 47, segnala, alle cc. 41-41v, il provvedimento di Roberto del 1° luglio 1329, con il quale il sovrano disponeva la ripresa dei lavori della Certosa (cfr. la successiva nota 27), ed ai cc. 43 ss., il rendiconto delle spese nel periodo 1329-1330, peraltro anche secondo E. Sthamer la c. 41 tramandava un atto del 1325, così Istituto storico germanico di Roma, Lascito Sthamer. Parte B, b. II, c. 1517, come rileva S. Palmieri, Inventario, cit., p. 78, e nota 354.

5 Sulla scorta di S. Palmieri, Inventario, cit., pp. 48-50 ; pp. 113-115, risulterebbe infatti che nel FA 27, alle cc. 38 e s.n., era un « computum expensarum factarum in constructione monasterii Sancti Martini supra montem Sancti Erasmi per Martucium Siricum, a fol. 38 usque 81, in anno 4.e indictionis, tempore regis Roberti », laddove la IV indizione sarebbe quella ricorsa negli anni solari 1320 e 1321, ma sul punto l’emerito Matteo Camera riferì di un « compotum expensarum pro constructione monasterii S. Martini supra montem S. Erasmi per Martucium Siricum expensorem pecuniae in anno 1336 in R. Archivo fasc. 27 a fol. 38 usque ad fol. 82 », in M. Camera, Annali, cit., II, p. 318, nota 2, al riguardo è appena il caso di osservare che in effetti i primi otto mesi dell’anno solare 1336 ricadevano appunto nella IV indizione ; inoltre, nel FA 79, alle cc. 190-223, era altresì un « Quaderno dei computi di Martuccio Sirico ricevitore e spenditore fiscale per la costruzione della Certosa di San Martino in Napoli sul colle di Sant’Erasmo », ora Stefano Palmieri (op. cit., p. 115) riferisce il quaderno in questione alla II-III indizione, tra il 9 maggio 1319 ed il 10 novembre dello stesso anno, ma Camillo Minieri Riccio, in precedenza [1863] aveva indicato come collocato nello stesso FA il « computum expensarum factarum pro constructione monasterii Sancti Martini fratrum Carthusianorum prope castrum Belfortis in monte Sancti Erasmi prope Neapolim presentatum per Martucium Siricum de Neapoli actorum notarium vicarie et magne curie appellationum receptorem et expensorem pecunie pro constructione dicti monasterii quod quondam dominus Carolus dux Calabrie construi providit in anno 8 indictionis 1325, solvuntur differenter videlicet magistri fabricatores alii habent gr. 16, alii gr. 13, alii gr. 11, magistri maczonerii alii habent gr. 14, alii 11, alii 10, alii 8, alii 7, alii 6, manipuli alii habent gr. 10, alii 8, alii 7, alii 6, alii 5, alii 4, magistri carpenterii alii habent gr. 14, alii minus », sicché il rendiconto non dovrebbe essere anteriore al 1325.

6 Con riguardo alle spese, i quaterna rationis ed i computa expensarum apprestati, come si dirà nel testo, da Martuccio Sirico confluirono poi nei FA : 24, cc. 129-162 ; 27, cc. 38-82 ; 47, cc. 40-76 ; 66, cc. 1-36 ; 79, cc. 190-223, così ms. F. Migliaccio (o R. A. Ricciardi), Chiese antiche di Napoli (sec. XIX), conservato presso la Società Napoletana di Storia Patria [d’ora in avanti: SNSP], cc. 204-204v; per i FA 27, 47 e 79, si vedano le note precedenti, con la precisazione che Minieri Riccio, Studi storici su’ Fascicoli, cit., p. 90, e SNSP, ms. Chiese antiche di Napoli, cit., c. 204v, per il rendiconto confluito nel FA 79 indicano rispettivamente : « Fasc. 79 di fol. 223…in anno 8 indict. 1325…fol. 190-223 » e « in anno 8.ae indictionis 1325 ex eodem fasciculo 79 a fol. 190 usque 223 » ; per il FA 24 è segnalato un « Quaternus rationis Martucii Sirici vicarie et magne curiarum appellationum notarii, receptoris et expensoris operis Sancti Martini supra Neapolim, in anno 1329, a fol. 129 usque fol. 162 » ; per il FA 66, invece, un « Quaternus rationis presentatus per notarium Martuccium Siricum, actorum notarium, iudicem appellationum magne curie, receptorem et expensorem pecunie pro constructione monasterii de mandato domini ducis Calabrie in monte Sancti Erasmi prope Neapolim, pro fratribus Cartusiensibus, prope castrum Belforti, in anno 1325, VIII indizione, a fol. 10 usque fol. 36 », cfr. in proposito S. Palmieri, Inventario, cit., pp. 45-46; pp. 100-102, e, in precedenza, C. Minieri Riccio, Studi storici su’ Fascicoli, cit., p. 88 ; Archivio di Stato di Napoli [d’ora in avanti : ASNa], Ricostruzione Angioina, transunti e regesti di C. Minieri Riccio, arm. 1, scaff. A, busta 3, cc. 1525r ss., per una quietanza del 31 maggio 1334 del conto reso da Martuccio Sirico ; le prescrizioni in ordine al confezionamento dei quaterna recanti introito ed esito, nonché alla loro sigillatura, erano contenute nel provvedimento del 4 maggio 1325 del quale si accennerà nel testo, con riferimenti bibliografici alla nota seguente.

7 Il documento, che non menziona la dedicazione della certosa a san Martino, è stato pubblicato da B. Tromby, Storia critico-cronologica diplomatica del patriarca S. Brunone e del suo ordine Cartusiano, Napoli, presso Vincenzo Orsino, 1777, VI, p. LXXXVI, doc. n. LXIII ; H. W. Schulz, Denkmäler der Kunst des Mittelalters in Unteritalien nach dem Tode des Verfassers herausgegeben von Ferdinand von Quast, Dresden, eigenthum von Wilhelm K. H. Schulz, 1860, IV, pp. 146-147, doc. n. CCCLXIX ; M. Camera, Annali, cit., II, pp. 317-318 ; N. F. Faraglia, Le memorie degli artisti napoletani pubblicate da Bernardo De Dominici. Studio critico, in « Archivio storico per le province napoletane », VII (1882), pp. 343-345, nota 4, lo trae dal volume dei Privilegi originali del monastero di San Martino, all’epoca conservato presso il Grande Archivio di Napoli, ove il documento era inserito nella quietanza (apodixa quietationis) per le spese della fabbrica dal 1339 al 1343, resa dalla regina Giovanna I il 29 agosto del 1343, con riguardo a cinque quaterna della contabilità dei lavori, recanti i sigilli dell’abate Guizzardo, ed, in seguito, di fra Guglielmo Catalani, vicario del monastero di San Severino, di Atanasio Primario e di altri; orbene il volume dei Privilegi originali dovrebbe essere identificato con quello intitolato : « Privilegia regalis monasterii Cartusiensis S. Martini supra Neapolim, a pluribus imperatoribus, regibus et reginis concessa deprompta ex suis originalibus iussu et ordinatione Regiae Camerae Summariae », redatto su istanza del Priore ad opera del Regio Archivario della Magna Curia della Zecca Antonio Vincenti, utriusque juris doctor, nel 1648, cui accenna SNSP, ms. Chiese antiche di Napoli, cit., p. 205 r, e che era inserito nell’arca angioina “A”; G. Filangieri di Satriano, Documenti per la storia, le arti e le industrie delle Provincie napoletane, Napoli, Tipografia dell’Accademia Reale delle Scienze, 1891, V, pp. 224-225 ; F. Strazzullo, Il « privilegium fundationis », cit., App. I, pp. 189-190, tratto da Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli [d’ora in avanti : BNN], ms. Branc II C 4, c. 73 ; dai cinque quaterna della contabilità del 1339-1343 emergeva comunque un introito complessivo di 1.134 once, 12 tarì e 2 grana, a fronte di un esito di 1.115 once, 12 tarì e 6 grana e mezzo, H. W. Schulz, Denkmäler der Kunst, cit., III, p. 81, nonché l’apodixa quietationis del 20 agosto 1343, citata alla successiva nota 32 ; il primo documento ducale a menzionare la dedicazione a san Martino nei seguenti termini : « pro pretio valoris tenimenti eorum existimati, in quo construi facimus Monasterium nostrum S. Martini in montanea S. Erasmi prope Neapolim », è un atto del 2 gennaio 1327, dato a Firenze dal duca di Calabria, en nostre chambre, dal quale si ricava, tra l’altro, che l’area ove fu edificato il monastero era un « locum seu tenimentum» già di proprietà dei fratelli Berardo e Giovanni Caracciolo, acquistato per 170 once, in R. Tufari, La Certosa di S. Martino, cit., pp. 127-128, nota 3 e M. Camera, Annali, cit., II, p. 317, nota 1 ; per le indicazioni confinarie : « …constructum in territorio, seu terra, quae fuit Berardi Carazuli de Neap. militis, juxta terras, quae fuerunt olim Regalis Monasterii S. Mariae de Regali Valle, Castrorum Belfortis, cum Ecclesia Sancti Erasmi, et silva Ecclesiae S. Joannis Majoris de Neapoli; necnon et juxta terras, quae fuerunt Signorelli Mazarelli, et fratruum ab alia parte », come risulta da un provvedimento del 1354 dei sovrani Ludovico e Giovanna I pubblicato parzialmente da G. C. Capaccio, Historiae Neapolitanae, cit., p. 53, da identificarsi con il c. d. privilegium fundationis del 14 luglio 1347 confermato appunto nel 1354, per il quale F. Strazzullo, Il « privilegium fundationis », cit., App. II, pp. 190-200, in part. pp. 191-192 ; in parte diverso lo stralcio pubblicato da M. Camera, Annali, cit., II, p. 316, sulla base di altro documento non più precisamente indicato ; infine, per la devozione dei principi angioini a san Martino, F. Strazzullo, Il « privilegium fundationis », cit., p. 179, nota 1.

8 « In reverentiam Eius, qui dat omnibus omnia affluenter, et ex devotione, quam ad Cartusiensem ordinem ad Cartusiensem ordinem gerimus ».

9 « Receptor et expensor pecunie in dicti monasterii opere convertende ».

10 M. Camera, Annali, cit., II, p. 317, nota 2.

11 Su questo personaggio : J.-P. Boyer, Un grande ufficiale, Giovanni de Haya († 1337), nella predicazione del domenicano Federico Franconi di Napoli, in A. V., Quei maledetti Normanni. Studi offerti a Errico Cuozzo per i suoi settant’anni da Colleghi, Allievi, Amici, a cura di J.-M. Martin, R. Alaggio, Ariano Irpino, Centro Europeo di Studi Normanni, 2016, tomo I, pp. 73-89 ; F. Cavallone, Uno stemma per due, in « Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria », CXI (2020), pp. 301-333.

12 Tralasciando le altre varianti dei nomi dei funzionari ed artefici, sono da rilevare le seguenti principali oscillazioni nelle trascrizioni proposte : « De Viro » secondo la trascrizione di Tromby, « de Vico » secondo quella di Schulz e Filangieri, « de Vito » secondo quella di Camera, e « de Vivo » secondo quella di Strazzullo, e cfr. la bibliografia riportata alla precedente nota 5.

13 Su Tino di Camaino cfr. F. Baldelli, Tino di Camaino, Morbio Inferiore, Selective Art Edizioni, 2007 ; lo scultore senese fu poi sostituito dal magister Atanasio Primario di Napoli come risulta da alcuni mandati di re Roberto dell’11 luglio 1336, e cfr. B. Tromby, Storia critico-cronologico-diplomatica, cit.,VI, p. 184 ; p. CXXXIII, doc. n. XXI ; H. W. Schulz, Denkmäler der Kunst, cit., IV, p. 167, doc. n. CDXIII ; C. Minieri Riccio, Studii storici fatti sopra 84 Registri Angioini dell’Archivio di Stato di Napoli, Napoli, Tipografia di R. Rinaldi e G. Sellitto, 1876, pp. 72-73 ; N. F. Faraglia, Le memorie degli artisti napoletani, cit., in « Archivio storico per le province napoletane », VII (1882), pp. 345-346, in nota 4 ; G. Filangieri di Satriano, Documenti per la storia, cit., VI, pp. 315-316 ; p. 486 ; dal conto delle spese occorse tra l’8 novembre 1333 e l’8 luglio 1336, risulta che Tino era ancora in vita l’8 di luglio dell’anno 1336, quando gli furono pagate once 23, tarì 28 e grana 19 per suo compenso, avendo diretto i lavori per anni due, mesi 7 e giorni 28, a partire dall’8 di novembre 1333, ma era detto ormai mancato ai vivi il 2 di gennaio del 1338, e cfr. C. Minieri Riccio, Genealogia di Carlo II d’Angiò, re di Napoli, in « Archivio storico per le province napoletane », VIII (1883), p. 205 ; ora, tenendo conto dei citati mandati dell’11 luglio 1336 in ordine alla sua sostituzione, Tino dovrebbe essere morto il 9 o 10 luglio del 1336, cfr. anche F. Strazzullo, Il « privilegium fundationis », cit., p. 183 ; Tufari indica quali sostituti di Tino e del de Haya († 18 febbraio del 1337), oltre ad Atanasio Primario, un Malduccio o Balduccio de Matha, Pietro de Cadeneto milite, e Giovanni Spinelli di Giovinazzo, professore di diritto civile e reggente della Vicaria, R. Tufari, La Certosa di S. Martino, cit., p. 4 ; p. 129, nota 6 ; M. Camera, Annali, cit., II, p. 318, nota 4.

14 « Mazzei de Malocto » secondo la trascrizione di Tromby, « Mathei de Bolocco » per Schulz, « Maczei de Bolotto » secondo Camera, e « Maczei de Bellorto » secondo Strazzullo, e cfr. la bibliografia riportata alla precedente nota 5.

15 Il 5 maggio 1325 Carlo, duca di Calabria dava disposizioni a Giovanni de Venusio erario della Corte della Vicaria di corrispondere a Martucio Sirico per i lavori fino a 300 once, H. W. Schulz, Denkmäler der Kunst, cit., IV, pp. 147-148, doc. n. CCCLXX ; è nota una quietanza (apodixa, apodissa) per 550 once d’oro in carlini d’argento computati a 60 per oncia, per i lavori, in tre tranches : la prima, di 200 once, l’8 marzo del 1327, la seconda, sempre di 200 once, il 31 luglio dello stesso anno, ed, infine, la terza, di 150 once, il 1°dicembre 1327, con atto indirizzato dal duca Carlo a Pietro de Venusio, fratello di Giovanni, il 22 marzo del 1328, H. W. Schulz, Denkmäler der Kunst, cit., IV, p. 154, doc. n. CCCXCI; il duca comunicò, il 6 maggio del 1325 a Francesco de Vico e a Tino di Camaino la nomina di Martuccio e le incombenze loro affidate, H. W. Schulz, Denkmäler der Kunst, cit., IV, p. 148, doc. n. CCCLXXI ; per un altro provvedimento del 7 maggio dal contenuto non meglio noto, R. Caggese, Roberto d’Angiò, cit., p. 221, nota 4.

16 Lo si ricava da questa indicazione contenuta in un provvedimento del 2 novembre 1325 sugli stipendi, rispettivamente di 12 e 6 once d’oro annue, di Francesco de Vico e Tino di Camaino : « predicto magistro Francisco ad rationem de unciis auri duodecim dictoque magistro Tino ad rationem de unciis auri sex ponderis generalis per annum gagia a die vicesimo Maii proximo preterite octave [20 maggio 1325], quo ceperunt dictis vacare servitiis, et usque per totum mensem octobris presentis none indictionis », H. W. Schulz, Denkmäler der Kunst, cit., IV, p. 150, doc. n. CCCLXXVII; sempre a decorrere dal 20 maggio 1325, come risulta da altro provvedimento del 22 settembre 1325 lo stipendio di Martuccio fu portato da 12 a 18 once d’oro annue, H. W. Schulz, Denkmäler der Kunst, cit., IV, p. 149, doc. n. CCCLXXVI, ed ulteriormente aumentato a 40 once annue con provvedimento del duca Carlo del 20 marzo 1328, ASNa, Ricostruzione Angioina, transunti e regesti di C. Minieri Riccio, arm. 1, scaff. A, busta 3, c. 1403 ; c. 1416 ; N. F. Faraglia, Le memorie degli artisti napoletani, cit., in « Archivio storico per le province napoletane », VIII (1883), p. 268, nota 3, pubblica altresì uno stralcio del rendiconto dell’8 novembre 1334 dei pagamenti effettuati a favore dei due praepositi, tratto da ASNa, Corporazioni religiose soppresse, 2142, e segnalato anche da F. Strazzullo, Il « privilegium fundationis », cit., p. 183, nota 9 ; per la data di inizio dei lavori al 20 maggio 1325, già H. W. Schulz, Denkmäler der Kunst, cit., III, p. 80 ; V. Spinazzola, La Certosa di S. Martino. I. Notizie storiche della Certosa 1325-1900, in « Napoli Nobilissima », XI (1902), p. 98 ; F. Strazzullo, Il « privilegium fundationis », cit., p. 181, nota 3, riteneva invece che la stessa fosse stata stabilita arbitrariamente dallo Spinazzola.

17 Per lo stralcio più completo M. Camera, Annali, cit., II, p. 318, note 2 e 3, dal FA 66, cc. 1-36 ; Camillo Minieri Riccio precisa che alle cc. 48-49 dello stesso FA era l’introito di attrezzi e utensili custoditi da Martuccio dall’8 maggio della III indizione fino al 26 novembre della IV, in ASNa, Ricostruzione Angioina, transunti e regesti di C. Minieri Riccio, arm. 1, scaff. B, busta 2, c. 18.

18 « Magistro Iacobo Iuveni de Neapoli pro fenestra una de vitro laborato posita in capitulo monasterii S. Martini de Neapoli quae est palmorum 71 ad rationem granorum 17 pro quolibet palmo Anno 4 indict. tempore Roberti regis », oltre che dal Camera, come citato supra alla nota 17, il passo è riferito, dai Notamenta ex fasciculis Regiae Siclae di Carlo De Lellis, dal FA 27, c. 47, come citati da C. Minieri Riccio, Studi storici su’ Fascicoli, cit., p. 22 ; lo stesso, tuttavia lo riporta anche dai Notamenta di Marcello Bonito, e cfr. ASNa, Ricostruzione Angioina, transunti e regesti di C. Minieri Riccio, arm., 1, scaff. B, busta 7, c. 26; G. Filangieri di Satriano, Documenti per la storia, cit., III, p. 140 ; VI, p. 32, in questo caso dal Registro angioino [d’ora in avanti: RA] 1326, c. 27, cc. 38-82 ; sul FA 27 si rinvia a quanto osservato supra alla nota 38.

19 « Magistro Paci de Florentia pro pretio columnarum marmoreorum 64 pro claustro magno cum basis et capitellis earum ad rationem tarenor. 14 pro quolibet colupna, et aliarum colupnarum 30 pro claustro parvo ad rationem taren. 15 pro qualibet » ; oltre che dal Camera, come citato supra alla nota 17, il passo è riportato anche da G. de Blasiis, Le case dei principi angioini, cit., p. 304.

20 « Pecunia soluta pro pastinando, et colendo, ac attrahendo terras eiusdem monasteris ac reparando vias monasterij prefati ; pro pedibus de mirangulis, et limoncellis plantatis in jardeno Claustri dicti operis ; Joanni Isclano ortulano de Neap. pro pretio pedum pirorum, ficuum, prunorum, et aliorum fructuum ; Marino Castagna de Gayeta pro pretio pedum olivorum… », oltre al Camera, come citato supra alla nota 17, il passo è riportato anche da G. de Blasiis, Le case dei principi angioini, cit., p. 304, nota 2, che però legge « limonis » e non « limoncellis »; ora, se la trascrizione corretta sia la seconda si sarebbe trattato di alberi di limonciello, limoncello di Napoli, citrus limon pusillus, cfr. F. Gusumpaur, Vocabolario botanico napolitano, Napoli, Editore Luigi Chiurazzi Libraio, 1887, p. 29 ; quanto poi ai pedes dei vari alberi menzionati si tratta dei pedali, o pedani, e cioè dei tronchi arborei da mettere a dimora.

21 M. Camera, Annali, cit., II, p. 318 ; G. de Blasiis, Le case dei principi angioini, cit., p. 304, senza indicazione della fonte documentaria.

22 La data del 1328 risulta dal rendiconto di Martuccio Sirico per il periodo dal 20 maggio 1328 al 7 novembre 1328, dal RA 1329 G cc. 161 ss., in ASNa, Ricostruzione Angioina, transunti e regesti di C. Minieri Riccio, arm. 1, scaff. A, busta 3, c. 1471; il riferimento al trasferimento dei magistri « ad partes Campaniae ad describendum locum dicti Ordini Cartusiensis positi in predictis partibus Campaniae » è stato poi male interpretato dallo stesso Minieri Riccio, il quale confuse la Campania [Campagna, attuali Lazio meridionale e Campania settentrionale] con la contea di Champagne, ID., Genealogia di Carlo II d’Angiò, re di Napoli, in « Archivio storico per le province napoletane », VII (1882), p. 665, alla data del 7 novembre 1328 sulla base del RA 1330 A (281), cc. 161-162 ; un più ampio passo è stato invece pubblicato da N. F. Faraglia, Le memorie degli artisti napoletani, cit., in « Archivio storico per le province napoletane », VII (1882), p. 346, nota 1, che lo trae però da un diploma del 17 luglio 1331, avente peraltro la stessa collocazione archivistica citata dal Minieri Riccio ; la data del 1331 è sostenuta anche da F. Strazzullo, Il « privilegium », cit., pp. 182-183 ; può infine osservarsi che, mentre per la collocazione archivistica RA 1329 G cc. 161 ss. risulterebbe trattarsi della Ratio Thesaurariorum-Exitus per la IX indizione, ottobre-agosto 1340-1341, per la collocazione RA 1330 A (281), cc. 161-162, si tratterebbe in effetti dell’Apodixarius per la XIV indizione, settembre-luglio 1330-1331, e cfr. B. Capasso, Inventario cronologico-sistematico dei registri Angioini conservati nell’Archivio di Stato in Napoli, Napoli, Tipografia di R. Rinaldi e G. Sellitto, 1894, p. 302 ; p. 304 ; ovviamente non può escludersi con certezza che si tratti di due diversi sopralluoghi compiuti dai praepositi.

23 R. Bevere, La signoria di Firenze tenuta da Carlo figlio di re Roberto negli anni 1326 e 1327, in « Archivio storico per le province napoletane », XXXIII (1908), pp. 439-468 ; pp. 639-662 ; XXXIV (1909), pp. 3-18 ; pp. 197-221 ; pp. 403-431 ; pp. 597-639 ; XXXV (1910), pp. 3-46 ; pp. 205-272 ; pp. 425-458 ; pp. 607-636 ; XXXVI (1911), pp. 3-34 ; pp. 254-285 ; pp. 407-433.

24 G. Villani, Cronica, p. 1079, versione digitale disponibile sul sito della Letteratura Italiana Einaudi : http://www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_2/t48.pdf ; deve rilevarsi che Villani riferisce del Gualdo intendendolo come toponimo, e perciò con l’iniziale maiuscola, mentre fonti successive riportano il termine con la minuscola, così ad esempio : « infettato dalla pestifera aria del gualdo, ove era stato l’autunno a uccellare, s’era venuto meno di febbre », in S. Ammirato, Istorie fiorentine, cit., I, II, p. 203, e così anche nell’edizione giuntina dell’opera del 1600, a p. 271 ; ora, se effettivamente si tratta di un toponimo, lo stesso dovrebbe riferirsi verosimilmente al Gualdo di Napoli, ampia area nemorosa tra Pozzuoli, Quarto e Marano, i cui boschi si estendevano dall’area Flegrea fino a Capua, e si vedano G. de Blasiis, Un castello svevo-angioino nel Gualdo di Napoli, in « Archivio storico per le province napoletane », n. s., I (1915), pp. 101-179 ; per la « defensio Gualdi Neapolis et Averse », F. Violante, Regime della foresta e continuità territoriali nel regno di Sicilia : alcune note, in A. V., Selve oscure e alberi strani. I boschi nell’Italia di Dante, a cura di P. Grillo, Roma, Viella, 2022, pp. 129 ss., con ulteriori riferimenti.

25 Per qualche notizia sul testamento di Carlo, non pervenutoci neppure in successiva trascrizione, ed, in particolare, sulle acquisizioni di beni immobili destinati al patrimonio monasteriale di San Martino, cfr. M. Gaglione, Note su di un legame accertato : la dinastia angioina ed il convento di S. Lorenzo maggiore in Napoli, in « Rassegna storica salernitana », 50 (2008), pp. 157-158, nota 82, alle quali occorre aggiungere un rendiconto ove è menzione degli « exequtores testamenti Caroli Illustris, in exitu ponunt consignasse mobilia Dusso Allebrandini [Ruffo Aldobrandini] de Societate Bonaccursone [Bonaccursorum] Neap. commoranti et Jacobo de Mocciis [Mozzi] mercatori Neapoli commoranti », tra gli esecutori era anche Raimondo Russo de Catania magister hostiarius di Giovanna I, la quale spedì una litera significatoria a Roberto de Ponciaco, reggente della Curia della Vicaria del Regno, e a Matteo della Porta di Salerno, milite e professore di diritto civile, entrambi maestri razionali della Magna curia, perché rilasciassero liberatoria al Russo « de pecunia recepta et liberata per eum pro executione testamentorum dominorum patris et matris nostrae et dotatione monasterii s. Martini », dal RA 1343 C 138 e 139, SNSP, ms. Chiese antiche di Napoli, cit., p. 206v ; accenna agli esecutori del testamento ASNa, Ricostruzione Angioina, transunti e regesti di C. Minieri Riccio, arm. 1, scaff. A, busta 3, c. 1448 ; c. 1663 ; infine, anche : C. le Couteulx, Annales Ordinis Cartusiensis ab anno 1084 ad annum 1429 nunc primum a monachis ejusdem Ordinis in lucem editi, Monstrolii [Montreuil], Typis Cartusiae Sanctae Mariae de Pratis, 1890, V, p. 258.

26 La Cronaca di Partenope così descrive la disperazione di re Roberto : « Morì (Carlo, duca di Calabria) di anni vintotto : il povero patre gridava a li baruni de lo regno : Cecidit Corona capitis mei, ve vobis, ve mihi », in Cronaca di Partenope, a cura di A. Altamura, Napoli, Società editrice napoletana, 1974, p. 133 ; pp. 135-137, la citazione latina integra probabilmente il passo biblico : « Defecit gaudium cordis mei, versus est in luctum chorus noster, cecidit corona capitis nostri ; veh nobis quia peccavimus, propterea maestum est in dolore cor nostrum, ideo contenebrati sunt oculi nostri » Lam 5, 15-17 ; l’11 novembre del 1328, re Roberto scrisse ai Giustizieri del Regno della morte dell’unigenito duca di Calabria, avvenuta il 9 dello stesso mese, con tutti i conforti religiosi, ordinando i suffragi « in cathedralibus et parochialibus ecclesiae et specialiter in domibus religiosorum missarum et orationum et aliarum suffragia » per un anno ; analoga comunicazione fu inviata il 15 del mese al Siniscalco della Contea di Provenza e Forcalquier, ASNa, Ricostruzione Angioina, transunti e regesti di C. Minieri Riccio, arm. 1, scaff. A, busta 3, c. 1443; per l’orazione funebre composta da fra Giovanni Regina, e per la lettera circolare di re Roberto annunciante la morte dell’erede al trono, si veda anche : J.-P. Boyer, La « foi monarchique » : royaume de Sicile et Provence (mi-XIIIe-mi-XIVe siècle), in Le forme della propaganda politica nel Due e nel Trecento. Relazioni tenute al convegno internazionale di Trieste (2-5 marzo 1993), a cura di P. Cammarosano, Rome, École Française de Rome, 1994, pp. 91, 95, 100-102 ; Id., Locus debet congruere locato. Les sermons de translation pour la maison d’Anjou-Naples (second quart du XIVe siècle), in « Polygraphia », 2 (2020), pp. 28-29 ; infine, per una sintetica valutazione della crisi dinastica : É. G. Léonard, Gli Angioini di Napoli, Varese, Dall’Oglio Editore, 1967, pp. 396 ss.

27 B. Tromby, Storia critico-cronologico-diplomatica, cit., VI, p. XCVIII, n. LXXV, pubblica un mandato del 3 luglio che reca inserto il precedente mandato del 1° luglio 1329, senza indicazione della fonte archivistica ; H. W. Schulz, Denkmäler der Kunst, cit., IV, pp. 159-160, doc. n. CDII ; p. 160, doc. n. CDIII ; M. Camera, Annali, cit., II, p. 318, nota 4, dal RA 1338-1339 D 162v ; G. Filangieri di Satriano, Documenti per la storia, cit., VI, pp. 3-4, nonché R. Tufari, La Certosa di S. Martino, cit., pp. 4-5 ; p. 129, note 6 e 9, dal RA 1343 F (333) c. 167.

28 H. W. Schulz, Denkmäler der Kunst, cit., IV, pp. 165-166, doc. n. CDXI ; M. Camera, Annali, cit., II, p. 384; numerosi documenti inediti attestano il coinvolgimento degli ufficiali della corte particolare di Sancia nella raccolta dei fondi, così è da segnalare anzitutto un compotum che Martuccio Sirico « vicariae et magnae curiae appellationum actorum nostrum ac receptore et expensore pecuniae deputatae pro constructione Monasterii Sancti Martini…cum notitia et conscientia q.m Johannis de Laya militis Curae Vicariae regentis », presentò a Matteo della Porta di Salerno, professore di diritto civile, e a Niccolò d’Alife, maestri razionali, consiglieri e famigliari reali, nonché all’ormai trapassato reverendo don Riccardo, abate di Cava, vicecancelliere del Regno di Sicilia e poi abate del monastero benedettino dei Santi Severino e Sossio di Napoli : « In introitu ponit recepisse quantitates [pecuniae] a Berardo de Sancto Flaviano rationalis » e da Giovanni de Rodia di Squillace « tunc thesaurariis reginae Sanciae » ; nell’esito si dava conto delle mercedi « magistrorum fabrorum, pro ferro tabulis, funibus barrilibus, et aliis stiliis, vino pro matonis, pro vitris, plumbo fenestris, marmoris, pipernis, magistri fabricatoribus et carpenteriis » dal RA 1343 F 164t ; ed ancora la « provisio pro solutione » a favore del monastero di San Martino della somma di 1.200 once d’oro « de fructibus iurium Summae », incassate da « Petrum Frunczum de Neap. Notarium thesaurariae reginae Sanciae convertenda in emptionibus bonorum » destinati alla dotazione patrimoniale del monastero, come da disposizioni di re Roberto, sotto la supervisione di Egidio de Bevagna, maestro razionale, e di Guglielmo di Randazzo « praesidentes officio Summariae audientiae rationum officialium Regni », nonché di Raimondo de Catania « magister hostiarius », dal RA 1343-1344-1345 G 219, 223 ; vi è poi notizia di una « apodixa computum et quietatio » rilasciata a Berardo di San Flaviano, giudice dell’« hospitium reginale » e « magister rationalis » ed a Giovanni de Rodia de Squillace, tesorieri della regina Sancia, nonché « statutis super expensis monasterii », ove in exitu risultavano pagamenti a Russo Aldebrandino « de Societate Bonaccursorum » a titolo di compenso per un deposito, e così a Matteo Villani « de Societate Bonaccursorum » ; tutte le somme spese per il monastero ascendevano a ben 3.677 once « soluta de fructibus terrarum reginae Sanciae », questo stesso rendiconto fu presentato a Giovanni de Lando di Capua ed a Matteo della Porta di Salerno, professori di diritto civile, maestri razionali, consiglieri e famigliari, dal RA 1345-1346 B 127 ss. ; vi è infine menzione di Stefano de Brachalla, Angelo Grandini e Nicola de Placzula « de civitate Sanctae Mariae, cabelloti iurium terragiorum dictae civitatis », nell’ambito di un « computum, apodixa et quietatio » presentato presso il della Porta e il de Bevagna, in particolare ne risulta che il provento degli iura terragiorum era destinato « pro constructione monasterii, cuius monasterii operis qundam reginam Sanciam curam gerebat », però gli stessi diritti furono poi subastati ad un « Galeasium Marocellum de Ianua de societate Luchini Maricelli [Marocello o Marocelli] de Ianua », dal RA 1345-1346 B 130 t, per i relativi transunti cfr. SNSP, ms. Chiese antiche di Napoli, cit., cc. 205r-v ; c. 208; cc. 209-210.

29 M. Camera, Annali, cit., II, p. 318, nota 6, con la precisazione : « olim ex reg. an. 1332-1333 fol. 132 v », sicché la notizia sarebbe tratta da un successivo Notamento del RA perduto ; è altresì noto un mandato di re Roberto del 23 settembre 1334 a conferma di altro e precedente mandato del 23 ottobre 1332 in ordine all’assegnazione delle 200 once sul gettito della dogana di Castellammare, N. Molin, Historia Cartusiana ab origine Ordinis, Tornaci, Cartusiae Sanctae Mariae de Pratis, 1904, II, pp. 38-39, e si veda anche il privilegio di Giovanna I del 1347 in F. Strazzullo, Il « privilegium fundationis », cit., p. 191.

30 Un nucleo di monaci si era stabilito a San Martino già prima del 1337, come risulterebbe dalla nomina di Guglielmo Catalani a vicario monasteriale, ad ogni modo Roberto sarebbe stato priore di San Martino dal 1337 al 1339, quando venne infine nominato priore della certosa di San Giovanni Porta Paradisi a Guglionesi ; d. Benedetto Tromby precisa che il nostro priore proveniva da Senise (Senisio, Senisium), in diocesi di Anglona-Tursi, ma in altri passi lo dice de Senis, B. Tromby, Storia critico-cronologico-diplomatica, cit., VI, p. 121 e p. 187, in effetti i toponimi Gynesium, Senesium, Senis e Senisium, nell’ambito della documentazione angioina designerebbero tutti Senise, cfr. I registri della Cancelleria Angioina ricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani, XLVII (1268-1294), a cura di R. Pilone, Napoli, Accademia Pontaniana, 2003, p. 470 ; alcuni scrittori tuttavia, più di recente, sostengono provenisse da Siena, così R. Tufari, La Certosa di S. Martino, cit., p 5; p. 302 ; quanto alla data del primo insediamento dei monaci, sulla base di un mandato di re Roberto dell’11 luglio 1336, C. le Couteulx, Annales Ordinis Cartusiensis, cit., V, p. 259, ritiene che la familia fosse già a San Martino in quest’ultimo anno ; a partire dal 1339 la biblioteca certosina fu arricchita dalle donazioni librarie del priore Adamo Stefani da Aversa, che resse la certosa napoletana per ben tredici anni, e dello stesso re Roberto, B. Tromby, Storia critico-cronologico-diplomatica, cit., VI, p. 187, nota 10 ; p. 244 ; p. 304 ; R. Tufari, La Certosa di S. Martino, cit., pp. 5-6 ; p. 130, nota 10 ; p. 131, nota 13, C. Minieri Riccio, Genealogia di Carlo II d’Angiò, re di Napoli, in « Archivio storico per le province napoletane », VIII (1883), p. 226.

31 « Item Rex Robertus qui profecit Monasterium et dotavit post morte filii iuxta testamentum illius et fecit ex parte sua fieri turres et pileria ad sustentationem monasterii », in Memoriale benefactorum monasterii Sancti Martini tum vivorum quam defunctorum, BNN, ms. Branc. II C 4, c. 80v, citato da F. Strazzullo, Il « privilegium fundationis », cit., p. 185.

32 Sono da segnalare anzitutto le disposizioni inviate dalla sovrana al Sirico ed a Matteo della Porta rispettivamente il 27 febbraio (questo mandatum pro continuanda constructione inizia con le parole Quamvis post obitum) ed il 13 giugno dell’anno 1343 al fine di sollecitare il completamento dei lavori e della dotazione patrimoniale ; il della Porta assieme a Niccolò d’Alife fu incaricato con litterae commissionales della revisione dei rendiconti delle spese (discussio expensarum), poi approvati il 20 agosto 1343, B. Tromby, Storia critico-cronologico-diplomatica, cit., VI, p. 206 ; p. CXLII, doc. n. XXVIII ; p. CXLIII, doc. n. XXIX ; pp. CXLVII- CXLVIII, doc. n. XXXIII, che riprende le numerose litterae commissionales precedenti a partire dal 1325 ; R. Tufari, La Certosa di S. Martino, cit., p. 5 ; pp. 129-130, nota 7 ; p. 130, nota 11 ; il 3 aprile del 1343, nell’ambito di un rendiconto del Sirico è attestato un pagamento di 120 once per San Martino, ASNa, C. de Lellis, Notamenta ex registris Caroli II, Roberti et Caroli ducis Calabriae, III, cc. 413-415 ; è infine anche noto un provvedimento di Giovanna I del 12 settembre 1343, con il quale si stanziavano per l’incremento del patrimonio monasteriale (ad emenda bona) ben 240 once annue per anni cinque, dalla XII alla I indizione, pari a 1.200 once complessive, sotto il controllo di Egidio de Bevagna, maestro razionale, e di Guglielmo di Randazzo « praesidentes officio Summariae audientiae rationum officialium Regni », nonché di Raimondo de Catania « magister hostiarius » ; ed uno stanziamento per il completamento e la manutenzione degli edifici (ad fabricam) di 200 once annue per tre anni dalla XII alla XIV indizione, pari a 600 once, al giudice Martuccio Sirico, H. W. Schulz, Denkmäler der Kunst, cit., IV, p. 175, doc. n. CDXXII.

33 B. Tromby, Storia critico-cronologico-diplomatica, cit., VI, p. 229 ; R. Tufari, La Certosa di S. Martino, cit., p. 5.

34 Giovanna I con privilegio del 14 luglio 1347, inserto e confermato il 22 settembre del 1354, dava confirmatio delle disposizioni testamentarie del padre Carlo, e dei successivi provvedimenti di re Roberto in ordine alla dotazione patrimoniale ed ai redditi del monastero, B. Tromby, Storia critico-cronologico-diplomatica, cit., VI, pp. CLVI-CLIX, doc. n. XXXVIII, sotto la data del 15 luglio 1347, con omissione dell’indicazione dei beni patrimoniali ; pp. CCX-CCXI, doc. n. LV ; F. Strazzullo, Il « privilegium fundationis », cit., p. 179 ed App. II, pp. 190-200, con l’indicazione dei beni rientranti nel patrimonio monasteriale.

35 Cfr. i riferimenti bibliografici alla precedente nota 31.

36 Nel 1350 Giovanna I assegnò alla Certosa 62 once sul gettito della dogana di Castellammare, e nel, 1354, dispose l’integrale impiego delle 200 once legate dal padre per la dotazione, delle quali erano state da ultimo utilizzate allo scopo solo 165 once e tarì 29, ordinando con altro mandato di versare il residuo non ancora corrisposto; nel 1363 infine, la stessa sovrana dichiarò immune la Certosa da ogni diritto di dogana, gabella, passaggio ed altro per qualunque merce da comprare o vendere, e cfr. B. Tromby, Storia critico-cronologico-diplomatica, cit., VI, p. 241 ; p. 249 ; p. 260 ; p. 305 ; F. Strazzullo, Il « privilegium fundationis », cit., p. 184.

37 Il 1°gennaio del 1587 un fulmine colpì la chiesa monasteriale danneggiandone anche l’altare maggiore, al cui interno, nel corso del successivo restauro, fu rinvenuta una cassetta di piombo contenente, secondo un uso invalso, il verbale che sarebbe stato redatto in occasione della cerimonia di consacrazione, o, eventualmente, in epoca successiva, G. C. Capaccio, Historiae Neapolitanae, cit., p. 53 ; tale verbale, secondo il referto dello stesso Capaccio che lo pubblicò però solo parzialmente, attestava la consacrazione al giorno « III Cal. Martias » dell’anno 1368, cioè al terzo giorno alle calende di marzo, che cadevano il 1° marzo, e dunque al 27 di febbraio, poiché pur trattandosi di anno bisestile, e il giorno addizionale, il 29°del mese, veniva intercalato al 24 febbraio (a.d. bis VI Kal. Martias), cfr. L. Polverini, Augusto e il controllo del tempo, in A. V., Studi su Augusto nel XX centenario della morte, a cura di G. Negri e A. Valvo, Torino, G. Giappichelli Editore, 2016, p. 100 ; la data è tuttavia variamente riportata nella letteratura successiva, così B. Tromby, Storia critico-cronologico-diplomatica, cit., VI, p. CCLIV, doc. n. XC, indica « secunda februarii », e, dunque, il 2 febbraio, seguito da M. Camera, Annali, cit., II, p. 319, lo stesso Tromby, invece, a op. cit., VI, p. 322, riferisce la data del 26 febbraio 1368 ; propongono appunto la data del 26 febbraio : B. Chioccarelli, Antistitum proeclarissimae neapolitanae ecclesiae catalogus : ab apostolorum temporibus ad hanc usque nostram aetatem, et ad annum MDCXLIII, Neapoli typis Francisci Savii typographi Curiae Arciv. Expensis Petri Agnelli Porrini bibliopolae Neapol., 1643, p. 234, seguito, tra gli altri, da F. Strazzullo, Il « privilegium fundationis », cit., pp. 185-186 ; fu « eseguita in Febbraio del 1368 », secondo L. Parascandolo, Memorie storiche-critiche-diplomatiche della Chiesa di Napoli, Napoli, Dalla tipografia di P. Tizzano, 1849, III, p. 146 ; avvenne « non prima del 26 febbraio 1368 », secondo R. Tufari, La Certosa di S. Martino, cit., p. 6 ; pp. 131-135, nota 15, che pubblica le due versioni note del documento, discutendo la bibliografia precedente.

38 Come risulta dalla seconda versione del documento, in R. Tufari, La Certosa di S. Martino, cit., p. 134 ; F. Strazzullo, Il «privilegium fundationis», cit., p. 186, nota 18, da BNN, ms. Branc. II C 4, c. 80.

39 Così B. Tromby, Storia critico-cronologico-diplomatica, cit., VI, p. 147 ; per la cronologia della certosa di San Lorenzo a Padula, P. Ebner, Chiesa, baroni e popolo nel Cilento, Roma Edizioni di Storia e Letteratura, 1982, II, pp. 241 ss. ; per un quadro storiografico complessivo si rinvia a G. Vitolo, Aspetti e problemi della storia delle certose nel mezzogiorno medievale: gli esempi di Napoli e Padula, in « Napoli nobilissima », s. V, 2 (2001), pp. 5-14.

40 Il fratello di Caterina, Federico, duca di Austria e Steiermark, aveva fondato, nel 1314, la certosa di Mauerbach nel Wienerwald, mentre il padre di Maria, Carlo di Francia, conte di Valois, aveva fondato nel 1316 la certosa di Bourgfontaine o priorato de La Fontaine Notre-Dame en Valois, C. le Couteulx, Annales Ordinis Cartusiensis, cit., V, p. 256 ; G. Leoncini, La Certosa, luogo dello spirito, in Niccolò Acciaiuoli, Boccaccio e la Certosa del Galluzzo : Politica, religione ed economia nell’Italia del Trecento, a cura di A. Andreini, S. Barsella, E. Filosa, J. Houston, S. Tognetti, Roma, Viella, 2020, p. 45.

41 Memoriale Benefactorum Monasterii Sancti Martini tum vivorum quam defunctorum, BNN, ms. Branc. II C 4, c. 80v, in F. Strazzullo, Il « privilegium fundationis », cit., p. 185.

42 Come risulta da un estratto del Liber emortuali Catusie Neapolitane oltre all’anniversario del duca, i certosini erano tenuti a celebrare anche l’anniversario della moglie, la duchessa Maria di Valois, in BNN, ms. Branc. II C 4, c. 73; ad ogni modo il già citato Memoriale precisava che il duca : « est ante omnes habendus in memoria », BNN, ms. Branc. II C 4, c. 80v.

43 « Dominus Dux Calabriae fundator noster, et ante omnes habendus in memoria ; item Rex Robertus qui profecit Monasterium et dotavit post morte filii iuxta testamentum illius et fecit ex parte sua fieri turres et pileria ad sustentationem monasterii », cfr. anche le due note precedenti.

44 « Item Regina Sancia post obitum dicti Domini Regis viri sui diligenter prosecuta fuit perfectionem Monasterii. Tenemur specialiter et sine intermissione orare pro animabus eorum », per la citazione cfr. la precedente nota 42.



go_to_top L'auteur

Mario  Gaglione

Chercheur indépendant, Italie.

Pour citer cet article go_to_top

Mario Gaglione, « Per una prima ricognizione dei documenti angioini relativi alla certosa di San Martino a Napoli (1325-1368) », Mémoire des princes angevins 2022-2023, 15  | mis en ligne le 31/12/2023  | consulté le 30/05/2024  | URL : https://mpa.univ-st-etienne.fr:443/index.php?id=568.